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Francia. I limiti della rianimazione dei prematuri
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Articolo di Rosa a Marca
28 giugno 2006 0:00
 
La rianimazione neonatale ha fatto grossi passi avanti e consente a prematuri sempre piu' piccoli di continuare a vivere. Rischiando pero' degli strascichi non ignorabili. Fin dove possono arrivare i medici, tenuto conto che la scienza e' in continua evoluzione? Per tentare di rispondere a questa domanda, Académie de médecine pubblica un rapporto realizzato da un gruppo di lavoro presieduto da Claude Sureau e redatto da Bernard Salle.
La prematurita' si sviluppa di pari passo con l'aumentare delle gravidanze multiple, a loro volta conseguenti della fecondazione medicalmente assistita. Cosi', lo 0,5% delle nascite e' composto di bambini che hanno meno di 28 settimane. In Francia non c'e' un consenso unanime sulla gestione della prematurita' estrema, e le cifre sui risultati a breve, medio e lungo termine sono poche. La mortalita' dei prematuri sotto le 28 settimane e' del 25-30%; tra coloro che riescono a sopravvivere, il 15%-20 dovra' sopportare conseguenze pesanti. Alcuni studi hanno valutato a posteriori -in differita di dieci anni- lo sviluppo a lungo termine dei bimbi prematuri. Hanno rilevato turbe cognitive (concentrazione, memoria.) a carico soprattutto dei nati prima delle 28 settimane. Peraltro, le tecniche di trattamento sono progredite negli anni, per cui e' difficile interpretare i dati sui prematuri nati piu' di dieci anni fa.
In conclusione, i relatori ritengono che dopo 25 settimane dalle ultime mestruazioni della madre, l'esperienza e la letteratura medica giustifichino interventi volti a favorire la sopravvivenza del prematuro in sala parto prima e nell'unita' di neonatologia poi. Se le condizioni sussistono, bisogna tentare tutto il possibile per salvare la vita di un simile prematuro; quello che non appare accettabile e' l'accanirsi in modo irragionevole con trattamenti sproporzionati in rapporto ai benefici attesi in termini di durata e qualita' della vita. Quando poi si tratta di prematuri sotto le 25 settimane o di peso inferiore ai 700 grammi, gli esperti ritengono che i postumi a lungo termine siano rilevanti e colpiscano oltre il 30% dei prematuri. Ancora: le pubblicazioni scientifiche dimostrano che, oggi, un bambino con meno di 23 settimane non ha nessuna possibilita' di sopravvivenza. Comunque, si ribadisce che non esiste consenso unanime sul mantenere in vita un prematuro a tutti i costi. Sono sempre decisioni individuali, fondate sull'esperienza dell'équipe medica e adottate previa informazione e con l'accordo dei genitori. Se la rianimazione e' stata efficace in sala parto e anche in seguito, l'équipe deve tenere conto delle complicazioni che potrebbero condizionare pesantemente il futuro del bambino, e agire di conseguenza. In ogni caso, il parere informato dei genitori e' un elemento essenziale nelle decisioni mediche difficili.
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