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DROGHE
29/09/2026 – 05/10/2026
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Mentre rimandiamo ad altro articolo per i dati raccolti sui danni del proibizionismo sulle droghe durante la scorsa settimana, crediamo, per il fine settimana appena trascorso, sia da mettere in evidenza che l’Italia unita da commerci e consumi di droghe illegali, abbia una peculiarità: mancanza di casi estremi.
Mentre oltre l’Atlantico Il presidente Usa Donald Trump, in campagna elettorale, ha fatto sapere che per i narcotrafficanti sarà introdotta la pena di morte, forma legale che si aggiungerà all’uccisione in corso di sospetti su imbarcazioni (anch’esse sospette) nei Caraibi e nel Pacifico (quasi 250 da inizio settembre), e che non creerà nessun deterrente psicologico e pratico per le azioni criminali del settore,
Il trend abituale italiano ha registrato, invece, una sfilata di esponenti del governo presso la comunità di San Patrignano, dove hanno ribadito l’elogio per il recupero di tossicodipendenti in quel podere romagnolo, nonché l’impegno dell’Esecutivo contro traffici e consumi di tutte le droghe, continuando ad agire come hanno fatto fino ad oggi… cioè con risultati contrari a quelli che auspicano.
Risultati che in questo fine settimana, a parte il sequestro di un paio di piantagioni di marijuana in terra di Oristano e Crotone, e ampia e diffusa solidarietà ad un prete, don Coluccia, del Quarticciolo/Roma minacciato da chi viene importunato nei propri crimini, droghe illegali incluse, … a parte questo è l’abituale filo che unisce l’italia, da Palermo a Torino, passando per Roma, Napoli, Frosinone, Firenze, L’Aquila, Caserta, Cagliari, Brescia, Rimini, Milano, Savona, Catania, Bologna, Messina, Chieti, Como, Ferrara, Prato, Pisa, Genova, Varese, Trento, Monza, Parma, Lucca, … e tutte quelle località che non sono state menzionate (o ci sono sfuggite) dai media, dai quali estraiamo questo ampia fotografia del disastro del proibizionismo sulle droghe illegali.
Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.
Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente
Anno in corso
| sequestri | |
| droghe leggere (kg) | 260.820 |
| droghe pesanti (kg) | 72.200 |
| dosi droghe sintetiche | 102.300 |
| piante di cannabis | 65.200 |
| vittime | |
| morti | 3 |
| arresti | 1.931 |
| giorni di reclusione | 963 |
Settimana da 29 Settembre a 5 Ottobre 2026
| sequestri | |
| droghe leggere (kg) | 10.300 |
| droghe pesanti (kg) | 11.000 |
| dosi droghe sintetiche | 3.500 |
| piante di cannabis | 7.200 |
| vittime | |
| morti | 0 |
| arresti | 19 |
| giorni di reclusione | 15 |
Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.
Uno spaccato dell'Italia che non funziona.
Da 29 Settembre a 5 Ottobre 2026
Pubblica Amministrazione 25,30%
Telecomunicazioni 21,60%
Energia 14,20%
Viaggi 11,20%
Salute 8,30%
Prodotti ffnanziari 07,20%
Banca 6,20%
Condominio 04,30%
Acquisti 03,10%
Assicurazioni 01,50%
Diritti immigrati 01,10%

Un mese al fianco dei consumatori.
In Italia il livello di tassazione è così elevato che i tagli alla spesa pubblica rappresenterebbero l'unica strada sensata. Ma si preferisce aumentare le tasse, incorrendo in ulteriori problemi. Il nostro sistema fiscale è un disastro: farraginoso, ingiusto e pieno di incentivi perversi. A peggiorare le cose, il governo potrebbe presto trovarsi a dover attingere da una sorta di pozzo senza fondo. La base imponibile, che dipende in modo sproporzionato dai salari, potrebbe essere minata dall'intelligenza artificiale. Che se dovesse causare danni all'occupazione, pur aumentando i profitti, tassare il lavoro potrebbe non essere più una soluzione efficace. Cosa dovrebbe essere tassato, quindi? Il peso fiscale dovrebbe essere spostato sui consumi, sulla proprietà o sulla potenza di calcolo? I proprietari di robot, che intascherebbero la maggior parte dei profitti se le macchine sostituissero i lavoratori, dovrebbero farsi carico della maggior parte del costo?
A queste riflessioni sembra non corrispondere l’interesse di chi governa e di gran parte di chi si candida ad una eventuale sostituzione. Problemi principali sembrano essere il “caro carburanti” affrontato solo con bonus (per cui non c’è soluzione immediata se non aumentando le tasse in altro modo, come con la finta abolizione del bollo auto); i divieti a scuola per niqab e burqa (che nessuno mai indossa e che comunque sono già vietati); l’ulteriore marginalizzazione dei migranti a scuola e al lavoro (che senza migranti non sapremmo come fare); etc.
Un contesto nel quale l’inflazione è alle stelle, il costo del denaro sempre maggiore, la fiducia dei consumatori in calo.
Non spetta ad Aduc delineare governi e istituzioni. Aduc legge, commenta e informa tramite il web. I cittadini consumatori sono il target a cui ci rivolgiamo, come volontari e senza finanziamenti pubblici, per aiutarli a farsi meno male. Sono questi consumatori che mantengono in vita Aduc se la ritengono supporto alla loro vita economica, umana e politica.
A settembre il sito ADUC ha registrato 3.656.320 visitatori unici e 4.710.245 pagine visitate, gestendo 291 richieste di assistenza e accogliendo 105 nuovi iscritti, per un totale di 56.805 sostenitori.
Scrivono su ADUC: François-Marie Arouet, Sara Astorino, Giulia Barsotti, Elisabetta Bavasso, Emmanuela Bertucci, Smeralda Cappetti, Roberto Cappiello, Grazia Carifi, Gian Luigi Corinto, Anna D'Antuono, Vincenzo Donvito Maxia, Stefano Fabbri, Anna Maria Fasulo, Chiara Focardi, Angela Furlan, Libero Giulietti, Sandro Gozi, Riccardo Innocenti, Annapaola Laldi, Alessandro Lozzi, Primo Mastrantoni, Marco Mayer, Claudia Moretti, Massimo Moretti, Pietro Moretti, Alessandro Pedone, Marco Perduca, Donatella Poretti, Carlo Romeo, Marco Solferini, Lorenzo Somigli, Giulio Terzi di Sant'Agata, Alessio Vannucci.

Per due decenni il Venezuela è stato la base operativa e finanziaria di Hezbollah in America Latina, un sistema costruito con la complicità del regime chavista e sopravvissuto fino all'arresto di Nicolás Maduro. È quanto ricostruisce Magnus Ranstorp in un'analisi pubblicata da Engelsberg Ideas, che ripercorre la storia di una macchina finanziaria alimentata da narcotraffico e riciclaggio di denaro, tollerata prima da Hugo Chávez, salito al potere nel 1999, e poi dal suo successore Maduro, arrestato lo scorso 3 gennaio dalle forze speciali statunitensi Delta Force con l'accusa di narcoterrorismo, insieme alla moglie Cilia Flores.
Secondo le autorità americane, le attività criminali di Hezbollah generano circa 300 milioni di dollari l'anno, una cifra che corrisponde a circa un terzo del bilancio complessivo dell'organizzazione, stimato tra 700 milioni e un miliardo di dollari annui. Il resto del finanziamento arriva principalmente dall'Iran, che attraverso i Guardiani della Rivoluzione sostiene da decenni il gruppo sciita libanese come suo principale proxy in Medio Oriente.
L'analisi di Ranstorp richiama le origini di questa presenza, che affondano nell'attentato all'ambasciata israeliana di Buenos Aires del 17 marzo 1992, costato la vita a 29 persone e causando oltre 200 feriti. Un tribunale argentino ha attribuito quell'attacco a Hezbollah e ai Guardiani della Rivoluzione iraniani, sotto il comando di Imad Mughniyeh, il comandante militare del gruppo ucciso in un attentato a Damasco nel 2008. Da quell'episodio si è sviluppato un radicamento più ampio nella cosiddetta Triplice Frontiera, l'area di confine tra Argentina, Brasile e Paraguay, storicamente considerata un nodo cruciale per il riciclaggio di denaro legato all'organizzazione. Al centro di quest'area si trova Ciudad del Este, città paraguaiana di circa 320.000 abitanti che da sola genera circa il 60% del prodotto interno lordo del Paraguay, un'economia in larga parte informale e opaca che ha favorito per anni i traffici illeciti.
Ma è in Venezuela che, secondo la ricostruzione, Hezbollah ha costruito la sua infrastruttura più solida. A partire dal 2002-2003, il governo di Chávez avrebbe permesso all'organizzazione di stabilire campi di addestramento sull'Isola di Margarita, meta turistica caraibica al largo della costa nordorientale venezuelana, dove nel tempo si è consolidata una comunità di circa 13.000 residenti di origine mediorientale. L'ex funzionario del Tesoro statunitense Marshall Billingslea, che ha seguito da vicino il dossier sul finanziamento del terrorismo, ha spiegato che sull'isola l'organizzazione riciclava denaro, contrabbandava alcolici, prodotti elettronici e oro, e falsificava documenti d'identità venezuelani per facilitare gli spostamenti dei propri operativi in tutta l'America Latina. Una ricostruzione confermata anche da Matthew Levitt, esperto di finanziamento del terrorismo del Washington Institute, che ha documentato negli anni la rete di società di comodo e canali di riciclaggio riconducibili al gruppo e ai suoi affiliati in territorio venezuelano.
Il quadro delineato da Ranstorp mostra come la connivenza del regime di Caracas, protrattasi sotto due presidenze, abbia trasformato il Venezuela in uno snodo strategico per un'organizzazione che, pur restando finanziariamente dipendente da Teheran, ha saputo diversificare le proprie fonti di reddito sfruttando la debolezza istituzionale e la corruzione diffusa nel Paese sudamericano.

Dai ritiri sciamanici nella foresta amazzonica ai laboratori di ricerca del servizio sanitario britannico: la terapia con sostanze psichedeliche sta guadagnando sempre più attenzione come possibile trattamento per la depressione. Come riporta la BBC, il dibattito riguarda ora anche l'ipotesi che i farmaci allucinogeni possano un giorno entrare a far parte delle cure standard offerte dal Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS).
Al centro del racconto c'è la storia di Claire Torpey, di Tynemouth, nella contea di North Tyneside. Claire aveva già provato le forme tradizionali di sostegno per la salute mentale, compresa la psicoterapia, ma qualcosa continuava a non funzionare. Cresciuta in parte in affido, aveva dovuto affrontare le morti ravvicinate del padre e della nonna, due lutti che si erano sommati alle difficoltà della sua infanzia. "C'era una tristezza profonda. Vivevo in un'ansia cronica", racconta la donna, spiegando che nulla sembrava davvero smuovere quel suo stato interiore di sofferenza.
In cerca di alternative, Claire ha viaggiato in America centrale e meridionale per partecipare a ritiri dove, in modo legale, i partecipanti assumono sostanze psichedeliche nell'ambito di programmi terapeutici guidati. I ritiri prevedevano l'uso di psilocibina, il composto psicoattivo presente nei funghi allucinogeni, e di ayahuasca, il tradizionale infuso amazzonico che contiene il composto psichedelico DMT. Per Claire l'esperienza si è rivelata trasformativa: "Solo dopo aver iniziato a prendere queste medicine ha cominciato ad alleggerirsi", racconta. "Ho iniziato a trovare un luogo di pace e felicità. Mi ha portato in un percorso di perdono. Non credo che le terapie della parola tradizionali mi avrebbero portato fin lì."
Il turismo psichedelico è effettivamente cresciuto molto in popolarità negli ultimi anni, ma gli esperti mettono in guardia: pratiche non etiche e non regolamentate possono comportare rischi seri, e vi sono state segnalazioni di persone morte dopo aver partecipato a ritiri e cerimonie all'estero.
Nel Regno Unito, psilocibina e DMT restano classificate come sostanze di Classe A e come sostanze di Schedule 1, categoria che le considera prive di un riconosciuto uso medicinale. Nonostante questo status legale, l'interesse verso la terapia assistita da sostanze psichedeliche continua a crescere anche in ambito scientifico e istituzionale.
Alla Care Pathway Enhancement (CaPE) Clinic di Newcastle, gestita dal Cumbria, Northumberland, Tyne and Wear NHS Foundation Trust, i ricercatori stanno studiando se la psilocibina possa aiutare a trattare diverse condizioni, tra cui la depressione. Ai partecipanti allo studio clinico la sostanza viene somministrata in capsule, e durante le sessioni possono trascorrere fino a otto ore in una stanza appositamente progettata, sotto la supervisione costante di terapeuti. La teoria alla base di questi protocolli è che, se utilizzate in un ambiente controllato, le sostanze psichedeliche possano aiutare le persone a elaborare pensieri ed emozioni difficili. Alcuni ricercatori paragonano l'effetto a quello di una palla di neve di vetro: il farmaco disturba temporaneamente schemi di pensiero consolidati, permettendo a pensieri ed emozioni di ricollocarsi diversamente e offrendo nuove prospettive su esperienze passate. Il Royal College of Psychiatrists ha espresso sostegno a ulteriori ricerche sulla terapia psichedelica assistita. David Cousins, che presiede il comitato di psicofarmacologia dell'istituzione, ha dichiarato che il collegio "sostiene ulteriori ricerche su sostanze psichedeliche come la psilocibina", che potrebbero avere il potenziale di aiutare nel trattamento di condizioni come la depressione, incluse quelle meno responsive alle forme di cura convenzionali.
Alcuni ricercatori ritengono che la terapia psichedelica assistita possa offrire benefici più duraturi per certi pazienti, aiutandoli ad affrontare pensieri, emozioni e comportamenti sottostanti, piuttosto che limitarsi a gestire i sintomi. Cousins ha però messo in guardia con fermezza contro la ricerca di cure al di fuori di contesti regolamentati: "Sconsigliamo fortemente l'automedicazione o la ricerca di accesso a trattamenti non regolamentati, poiché farlo comporta dei rischi."
I sostenitori di questo approccio terapeutico sottolineano che la terapia psichedelica è profondamente diversa dall'uso ricreativo di droghe. Nei contesti clinici, i partecipanti vengono sottoposti a screening, monitorati e supportati prima, durante e dopo il trattamento — un impianto di garanzie assente nei ritiri non regolamentati all'estero.
Alcune associazioni e organizzazioni benefiche britanniche aiutano invece le persone ad accedere a questo tipo di terapia oltreconfine. È il caso di Keith John Abraham, fondatore di Heroic Hearts Project UK, che accompagna ex militari a partecipare a ritiri basati sull'ayahuasca per affrontare condizioni come il disturbo da stress post-traumatico.

Il proibizionismo sulle droghe genera costi enormi e fallimenti visibili: cartelli che si espandono globalmente, guerre interne devastanti, morti evitabili. Intanto alcune giurisdizioni sperimentano approcci alternativi, dalla riduzione del danno alle terapie psichedeliche, con risultati contrastanti ma comunque diversi dal paradigma repressivo. L'Italia rimane divisa tra irrigidimenti normativi e timide aperture, mentre il resto del mondo ridisegna mappe di traffici e consumi. Continuare a battere cassa per una guerra persa ha un prezzo troppo alto.
In questo numero
→ Editoriale. Aduc batte cassa… più del solito
→ Italia unita. Il filo delle droghe illegali
→ Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 22 a 28 Settembre 2026
→ Cos'è il kratom, l''eroina delle stazioni di servizio' che sta allarmando le autorità Usa
→ Dentro la cultura dei narco-influencer in Colombia e la morte di una star dei social media
→ Avvertenze. Newsletter settimanale generalista di Aduc. 23/09/2026
→ Droghe. Newsletter settimanale di Aduc. 22/09/2026
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SPAGNA. Cocaina in valigia: due ex diplomatici venezuelani arrestati a Madrid
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ITALIA. Fentanyl. In vigore il decreto
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USA. New Jersey, a Sparta installata per strada una macchina per la riduzione del danno
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MESSICO. La guerra interna al Cartello di Sinaloa: migliaia di morti e scomparsi
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COLOMBIA. Estradati due narcotrafficanti negli USA, svolta su politica antidroga
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REGNO UNITO. Jersey, boom di cannabis terapeutica: controlli ancora assenti
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CANADA. Droghe. Aver esagerato i benefici della decriminalizzazione ha eroso la fiducia
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CANADA. Cannucce di carta per "sniffare in sicurezza" nelle carceri federali
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ISRAELE. Terapia di coppia con MDMA: il mercato clandestino cresce dopo il 7 ottobre
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BOLIVIA. Coltivazioni di coca record: la cocaina supera il mercato legale
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ITALIA. Cannabis, "Meglio Legale" lancia i lasciti testamentari per la legalizzazione
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GERMANIA. Non è solo un viaggio: l'LSD può migliorare le capacità motorie
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ECUADOR. Blitz con truppe USA contro rete legata al Cartello di Jalisco
→ AFRICA. L'ombra dei cartelli messicani dietro l'allarme droga nell'Africa del sud
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AUSTRALIA. Crescono i consumi di eroina e cocaina
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GHANA. Crocevia del narcotraffico: sequestri per oltre un miliardo di dollari
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AUSTRALIA. Cartelli messicani producono metanfetamina in Africa per l'Australia
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ITALIA. Guida positivo alla cannabis ma malato di Tourette: 55enne prosciolto
→ EUROPA. Narcotrafficanti latinoamericani espandono la presenza in Europa
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TAILANDIA. La cannabis torna a uso solo medico e di ricerca
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OLANDA. L'esperimento sulla cannabis legale amplia la varietà di prodotti
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REGNO UNITO. Scozia, morti per droga in aumento nonostante la linea liberale sull'uso
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USA. California stanzia 4,7 milioni per terapie psichedeliche ai veterani
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CILE. Il Cile aderisce allo Scudo delle Americhe contro il narcotraffico
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U.E.. Cocaina in Europa: motoscafi ultraveloci battono i controlli
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ITALIA. Droga e cellulari sequestrati nel carcere di Palermo
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USA. Consumo cannabis. Gli studenti percepiscono come sproporzionate le pene
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USA. Un decimo degli anziani ha consumato marijuana nelle ultime 24 ore. Studio
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USA. Minimo storico di studenti che consumano marijuana nelle scuole superiori
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REGNO UNITO. Dreifuss a Glasgow: "Non si combatte la droga arrestando le vittime"
COLOMBIA. L'economia sommersa di droga e oro vale il 4,4% del PIL
In Colombia un'economia sottraccia proventi enormi allo Stato e distorce i dati economici ufficiali. Narcotraffico, estrazione illegale di oro e corruzione diffusa alimentano un mercato sommerso che, secondo quanto riporta ColombiaOne, sta letteralmente dando forma al paesaggio urbano delle principali città del paese, mentre lo Stato colombiano fatica a far quadrare i conti pubblici.
Il contrasto è stato denunciato direttamente dal presidente Abelardo De La Espriella in un'allocuzione televisiva nazionale: mentre lo Stato è "scoperto" e paga un debito costosissimo, per le strade prospera un'economia parallela sostenuta da denaro illecito, proveniente in larga parte dal fatto che la Colombia è diventata il primo produttore mondiale di cocaina. A questi proventi del narcotraffico, ha aggiunto il presidente, si sommano i capitali della corruzione che circolano sul mercato. Proprio il peso del debito pubblico ha spinto il governo a chiedere un piano di salvataggio finanziario al Fondo Monetario Internazionale.
A fornire i contorni quantitativi del fenomeno è stato l'ex ministro delle Finanze Jose Antonio Ocampo, secondo cui i tre pilastri dell'economia illecita colombiana restano cocaina, oro illegale e contrabbando nei porti. Nel 2024 la produzione e il traffico di cocaina hanno generato circa 16,5 miliardi di dollari per le organizzazioni criminali del paese, una cifra che supera quanto incassato dalla Colombia con le esportazioni legali di petrolio, carbone e caffè messe insieme. Dieci anni fa il peso di questo business sull'economia nazionale era dello 0,8% del PIL: oggi è salito al 4,4%, una crescita dovuta non tanto all'aumento dei prezzi quanto ai volumi di produzione, più che decuplicati nello stesso periodo.
Accanto alla cocaina, l'oro illegale rappresenta il secondo pilastro dell'economia sommersa, con un valore stimato di circa 3,5 miliardi di dollari l'anno. Secondo le stime citate, ben il 72% dell'oro esportato legalmente dalla Colombia nel 2023 proverrebbe in realtà da operazioni minerarie illegali, un dato che segnala quanto il settore estrattivo regolare sia ormai penetrato da flussi di origine criminale.
Nel complesso, i fondi illeciti equivalgono al 4,4% del PIL colombiano e stanno alimentando un vero e proprio boom di consumi di lusso: immobili esclusivi, hotel, ristoranti di fascia alta e automobili extra-lusso a Bogotá, Medellín, Cali e nell'Asse del Caffè. Le vendite di veicoli di fascia premium sono cresciute del 39,6% solo nel mese di settembre, un indicatore che gli investigatori leggono come sintomo della necessità di riciclare capitali di provenienza illecita attraverso beni di valore facilmente trasferibile.
Le indagini giudiziarie in corso hanno già portato al sequestro di beni appartenenti a ex parlamentari coinvolti nello scandalo legato all'Unità Nazionale per la Gestione del Rischio di Disastro, tra cui un appartamento di lusso a Bogotá del valore di quasi 5 miliardi di pesos, collegato a un'inchiesta per corruzione che tocca anche la precedente amministrazione guidata da Gustavo Petro. È stato inoltre arrestato Kevin Alex Thobias, a cui sono stati confiscati veicoli dal valore straordinario, tra cui una Bugatti Chiron da 3,2 milioni di dollari e quello che viene descritto come il primo Tesla Cybertruck immatricolato in Colombia.
Un ulteriore canale che desta preoccupazione riguarda le rimesse dall'estero: tra gennaio e agosto 2026 hanno raggiunto 8,89 miliardi di dollari, superando gli investimenti diretti esteri, fermi a 5,78 miliardi. Secondo quanto riportato, questo canale viene utilizzato anche per far rientrare nel paese denaro di origine illecita mascherandolo da rimessa di lavoratori emigrati.
Sul fronte del contrasto, il governo colombiano punta sulla coalizione antidroga a guida statunitense denominata "Shield of the Americas" per cercare di arginare il fenomeno. Resta però critica la situazione dell'Unità di Informazione e Analisi Finanziaria, l'organismo nazionale incaricato di monitorare i flussi sospetti, che secondo quanto riferito soffre di carenze operative dopo essere stata temporaneamente espulsa dal Gruppo Egmont, il network internazionale delle unità antiriciclaggio, durante la precedente amministrazione Petro.
USA. Caribe, nuovo raid Usa contro barca narco sospetta: 4 morti, bilancio a 235
Il Comando Sud degli Stati Uniti (SOUTHCOM) ha annunciato un nuovo attacco militare contro un'imbarcazione sospettata di trasportare droga nel Mar dei Caraibi. Il raid, condotto domenica 4 ottobre, ha ucciso quattro persone a bordo. Come riporta CBS News, l'attacco si inserisce nella campagna ormai annuale condotta dall'amministrazione Trump contro presunti trafficanti in America Latina.
Con questo nuovo episodio, il numero complessivo di persone uccise negli attacchi contro imbarcazioni nei Caraibi e nell'Oceano Pacifico orientale sale ad almeno 235, distribuite su 70 raid distinti, da quando l'amministrazione ha iniziato a colpire quelli che definisce "narcoterroristi", a settembre 2025.
Il Comando Sud ha dichiarato, come fa abitualmente per questo tipo di operazioni, di aver colpito i presunti trafficanti lungo rotte di contrabbando conosciute. Un video diffuso sulla piattaforma X mostra quella che sembra un'esplosione che distrugge un'imbarcazione in movimento, descritta dai militari come un "go-fast vessel", un mezzo veloce tipico del narcotraffico marittimo. Nel comunicato, la task force congiunta per l'emisfero occidentale ha parlato di uno "strike cinetico letale" condotto sotto la direzione del SOUTHCOM, sostenendo che l'intelligence confermata avrebbe rivelato il coinvolgimento attivo del natante nel narcotraffico.
Anche in questa occasione, tuttavia, il Pentagono non ha fornito alcuna prova concreta che l'imbarcazione colpita trasportasse effettivamente sostanze stupefacenti. Si tratta di una costante denunciata da più parti: l'amministrazione ha finora offerto scarsissime evidenze pubbliche a sostegno delle sue affermazioni sull'identità e le attività delle persone uccise in questi raid.
Il presidente Donald Trump ha più volte definito la situazione un vero e proprio "conflitto armato" contro i cartelli latinoamericani, giustificando gli attacchi come un'escalation necessaria per fermare il flusso di droga verso gli Stati Uniti e ridurre le morti per overdose tra i cittadini americani.
Parallelamente alla campagna di attacchi in mare, l'amministrazione statunitense sta negoziando intese con paesi alleati della regione, tra cui Colombia, Honduras ed Ecuador, per estendere le operazioni militari anche sulla terraferma contro le organizzazioni criminali legate al narcotraffico. Il Guatemala, dal canto suo, ha smentito di aver raggiunto un accordo analogo con Washington.
La campagna di raid, che ha preso il via nel Mar dei Caraibi a inizio settembre 2025 per poi estendersi anche all'Oceano Pacifico orientale, continua a sollevare interrogativi tra parlamentari e organizzazioni per i diritti umani, sia per la mancanza di prove pubbliche a sostegno degli obiettivi colpiti, sia per i dubbi sulla legalità di queste uccisioni extragiudiziali in acque internazionali.
TAIWAN. Scontro elettorale sulla politica antidroga tra DPP e KMT
A Taipei la campagna per le elezioni del sindaco si è accesa sul tema delle politiche antidroga. Come riporta Taiwan News, il candidato del Partito Democratico Progressista (DPP) Puma Shen e il sindaco uscente del Kuomintang (KMT) Chiang Wan-an si sono scontrati sull'impostazione da dare alla lotta alla droga in città, pur condividendo entrambi il sostegno ai programmi già esistenti di scambio di siringhe e terapia sostitutiva con metadone.
La polemica è esplosa dopo che Shen ha affrontato il tema richiamando approcci internazionali di riduzione del danno, tra cui centri comunitari, distribuzione di siringhe pulite e trattamenti con metadone. Chiang ha reagito con un post su Facebook, sostenendo che la politica sulle droghe deve mantenere una distinzione netta tra sostanze stupefacenti e farmaci.
Il giorno successivo il sindaco uscente ha precisato la propria posizione, chiarendo di sostenere sia il metadone sia le politiche sugli aghi puliti, ma di opporsi alla decriminalizzazione delle droghe e ai centri comunitari che forniscono sostanze stupefacenti. Chiang ha inoltre chiesto un'azione più incisiva contro il contrabbando, il traffico, la produzione e il consumo di droga, insieme a un potenziamento dell'educazione antidroga nelle scuole.
Shen ha ribattuto che la riduzione del danno deve essere parte di una strategia più ampia, che unisca prevenzione, cura e applicazione della legge. Il candidato del DPP ha ricordato che i programmi di scambio di siringhe e di terapia con metadone sono già misure di sanità pubblica consolidate a Taiwan, non un'innovazione da introdurre.
A sostegno dell'efficacia di questi strumenti è intervenuto anche il direttore generale dei Centri per il controllo delle malattie (CDC), Lo Yi-chun, che ha citato uno studio della facoltà di Sanità pubblica dell'Università Nazionale di Taiwan. Secondo la ricerca, i due programmi hanno permesso di evitare 13.664 nuove diagnosi di HIV tra le persone che si iniettano droghe nel periodo 2005-2020, con una proiezione di altre 10.821 diagnosi prevenute tra il 2021 e il 2040.
Sul piano economico, lo studio stima che le misure siano costate circa 21 miliardi di dollari taiwanesi (circa 660 milioni di dollari USA) tra il 2005 e il 2020, a fronte di un risparmio di circa 404,1 miliardi di dollari taiwanesi in costi sanitari legati all'HIV. Lo Yi-chun ha sottolineato che ogni dollaro taiwanese investito nei programmi avrebbe permesso di risparmiarne circa 19 in spese mediche.
MONDO. Narco-sottomarini dei cartelli: la cocaina sommersa che invade l'Europa
I cartelli della droga sudamericani stanno impiegando flotte sempre più sofisticate di "narco-sottomarini" per inondare l'Europa di cocaina, sfruttando imbarcazioni semisommerse costruite appositamente per sfuggire ai radar e alle pattuglie navali. Il fenomeno, segnalato da più fonti internazionali, riguarda in particolare le coste del Portogallo e della Spagna, diventate i principali punti di ingresso della droga proveniente dal Sud America.
Non si tratta di veri sottomarini, ma di imbarcazioni costruite artigianalmente, spesso con scafi in fibra di vetro, progettate per navigare quasi completamente immerse. Solo una minima parte della struttura resta visibile sopra il pelo dell'acqua, e gli scafi vengono dipinti con tonalità di blu e grigio per confondersi con le onde dell'Atlantico in tempesta, rendendo l'individuazione estremamente difficile sia a vista che via radar.
Il capo dell'unità antidroga della polizia giudiziaria portoghese, Artur Vaz, ha dichiarato a Fox News che "l'Europa è letteralmente inondata di cocaina", spiegando che le organizzazioni criminali acquistano la droga in America Latina per poi rivenderla sui mercati europei a prezzi che garantiscono margini di profitto molto elevati. Secondo quanto riportato, oltre ai metodi tradizionali - carichi nascosti nelle navi container e motoscafi veloci - i narco-sottomarini rappresentano ormai una minaccia crescente proprio per la loro economicità di costruzione e la difficoltà di intercettazione.
Negli ultimi mesi le autorità portoghesi hanno messo a segno diversi sequestri di rilievo. A fine ottobre è stato intercettato nel mezzo dell'Atlantico un natante semisommerso con a bordo oltre 1,7 tonnellate di cocaina destinate alla penisola iberica, nell'ambito dell'operazione "El Dorado" coordinata attraverso il Centro Marittimo di Analisi e Operazioni-Narcotici (MAOC-N), organismo internazionale che riunisce diversi paesi nella lotta al narcotraffico transatlantico. A bordo furono trovati quattro membri dell'equipaggio di diverse nazionalità sudamericane, un dettaglio che secondo gli investigatori conferma la natura multinazionale delle reti criminali coinvolte. Il sequestro più imponente è arrivato a gennaio, quando la polizia portoghese, con il supporto di Stati Uniti e Regno Unito, ha intercettato al largo delle Azzorre un natano con un carico record di circa nove tonnellate di cocaina, il più grande mai sequestrato nel paese. Durante l'operazione l'imbarcazione è affondata, facendo perdere parte del carico, ma la polizia è riuscita comunque a recuperare circa 265 balle di droga, per un valore stimato di centinaia di milioni di euro. A marzo era già stato intercettato un altro natante con 6,5 tonnellate di cocaina a bordo.
Un ex alto funzionario della polizia irlandese, già a capo di un'agenzia europea di interdizione antidroga, ha avvertito che questi mezzi stanno diventando "più grandi e più sofisticati" e che non è escluso che i cartelli abbiano già tentato di raggiungere anche le coste irlandesi, oltre a quelle spagnole già colpite in più occasioni. Le autorità europee, a differenza di quanto avviene negli Stati Uniti dove si è scelto di colpire direttamente le imbarcazioni sospette, privilegiano la cattura degli equipaggi per ottenere informazioni utili a smantellare le reti di trafficanti, boss e canali di distribuzione.
Nonostante i sequestri, gli stessi funzionari ammettono che la percentuale di intercettazione resta molto bassa, stimata tra il 5 e il 10% del traffico complessivo: la maggior parte dei carichi riesce dunque a raggiungere le coste europee. Una volta sbarcata, la cocaina viene smistata e distribuita in tutta Europa a seconda della domanda dei mercati locali. Le autorità portoghesi hanno chiesto mezzi e capacità di intervento maggiori per contrastare un fenomeno che, pur restando entro i limiti della legalità nelle modalità di intervento, viene definito ormai fuori controllo.
REGNO UNITO. I consigli comunali verdi spingono per le drug consumption room
Il successo elettorale del Green Party alle elezioni amministrative inglesi ha dato nuovo slancio alla proposta di istituire anche in Inghilterra strutture per il consumo sicuro di droghe, seguendo l'esempio già avviato in Scozia. Come riporta PoliticsHome, diversi consigli comunali a guida verde, molti insediati solo a maggio 2026, stanno attivamente valutando l'apertura di spazi dedicati alla riduzione del danno per i consumatori di droghe.
Il modello di riferimento è The Thistle, a Glasgow: aperta il 13 gennaio 2025 al numero 55 di Hunter Street, è la prima struttura di consumo sicuro di droghe (SDCF) mai autorizzata nel Regno Unito. Dall'esterno l'edificio a un piano, rivestito in intonaco a ghiaia, assomiglia a un qualunque ambulatorio del servizio sanitario nazionale. All'interno, però, le persone possono iniettarsi le proprie sostanze sotto la supervisione di personale clinico, ricevendo al tempo stesso accesso a percorsi di trattamento e supporto sociale.
Secondo attivisti ed esperti consultati da PoliticsHome, l'iniziativa potrebbe essere replicata in Inghilterra a livello di singole autorità locali, tramite intese dirette con le forze di polizia del territorio. Una modifica della legge nazionale renderebbe il percorso più lineare per i consigli comunali, ma non sarebbe strettamente indispensabile, come dimostra proprio il precedente scozzese: ad agire è stato infatti il Lord Advocate, la massima autorità di accusa in Scozia, che ha limitato la politica di perseguibilità penale per il possesso di sostanze controllate esclusivamente all'interno del perimetro della struttura di Glasgow.
The Thistle si trova ora in pieno svolgimento del suo progetto pilota triennale, mentre cresce la frustrazione verso il governo di Westminster, che continua a rifiutare un cambio di rotta sulla disciplina nazionale in materia di stupefacenti. Proprio per questo i consigli comunali inglesi guidati dai Verdi guardano all'esperienza di Glasgow per capire se un approccio analogo possa essere riprodotto a sud del confine.
Un esempio concreto arriva da Bristol, dove il consiglio comunale a maggioranza verde ha approvato a luglio una mozione che dichiara la città "città di riduzione del danno" (city of harm reduction), impegnandosi a privilegiare un approccio di sostegno verso i consumatori di droghe piuttosto che una logica punitiva, e aprendo la strada a una possibile futura struttura di consumo sicuro sul modello scozzese.
USA. Arizona, studenti delle superiori vendono armi ai cartelli messicani
A Phoenix, in Arizona, alcuni adolescenti ancora iscritti alle scuole superiori comprano, rubano e rivendono armi da fuoco destinate ai cartelli della droga messicani, attratti dal denaro facile e da una sorta di prestigio criminale. Lo racconta un'inchiesta del New York Times, che ha seguito per settimane un gruppo di quattro trafficanti di armi tra i 16 e i 19 anni, tutti studenti o ex studenti delle scuole del quartiere ovest della città.
Nei fine settimana i ragazzi si spostano nel deserto di Sonora, appena fuori Phoenix, dove allineano fucili AR-15 e modelli in stile AK contro le proprie auto, si fotografano in posa e passano il pomeriggio a sparare contro bersagli. Di notte frequentano feste, fumano marijuana e trascorrono ore sui social network, comportandosi come qualunque altro adolescente americano. Di giorno, invece, gestiscono una rete di compravendita di armi che finisce per alimentare il traffico verso il Messico.
Uno dei protagonisti dell'inchiesta, un diciottenne identificato con lo pseudonimo JM, ha raccontato al quotidiano statunitense di coordinare decine di studenti provenienti da almeno 20 scuole superiori di Phoenix, impegnati a procurarsi armi attraverso canali legali e illegali. Secondo la sua testimonianza, la gran parte di queste armi finisce per attraversare il confine e arrivare nelle mani dei cartelli messicani. In Messico il suo giro ha persino guadagnato un soprannome tra i clienti: "Los Chicos Phoenix" (i ragazzi di Phoenix). JM si è detto disponibile a servire qualsiasi gruppo criminale ne faccia richiesta.
Tra le tecniche più diffuse tra i giovani trafficanti di Phoenix c'è l'uso di mazzette di denaro falso per ingannare i venditori di armi. Un diciannovenne conosciuto come "el Güero" ha spiegato di passare le giornate su gruppi Telegram in cerca di persone che vendono pistole, per poi negoziare il prezzo, fissare un incontro in un parcheggio e presentarsi con il contante contraffatto. Le forze dell'ordine locali hanno confermato che questa pratica è comune tra i trafficanti d'armi della regione.
Nonostante i rischi legali evidenti, per i ragazzi coinvolti il giro d'affari resta troppo redditizio per smettere. Un altro membro del gruppo, soprannominato "el Flaco", diciotto anni, ha dichiarato di guadagnare tra i 4.000 e i 5.000 dollari anche in un mese considerato fiacco. Secondo quanto riportato dal New York Times, i ragazzi parlano del traffico di armi con il linguaggio di imprenditori esperti, concentrandosi su margini di guadagno, fornitori e logistica, ed elencano i nomi di pistole e fucili con lo stesso entusiasmo con cui parlerebbero di scarpe da ginnastica o auto sportive.
L'inchiesta si inserisce in una serie più ampia del quotidiano statunitense dedicata alla filiera che porta armi acquistate negli Stati Uniti nelle mani dei cartelli messicani. In un precedente reportage, il New York Times aveva già raccontato il caso di un diciassettenne di Phoenix che gestiva fino a 200 ordini di armi alla settimana per conto del Cartello di Sinaloa, l'organizzazione criminale che secondo le autorità statunitensi controlla gran parte della rotta di traffico di armi e droga tra l'Arizona e lo Stato messicano di Sonora.
U.E.. Congelati aiuti alla Sierra Leone presumibilmente a causa di un narcotrafficante latitante
La Commissione europea ha sospeso quasi 20 milioni di dollari di aiuti di bilancio alla Sierra Leone, e il ministro della giustizia olandese ha attribuito la decisione al fatto che il Paese ospita uno dei latitanti più ricercati d'Europa.
Il cittadino olandese Joseph "Jos" Leijdekkers, presunto boss del narcotraffico, è stato condannato a pene detentive complessive di oltre 100 anni nei Paesi Bassi e in Belgio per traffico di droga, aggressione, rapina a mano armata e tentato omicidio.
La Sierra Leone contesta l'affermazione, sostenendo che i funzionari dell'UE hanno attribuito il ritardo nei finanziamenti a problemi procedurali, non al caso di Leijdekkers. Anche un commissario europeo ha dichiarato che la sospensione è dovuta a "ragioni tecniche". L'avvocato di Leijdekkers ha negato il suo coinvolgimento in spedizioni di cocaina su larga scala dalla Sierra Leone.
FIJI. Durante un furto in un tribunale, la cocaina è stata sostituita con farina
Più di 50 chilogrammi di cocaina sono stati rubati da un deposito prove dell'Alta Corte delle Fiji, e gran parte della droga è stata sostituita con farina, ha riferito la polizia, segnando il secondo grave furto di prove quest'anno.
La scomparsa della droga, collegata a due importanti casi criminali, è stata scoperta a metà settembre, quando le autorità si sono accorte che sette pacchi di cocaina erano spariti. Le analisi hanno rivelato che i restanti 32 pacchi erano stati svuotati e riempiti di farina.
L'incidente è considerato un duro colpo per le forze di polizia, già alle prese con accuse di corruzione in un contesto di crescente traffico internazionale di droga.
(OCCRP.org)
MESSICO. Un chihuahua nella Guardia Nazionale contro i narcos
Un cucciolo di chihuahua di appena 21 centimetri e sette chili è diventato il membro più piccolo e insolito della Guardia Nazionale messicana. Si chiama Comando e, nonostante le dimensioni minuscole, si sta addestrando per compiti di ricerca e soccorso, oltre a svolgere un ruolo di mascotte ufficiale del corpo.
Come riporta latination.com, mentre la maggior parte delle forze armate e di sicurezza nel mondo preferisce cani di grossa taglia come i pastori tedeschi per le operazioni tattiche, la Guardia Nazionale messicana ha scelto di accogliere nei propri ranghi questo minuscolo chihuahua, ribaltando ogni aspettativa. Comando è stato adottato circa sei mesi fa, dopo essere rimasto senza casa perché i suoi precedenti proprietari non erano più in grado di occuparsene. Secondo quanto riferito dalla stessa fonte, il cane non si limita a fare da semplice ornamento: si prepara attivamente per compiti di ricerca e soccorso, pur continuando a fungere da amata mascotte ufficiale, dimostrando che la dimensione non definisce il coraggio né la capacità di servizio.
Per svolgere al meglio le sue funzioni, Comando indossa un'uniforme speciale su misura, comprendente un giubbotto tattico, occhialini miniaturizzati e una telecamera montata sulla testa che registra ogni missione. Durante una recente esercitazione, il piccolo chihuahua ha mostrato un'agilità sorprendente superando un percorso a ostacoli, mentre cani di taglia molto più grande si bloccavano davanti alle stesse prove.
La tenente Débora Hernández, responsabile dell'addestramento, ha spiegato che la presenza di Comando serve a rompere due stereotipi: l'idea che solo i cani di grossa taglia possano prestare servizio nella Guardia Nazionale, e la convinzione che un corpo a connotazione militare non possa costruire un legame più caloroso con la cittadinanza. La tenente ha sottolineato che la presenza dell'animale ricorda alle persone che, dietro l'uniforme, ci sono esseri umani sensibili.
Comando ora compare regolarmente a cerimonie civiche, eventi scolastici e programmi di sensibilizzazione nelle comunità. La sua vicenda arriva in un momento di forte attenzione pubblica sulla sicurezza e sulla lotta al crimine organizzato in Messico, sotto la presidenza di Claudia Sheinbaum, e la storia del piccolo chihuahua è diventata virale sui social network, raccogliendo migliaia di follower e accendendo un'ondata di affetto popolare verso la Guardia Nazionale.
IRLANDA. È fondamentale fornire informazioni sulle politiche in materia di droga
In Irlanda il dibattito pubblico sulle politiche in materia di droghe continua a scontrarsi con una confusione di fondo: quella tra legalizzazione e decriminalizzazione, due concetti spesso usati come sinonimi ma che comportano conseguenze molto diverse. A sottolinearlo è James Windle, docente di Criminologia all'University College Cork, secondo cui una corretta informazione del pubblico su questi termini è un passaggio indispensabile per costruire politiche efficaci.
Come riporta il Cork Independent, Windle spiega che la legalizzazione trasforma una sostanza in un prodotto vendibile e regolamentato, sul modello di alcol o tabacco, con il rischio concreto di un aumento dei consumi legato alla maggiore disponibilità commerciale. La decriminalizzazione, al contrario, non apre alcun canale di vendita né facilita in alcun modo l'accesso alle sostanze: si limita a togliere la sanzione penale a chi viene trovato in possesso di piccole quantità per uso personale, orientando queste persone verso i servizi sanitari e sociali piuttosto che verso un'aula di tribunale o il carcere.
Il docente ricorda che questa distinzione era già stata al centro dei lavori dell'Assemblea dei Cittadini sull'uso di droghe, riunitasi in Irlanda tra il 2023 e il 2024, che aveva raccomandato di non trattare più il possesso per uso personale come una questione di giustizia penale. Durante quei lavori lo stesso Windle aveva evidenziato come il proibizionismo abbia "funzionato fino a un certo punto", contenendo il consumo di droghe su livelli relativamente bassi attraverso la limitazione della disponibilità e dei prezzi, ma aveva anche messo in guardia sul fatto che la severità delle pene ha scarso effetto deterrente, specialmente sui più giovani.
Secondo Windle, perché una riforma delle politiche sulle droghe abbia senso servono investimenti consistenti nei servizi dedicati alle dipendenze: più posti letto per la disintossicazione, una formazione specifica per i medici di base, l'estensione dei programmi di distribuzione del naloxone (il farmaco salvavita che blocca gli effetti di un'overdose da oppioidi) e l'apertura di strutture per il consumo controllato sotto supervisione sanitaria.
Quanto al ruolo delle forze dell'ordine, il criminologo ritiene che le risorse della polizia debbano essere concentrate sulla disgregazione delle grandi reti di traffico e sul contrasto ai nuovi oppioidi sintetici, sostanze sempre più diffuse e pericolose che stanno cambiando il mercato della droga, piuttosto che sugli arresti di piccoli consumatori, che hanno un impatto limitato sulla sicurezza pubblica ma gravi conseguenze sulla vita delle persone coinvolte.
BOLIVIA. Arrestato il procuratore generale Mariaca dopo stop Usa al visto
Il procuratore generale dello Stato, Roger Mariaca, è stato arrestato dalla polizia pochi giorni dopo che il Dipartimento di Stato statunitense gli aveva revocato il visto d'ingresso. L'Ufficio del Procuratore Pubblico boliviano ha parlato apertamente di "sequestro" del proprio vertice, denunciando un'operazione condotta, a suo dire, in modo illegale.
Come riporta Common Dreams, Mariaca è stato intercettato e fermato all'aeroporto internazionale Viru Viru di Santa Cruz insieme a un procuratore della città. L'arresto è arrivato pochi giorni dopo che l'amministrazione Trump aveva revocato il visto a Mariaca e ad altre oltre dieci persone provenienti da Bolivia, Colombia ed Ecuador, nell'ambito di una nuova politica che colpisce funzionari accusati di corruzione o legami con il narcotraffico.
Secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato americano, Mariaca avrebbe accettato "tangenti per facilitare il narcotraffico e aiutare criminali violenti a sottrarsi alla giustizia". Il procuratore ha respinto pubblicamente le accuse, sostenendo che la revoca del visto fosse in realtà una forma di "interferenza" e "pressione politica" legata a un'indagine da lui condotta su Fernando Cerimedo, consigliere del presidente boliviano Rodrigo Paz, descritto da diversi osservatori come una figura di riferimento del movimento MAGA in America Latina.
"Denunciamo davanti a tutta la popolazione boliviana questo intervento che viene condotto illegalmente", ha dichiarato Claudia Pardo, responsabile della comunicazione dell'Ufficio del Procuratore Pubblico, parlando alla stampa dopo il fermo di Mariaca.
Il ministro del Governo boliviano, Marco Antonio Oviedo, ha invece presentato l'operazione come parte della lotta al "narcoterrorismo", sostenendo che l'ufficio guidato da Mariaca si fosse trasformato in un'organizzazione criminale dedita a proteggere e favorire il traffico di droga. Secondo le autorità, durante l'operazione sarebbero stati trovati e sequestrati ingenti quantitativi di denaro contante nascosto, fatto uscire dall'abitazione del procuratore a bordo di un'ambulanza.
Mariaca era stato nominato alla guida della Procura generale nell'ottobre 2024 dal Parlamento boliviano. L'arresto, insieme a quello di altri funzionari coinvolti nelle stesse indagini, ha riacceso il dibattito sul ruolo degli Stati Uniti nella politica interna dei Paesi latinoamericani, in un contesto in cui Washington ha intensificato pressioni e sanzioni su esponenti pubblici accusati di corruzione o di ostacolare gli obiettivi dell'amministrazione statunitense nella regione.
FIJI. Approvata legge sullo scambio di siringhe contro l'emergenza HIV
Il parlamento delle Fiji ha approvato una legge che consente l'avvio di un programma di scambio di siringhe per arginare la rapida diffusione dell'HIV legata all'uso di droghe per via endovenosa. Come riporta Radio New Zealand, il testo normativo, denominato HIV/AIDS (Amendment) Bill 2026, introduce programmi di riduzione del danno basati su evidenze scientifiche ed è stato definito una vera e propria "ancora di salvezza" per il Paese.
Le Fiji registrano uno dei tassi di crescita dell'HIV più rapidi al mondo: il governo ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria il mese scorso, dopo che è emerso che un adulto su 60 nel Paese convive attualmente con il virus. Secondo l'agenzia delle Nazioni Unite per l'HIV/AIDS (UNAIDS), le nuove infezioni sono aumentate di dodici volte tra il 2010 e il 2025, con circa 9.100 persone sieropositive stimate nel 2025, di cui solo il 39% a conoscenza del proprio stato e appena il 22% in trattamento antiretrovirale.
Dopo l'approvazione del testo da parte del parlamento giovedì, il Ministero della Salute fijiano ha parlato di una "pietra miliare monumentale" nella lotta contro l'HIV/AIDS. In un messaggio diffuso su Facebook, il ministero ha voluto chiarire che la norma non legalizza le droghe illecite: "legalizza la compassione" e "costruisce un ponte protettivo di assistenza sanitaria verso i più vulnerabili tra noi".
Il provvedimento, composto da tre soli articoli, modifica l'HIV/AIDS Act del 2011 e autorizza il ministro della Salute a disporre programmi di riduzione del danno, tra cui la distribuzione gratuita di strumenti pungenti come aghi e siringhe, preservativi e lubrificanti, profilassi pre ed post-esposizione (PrEP), attività di counselling e percorsi di invio ai servizi di cura. Il ministro della Salute, Ratu Atonio Lalabalavu, ha spiegato che la legge consente agli operatori sanitari in prima linea, alle farmacie e ai lavoratori di prossimità (i cosiddetti "peer outreach workers") di distribuire materiale sterile, preservativi, PrEP e counselling salvavita "in sicurezza e senza timore" di conseguenze legali.
Il ministero ha precisato che la normativa è fondata sul rispetto dei diritti umani, sulla riservatezza e sulla libertà da discriminazioni. Il provvedimento prevede anche strutture per la gestione e lo smaltimento sicuro del materiale usato, informazioni di sensibilizzazione sull'HIV/AIDS e percorsi di invio verso servizi di trattamento, riabilitazione, salute mentale e sostegno sociale. Lalabalavu ha precisato che la legge non autorizza in alcun modo il traffico, la produzione, la coltivazione o l'importazione ed esportazione di sostanze stupefacenti: le tutele legali si applicano esclusivamente a chi opera nell'ambito dei programmi di riduzione del danno autorizzati.
Il viceministro della Salute, Penioni Ravunawa, ha dichiarato che il dicastero si è già preparato all'avvio del programma, con l'acquisto del materiale necessario, l'individuazione dei soggetti erogatori dei servizi e la predisposizione degli standard operativi. Il programma offrirà anche opportunità di test per l'HIV, collegamento ai percorsi di cura e invio a servizi di supporto per la dipendenza da droghe e la riabilitazione.
Il Ministero della Salute prevede oltre 3000 nuovi casi di HIV quest'anno. Con l'entrata in vigore della legge, le Fiji si uniscono ad Australia, Nuova Zelanda e Papua Nuova Guinea come unici Paesi del Pacifico dotati di un programma formale di scambio di aghi e siringhe.
MONDO. CPI, respinta richiesta Duterte su verifica prove digitali
La Cancelleria della Corte Penale Internazionale (CPI) ha depositato il protocollo elettronico aggiornato (E-Court Protocol) relativo al processo contro l'ex presidente filippino Rodrigo Duterte, accusato di crimini contro l'umanità per le uccisioni avvenute durante la sua campagna di "guerra alla droga", prima come sindaco di Davao City e poi come presidente delle Filippine.
Come riporta VeraFiles, il deposito arriva in esecuzione della decisione della Terza Sezione di primo grado (Trial Chamber III) del 28 settembre, con cui i giudici hanno respinto la richiesta della difesa di Duterte di introdurre un campo di "verifica esperta" obbligatoria per tutte le prove provenienti da fonti aperte (open-source) o generate dagli utenti.
La difesa, guidata dall'avvocato britannico Peter Haynes, aveva motivato la richiesta con la necessità di garantire l'autenticità del materiale probatorio in un contesto, a loro dire, segnato da un'ampia circolazione di disinformazione online. I legali avevano inoltre lamentato che tra le prove depositate dalla Procura vi fossero, come riportato da Manila Bulletin, numerosi duplicati e documenti di scarsa qualità, con il rischio di "inondare il fascicolo di materiale inaffidabile o irrilevante".
I giudici hanno però respinto la richiesta, ritenendo che l'introduzione di un obbligo generalizzato di verifica esperta andasse oltre la semplice aggiunta di un campo metadati e finisse per imporre alla Procura la preparazione di materiale aggiuntivo prima ancora che la difesa potesse analizzare le singole prove e sollevare eventuali contestazioni. Nella decisione, la Camera ha osservato che, vista la mole di prove rese disponibili dall'accusa e l'ampiezza delle categorie di materiale open-source e generato dagli utenti, un simile obbligo rischiava di essere superfluo e di causare un ritardo ingiustificato all'avvio del processo.
La Procura, dal canto suo, aveva definito la richiesta della difesa "irragionevole, non necessaria e contraria agli interessi dell'efficienza giudiziaria", sostenendo che la necessità di un report esperto a corredo di una prova open-source debba essere valutata caso per caso da chi la presenta.
La Camera ha invece accolto una diversa proposta, avanzata dalla Procura e su cui si erano trovati d'accordo anche la difesa e i rappresentanti legali delle vittime: l'introduzione di un campo metadati dedicato all'indirizzo URL, utile per identificare la fonte online esatta da cui ciascuna prova è stata acquisita al momento della sua raccolta. La richiesta era stata formalmente presentata dalla Procura il 31 agosto, con l'obiettivo di creare questo nuovo campo all'interno del sistema di gestione documentale Nuix Discover.
La Cancelleria della CPI, organo che fornisce supporto giudiziario e amministrativo neutrale a tutti gli organi della Corte, aveva ricevuto l'ordine di depositare il protocollo modificato entro il 2 ottobre, a meno di due mesi dall'apertura del processo, fissata per il 30 novembre 2026.
La questione della mole di prove resta comunque aperta: la difesa di Duterte ha separatamente chiesto alla Corte di porre un tetto massimo di 10.000 elementi al materiale probatorio della Procura, sottolineando che il fascicolo è cresciuto da un iniziale 5.275 a oltre 62.130 elementi, comprendenti più di 320.000 pagine di documenti e oltre mille materiali audiovisivi. I legali di Duterte hanno definito la situazione un "disastro totale", accusa che la Procura ha respinto come "esagerata". Su questa richiesta di limitazione del fascicolo la Camera non si è ancora pronunciata.
Duterte, arrestato dalle autorità filippine nel marzo 2025 e trasferito all'Aia, resta in stato di detenzione presso il centro penitenziario della CPI in attesa del processo per crimini contro l'umanità legati alle uccisioni compiute durante la sua campagna anti-droga.
U.E.. EFSA ha espresso parere positivo sull'uso di CBD negli alimenti
L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha emesso il suo primo parere positivo sull'uso del cannabidiolo (CBD) negli alimenti, un passo fondamentale in un momento in cui alcuni Paesi stanno intensificando i controlli su tali prodotti.
La valutazione fa seguito alla richiesta presentata dalla società irlandese Chanelle McCoy per la commercializzazione di un integratore alimentare a base di olio di CBD, come previsto da Euractiv.
Il CBD si ottiene tipicamente dalla canapa ( cannabis sativa ) e, poiché contiene solo tracce del componente psicoattivo tetraidrocannabinolo (THC), è ampiamente considerato non inebriante.
Anziché estrarre il composto dalla pianta, l'azienda ha prodotto l'olio di CBD attraverso un processo chimico, ottenendo livelli di THC prossimi allo zero.
L'EFSA ha ritenuto l'integratore alimentare sicuro a dosi fino a 2 mg/giorno, in linea con le raccomandazioni precedenti , per gli adulti di età superiore ai 25 anni, escluse le donne in gravidanza e in allattamento.
Il parere positivo apre la strada all'approvazione del prodotto da parte della Commissione ai sensi del Regolamento sui nuovi alimenti, che riguarda i prodotti non ampiamente consumati prima del 1997 e richiede un lungo processo di autorizzazione.
Poiché nessun alimento a base di CBD ha ancora ottenuto l'approvazione, il parere dell'EFSA rappresenta una pietra miliare per il settore.
La Commissione può ora elaborare una proposta che verrebbe poi sottoposta al voto dei paesi dell'UE.
Il parere positivo dell'EFSA giunge dopo che diversi paesi dell'UE hanno imposto restrizioni sui prodotti a base di CBD, la cui popolarità è cresciuta grazie alle presunte proprietà rilassanti e medicinali.
Sebbene gli alimenti a base di CBD non avrebbero mai dovuto essere commercializzati senza l'approvazione dell'UE, hanno prosperato in un mercato grigio.
La Francia ha cambiato rotta in modo significativo all'inizio di quest'anno, introducendo un divieto rigoroso che ha colto di sorpresa il settore.
Per quanto riguarda gli alimenti a base di CBD, l'UE e il Regno Unito sembrano muoversi nella stessa direzione, seppur a velocità diverse.
L'Agenzia britannica per gli standard alimentari (FSA) ha espresso pareri positivi sulle prime tre richieste di autorizzazione per alimenti innovativi a base di CBD presentate nel paese, una delle quali anche da Chanelle McCoy. La decisione finale spetta ora al governo.
Ma l'FSA ha accettato un'assunzione giornaliera molto più elevata: 10 mg al giorno, rispetto ai 2 mg dell'EFSA.
Il destino delle richieste di autorizzazione per la commercializzazione del CBD nel Regno Unito potrebbe presto essere incerto, poiché Londra dovrebbe adottare la legislazione alimentare europea nell'ambito del suo allineamento con Bruxelles.
Si prevede che l'accordo sanitario e fitosanitario (SPS) in questione entri in vigore a metà del 2027 e che venga presentato al prossimo vertice UE-Regno Unito.
(Maria Simon Arboleas su Rapporteru del 26/09/2026)
COSTARICA. 45 tonnellate di cocaina volano negli USA per essere distrutte, ma la violenza resta nel Paese
Un aereo militare statunitense ha portato via dal Costa Rica 45 tonnellate di cocaina sequestrata, destinate alla distruzione in territorio americano. Il motivo non è diplomatico ma economico: il paese centroamericano non dispone dei fondi necessari per smaltire il carico sul proprio suolo.
Come riporta LatinAmerican Post, l'operazione si è svolta martedì all'aeroporto internazionale Juan Santamaría, vicino alla capitale San José, da dove è decollato un C-17 dell'aeronautica militare statunitense carico della droga confiscata nel corso di diverse operazioni condotte negli ultimi mesi. Le autorità hanno presentato l'operazione come una dimostrazione di cooperazione internazionale, ma il dettaglio più significativo non riguarda l'aereo né il suo carico eccezionale, bensì la ragione per cui il trasferimento si è reso necessario.
"A causa di limitazioni di bilancio, non potevamo portare a termine la distruzione" in Costa Rica, ha dichiarato il procuratore generale Carlo Díaz, in dichiarazioni riprese dall'agenzia EFE. Un'ammissione che ha ridimensionato i toni celebrativi dell'annuncio: un paese capace di intercettare quantità enormi di cocaina non dispone delle risorse per completare l'operazione sul proprio territorio.
Questo non rende l'operazione un fallimento: la droga è stata effettivamente sequestrata, e il suo allontanamento per la distruzione rappresenta comunque un risultato concreto. Ma l'episodio mette in luce uno squilibrio strutturale: catturare la droga fa notizia, pagare per smaltirla in sicurezza molto meno, pur essendo entrambi passaggi essenziali del contrasto al narcotraffico. Secondo quanto riferito da fonti locali, il direttore ad interim dell'Organismo di Investigazione Giudiziaria (OIJ) ha dichiarato al Congresso che l'ente dispone di un solo forno capace di incenerire droga, soggetto a frequenti guasti, il che fa accumulare le sostanze nei magazzini.
Le 45 tonnellate trasportate corrispondono a circa il 97% dell'intero totale dei sequestri di cocaina effettuati dal Costa Rica nel 2025, pari a 46,5 tonnellate. Non si tratta quindi di un unico sequestro eclatante, ma di materiale accumulato attraverso molteplici operazioni condotte nei mesi scorsi, non di una fotografia del traffico in un singolo giorno. Il valore stimato del carico supera il miliardo di dollari, anche se questa cifra, non essendo specificato il mercato di riferimento né il metodo di valutazione, non permette di stabilire quanto le organizzazioni criminali abbiano effettivamente perso.
Il dato più rilevante riguarda tuttavia la violenza: nonostante il volume record dei sequestri, gli omicidi in Costa Rica sono scesi solo marginalmente, da 880 nel 2024 a 873 nel 2025, una flessione dello 0,8%. Il tasso resta di 16,8 omicidi ogni 100.000 abitanti, con oltre il 60% dei casi collegati al narcotraffico. Un segnale che il sequestro di grandi quantitativi di droga non si traduce automaticamente in un indebolimento delle organizzazioni criminali né in una riduzione della violenza sul territorio.
L'articolo della testata latinoamericana accosta l'operazione costaricana agli interventi militari statunitensi in Ecuador, dove sono state distrutte otto imbarcazioni sospettate di trasportare droga, con decine di membri degli equipaggi successivamente rilasciati dai giudici per mancanza di prove sufficienti. Un confronto che solleva interrogativi sulla differenza tra le accuse formulate in sede militare e quelle che reggono effettivamente in sede giudiziaria: le azioni militari, per quanto spettacolari, non possono sostituire le prove vagliate in tribunale.
Il trasferimento della cocaina verso gli Stati Uniti è stato comunque sottoposto a supervisione giudiziaria: un giudice costaricano ha accompagnato il carico fino a destinazione per formalizzare la consegna e sorvegliare successivamente la distruzione delle sostanze, prevista in un impianto di Indianapolis. Per il Costa Rica, collocato geograficamente tra le aree di produzione sudamericane e i mercati di consumo nordamericani ed europei, la gestione dei sequestri resta una sfida logistica ed economica che si somma a quella, ben più ardua, di contenere la violenza legata al narcotraffico sul proprio territorio.
GERMANIA. Studio: la legalizzazione della cannabis non ha aumentato i consumi
Una nuova ricerca condotta su quasi 36.000 persone in Germania non ha trovato alcuna prova che la legalizzazione della cannabis abbia fatto aumentare il consumo di marijuana nell'ultimo anno né quello definito "pesante", nei primi due anni successivi alla riforma. Lo riporta The Marijuana Herald. Lo studio, pubblicato questo mese sull'International Journal of Drug Policy, ha esaminato 35.957 persone tra i 14 e i 64 anni attraverso 23 sondaggi ripetuti condotti tra aprile-maggio 2022 e marzo-aprile 2026. La legge tedesca sulla cannabis, nota come Cannabis Act, è entrata in vigore il 1° aprile 2024 e consente agli adulti di possedere e coltivare legalmente marijuana. I ricercatori hanno analizzato circa due anni di dati precedenti al cambiamento normativo e due anni successivi alla sua entrata in vigore. Tra tutti i rispondenti, 2.302 persone, pari al 6,4%, hanno dichiarato di aver utilizzato marijuana almeno una volta nei dodici mesi precedenti al sondaggio. I ricercatori hanno riscontrato che la prevalenza del consumo nell'arco dell'anno è rimasta sostanzialmente stabile dopo la legalizzazione. Anche la quota di consumatori che hanno dichiarato un uso giornaliero o quasi giornaliero - classificato dagli autori come "uso pesante" - è rimasta sostanzialmente invariata. Nessuna delle misure statistiche utilizzate per verificare se la traiettoria del consumo di marijuana fosse cambiata dopo l'entrata in vigore della legge ha raggiunto la soglia di significatività statistica. Lo stesso risultato è emerso quando i ricercatori hanno analizzato separatamente i dati per genere e per fascia d'età, confrontando il gruppo 14-24 anni con quello 25-64 anni. Le analisi di sensibilità condotte con date alternative per l'inizio di un possibile cambiamento hanno confermato la stabilità del trend osservato. Gli autori dello studio, affiliati a istituzioni come l'Università Heinrich-Heine di Düsseldorf, lo University College London, il Centro medico universitario di Amburgo-Eppendorf, l'Università di Lipsia e l'Università di Maastricht, precisano che la riforma tedesca del 2024 non è stata associata a cambiamenti nella prevalenza del consumo nei dodici mesi né nell'uso pesante nei primi due anni dall'attuazione, ma raccomandano un monitoraggio continuo su periodi più lunghi e attraverso fonti di dati multiple, poiché eventuali effetti potrebbero manifestarsi più avanti nel tempo. La normativa tedesca consente agli adulti di possedere fino a 25 grammi di cannabis in luoghi pubblici e fino a 50 grammi in casa, oltre a coltivare fino a tre piante a testa. La legge prevede inoltre la costituzione di associazioni di coltivazione no-profit, i cosiddetti cannabis club, ma non introduce un mercato commerciale tradizionale su scala nazionale. La riforma, voluta dal precedente governo di coalizione a guida socialdemocratica, resta oggetto di critiche da parte dei partiti conservatori CDU e CSU, che continuano a chiedere un inasprimento delle regole. Questo studio si aggiunge ad altre ricerche recenti condotte in Germania che non hanno riscontrato aumenti significativi del consumo di cannabis tra i giovani né un incremento della guida sotto l'effetto della sostanza dopo la legalizzazione.
ITALIA. Napoli capitale della ricerca lisergica: il Primo Convegno di Illuminismo Psichedelico
Sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026, nell’Ex Base Nato di Bagnoli, per la prima volta in Italia due giornate dedicate a scienza, cultura e ricerca psichedelica. Per i professionisti del settore socio-sanitario sono disponibili 12 ECM, i crediti formativi per l’aggiornamento continuo delle professioni sanitarie.
L’Associaizone Illuminismo Psichedelico, nata dal fermento scaturito attorno al podcast di approfondimento scientifico e culturale condotto dal giornalista Federico di Vita e co-prodotto dall’Associazione Luca Coscioni, dopo aver inaugurato quest’anno il primo progetto di formazione nazionale dedicato alle terapie psichedeliche, Illuminismo Psichedelico Academy, lancia il suo primo convegno, in programma a Napoli, sabato 10 e domenica 11 ottobre.
Quelle in arrivo nel capoluogo campano saranno due giornate dedicate alla cultura e alla ricerca psichedelica, alla condivisione di conoscenze e alla costruzione di una comunità, attraverso un programma intenso e profondo, che spazia dai più recenti sviluppi della scienza e delle terapie psichedeliche agli aspetti regolatori internazionali, passando per la riduzione del rischio e gli usi sciamanici di piante maestre.
Tra i relatori della due giorni figurano nomi noti a livello internazionale, come Christopher Timmermann, ricercatore alla University College di Londra e già a capo del dipartimento di ricerca sulla DMT e sui suoi potenziali effetti antidepressivi per l’Imperial Collega; Leonardo Mendolicchio, psichiatra dell’Istituto Auxologico Italiano, specializzato in disturbi alimentari; quindi Luca Pani, ex direttore dell’AIFA (l’Agenzia Italiana del Farmaco) nonché professore di farmacologia all’Università di Modena e di psichiatria in quella di Miami; poi è la volta di Michele Metelli, psicologo e punto di riferimento in Italia per la Respirazione Olotropica; poi Nicola Petrocchi, professore di psicologia alla John Cabot University che illustrerà come “la compassione” sia un “Meccanismo di Cambiamento nella Psicoterapia Assistita da Psichedelici”; e quindi ancora il filosofo e popolare divulgatore Edoardo Camurri; gli scrittori Peppe Fiore, Carlo Mazza Galanti e Vanni Santoni e tanti altri tra cui l’avvocata Claudia Moretti, coordinatrice della campagna dell’Associazione Luca Coscioni sulle terapie psichedeliche assistite; e l’ex senatore Marco Perduca, vicepresidente della stessa associazione.
Il Convegno sarà aperto da Federico di Vita e dal medico Caterina Bartoli, curatori del programma. “Quando sei anni fa ho cominciato a registrare le prime puntate di Illuminismo Psichedelico”, dice di Vita, “non avrei creduto, nel volgere di pochi anni, di trovarmi ad avviare una scuola di formazione professionale e quindi organizzare un convegno su questi temi. Lo spirito del tempo ha preteso che le lacune ancora persistenti in Italia in questo campo dovessero in parte essere colmate anche dalla nostra iniziativa”. Gli fa eco Marco Perduca, che da editore e promoter del podcast afferma “È raro che dalle parole si passi ai fatti, ancora meno che si muovano le cose; eppure, l’intenzione dell'Associazione Luca Coscioni era proprio questa: passare dal dire al fare ed eccoci qua a promuovere le terapie psichedeliche anche in Italia”.
Per Caterina Bartoli, nota per il progetto divulgativo Studio Aegle, “Quello degli psichedelici è un campo che sta crescendo rapidamente e che pone non solo questioni scientifiche e cliniche, ma anche culturali e sociali. Per questo è sempre più importante creare occasioni di confronto serio tra prospettive e competenze diverse. Il programma che abbiamo realizzato riunisce alcuni dei nomi più interessanti del panorama italiano e internazionale. Credo siano due giorni difficili da trovare altrove, per ampiezza del programma e livello degli ospiti”. In conclusione Claudia Moretti sottolinea come politica e legislazione non stiano al momento tenendo il passo delle scoperte scientifiche: “Nulla si muove ancora sul fronte politico e regolatorio. Accedere alle terapie compassionevoli con psichedelici è possibile ma comporta competenze ancora poco diffuse nei reparti e autorizzazioni costose per l’importazione delle sostanze tabellate. Per praticare l’accesso precoce alle terapie psichedeliche occorre uno scatto di coscienza politica che metta al centro il diritto alla speranza di cura laddove non c’è altra alternativa terapeutica anche in salute mentale, così come nelle altre specialità mediche. È urgente passare dalla possibilità legale alla pratica clinica, come già accade altrove nel mondo”
Il convegno sarà per i partecipanti anche una occasione di confronto e di networking con ricercatori, professionisti e appassionati. L’evento vivrà un momento di festa nella serata del sabato, quando, dopo due puntate dal vivo del podcast, una con Edoardo Camurri e l’altra con l’etnobotanico Daniele Palmieri, si accenderà la Illuminismo Psichedelico Night: un lungo dj set che condurrà il pubblico dalle sonorità della Goa trance anni ’90 alle nuance più rock della Progressive, fino al mood industrial della Tekno, grazie ai talentuosi dj Cado in Trance e Skwee.
Il Convegno è aperto al pubblico, sono disponibili soluzioni con e senza ECM (con gli ECM è possibile seguirlo anche online). L’ingresso è gratuito per gli studenti regolarmente iscritti a un corso di laurea universitario (triennale, magistrale o a ciclo unico), previa presentazione all’ingresso di un documento in corso di validità che attesti l’iscrizione.
Qui tutti i dettagli sul programma e sui biglietti.
USA. Gli elettori del Massachusetts si oppongono all'abrogazione della legge che legalizza la cannabis ricreativa
Secondo un nuovo sondaggio pubblicato giovedì, oltre il 70% degli elettori del Massachusetts si oppone a una controversa iniziativa referendaria che porrebbe fine alla vendita di cannabis per uso ricreativo in un mercato che vale 1,65 miliardi di dollari all'anno .
Secondo il sondaggio Bay State Poll del Centro Sondaggi dell'Università del New Hampshire, il 71% degli elettori del Massachusetts ha dichiarato di voler votare contro la Proposta 8 alle elezioni di novembre.
Solo il 24% degli elettori si dichiara favorevole, secondo il sondaggio condotto su 590 intervistati con un margine di errore del 4%.
Il quesito referendario viene approvato o respinto con una maggioranza semplice del 50% più un voto. Se approvato, il Quesito 8 vieterebbe la vendita al dettaglio di cannabis per uso ricreativo e reintrodurrebbe il reato di coltivazione domestica, pur mantenendo legali il possesso di cannabis per uso ricreativo e la vendita di marijuana terapeutica.
Il Massachusetts diventerebbe inoltre il primo stato degli Stati Uniti a porre fine a un settore legale dopo anni di vendite.
La scarsa risposta degli elettori alla Proposta 8 si registra nonostante il notevole vantaggio in termini di raccolta fondi per i sostenitori della reintroduzione del reato, che godevano di un margine di oltre 2 a 1 secondo gli ultimi dati sui finanziamenti elettorali.
Entro la fine di agosto, SAM Action Inc., il braccio politico di Smart Approaches to Marijuana, organizzazione che si dichiara contraria alla legalizzazione, ha stanziato quasi 3,2 milioni di dollari alla cosiddetta Coalition for Healthy Massachusetts.
In risposta, l'industria della cannabis, compresi i principali operatori multistatali del settore , ha raccolto circa 1,54 milioni di dollari entro la fine di agosto.
Entrambe le campagne disponevano di somme di denaro simili: circa 980.000 dollari per la campagna a favore dell'abrogazione e circa 947.000 dollari per l'opposizione.
La Proposta 8 sarà presente sulla scheda elettorale nonostante le ripetute accuse secondo cui raccoglitori di firme a pagamento avrebbero utilizzato tattiche ingannevoli per indurre gli elettori a contribuire all'approvazione della misura.
Tali "trucchi sporchi" sono tutelati dalla Costituzione in materia di libertà di parola, ma potrebbero aver lasciato un sapore amaro in bocca agli elettori.
Sebbene il divieto di vendita di cannabis per uso ricreativo fosse leggermente più popolare tra i conservatori e i repubblicani (il 33% dei quali ha dichiarato che avrebbe votato a favore, rispetto al 23% dei democratici), il ritorno della vendita di cannabis per uso ricreativo sul mercato illegale era più popolare tra i libertari.
Secondo il sondaggio, il 91% dei libertari si è dichiarato favorevole. La reintroduzione del reato di vendita di cannabis per uso ricreativo è risultata più popolare tra i moderati (43%), i conservatori (42%) e gli elettori del presidente Donald Trump (42%) rispetto ad altri schieramenti politici.
Secondo gli osservatori, il Massachusetts rappresenta il primo banco di prova per una campagna di abrogazione, in parte a causa delle soglie di firme relativamente basse richieste per sottoporre la proposta al voto.
C'è anche un valore simbolico per uno stato della costa orientale – che ha fatto parte della seconda ondata di misure di legalizzazione per uso ricreativo una decina di anni fa, dopo i successi iniziali in Colorado, Washington e Oregon – nel riconsiderare la vendita al dettaglio di cannabis per adulti.
Ma i sostenitori della cannabis sostengono che un costoso fallimento in Massachusetts potrebbe anche creare problemi alla SAM, da tempo principale nemica del movimento per la legalizzazione negli Stati Uniti.
"Se sconfiggiamo SAM qui, penso che avremo l'opportunità di infliggere un duro colpo a ciò che saranno in grado di fare in futuro", ha dichiarato Ryan Dominguez, presidente della campagna No on 8, in una recente intervista a MJBizDaily .
In altri stati sono in corso iniziative per l'abrogazione. Un tentativo di abrogazione in Arizona si è arenato all'inizio di quest'anno, ma una campagna per sottoporre l'abrogazione a referendum nel Maine ha raccolto firme all'inizio dell'anno.
Le principali organizzazioni sindacali del Massachusetts si oppongono alla Proposta 8, che comporterebbe anche una significativa perdita di entrate per le comunità locali, derivanti dalle loro industrie.
A Gardner, una cittadina di circa 21.000 abitanti nella contea di Worcester, l'abrogazione costerebbe alle casse comunali 300.000 dollari all'anno, secondo quanto riportato dal Gardner News.
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