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Ue. 76,4% italiani favorevoli. Doxa per Corsera
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22 marzo 2017 7:36
 
..... Un sondaggio Doxa realizzato in occasione dei 60 anni della firma dei Trattati di Roma, in esclusiva per il Corriere della Sera , ci dice che il 76,4% dei nostri connazionali è «molto» o «abbastanza favorevole» alla Ue, percentuale che tra i giovani di età compresa fra 18 e 34 anni balza all'87%. E il 70% del campione si sente «molto» o «abbastanza» cittadino d'Europa. Nel 1950, secondo il bollettino Doxa dell'anno successivo, i favorevoli agli «Stati Uniti d'Europa» erano il 71%, percentuale scesa nel 1962 al 64.
«Una sorpresa felice» sintetizza la presidente di Doxa, Marina Salamon: «Considerando la negatività nei confronti di Bruxelles che circola da un po' di tempo, è un dato confortante e insieme interessante. Vuol dire che gli italiani continuano a fidarsi dell'idea di Europa anche quando avrebbero argomenti per protestare». E infatti se si va alla domanda sui vantaggi/svantaggi del far parte della Ue, per 4 italiani su 10 sono alla pari, e «rispetto all'attuale crisi economica, se l'Italia non facesse parte della Ue le cose andrebbero peggio» per il 43,6%. Non sembra esserci posto per l'emotività nelle risposte. Così, se per il 34,8% i vantaggi sono maggiori, per il 22,9% faremmo bene a dire addio a Bruxelles. Comunque, fra cinque anni, per 6 italiani su 10 l'Italia farà ancora parte della Ue e solo l'11,4% prevede un'«Italexit», mentre per il 12,3% proprio non esisterà più l'Unione.
Ma l'Italia cosa pensava sessant'anni fa dell'Europa unita, quando cominciava il processo di integrazione? Tra i sei Paesi fondatori non figuravamo sul podio dei sostenitori, occupato da Olanda, Repubblica federale tedesca e Francia. Nel 1962 eravamo al quarto posto. Ma i contrari erano appena il 4% degli italiani e, a differenza degli altri, ritenevamo che l'operazione non presentasse rischi. È anche vero, osserva il Bollettino Doxa di allora, che «il grado di informazione del pubblico italiano era «nettamente inferiore» rispetto a quello degli altri. Quanto ai motivi alla base dell'Unione, il «sentimento prevalente» tra gli italiani era che «bisogna fare l'Europa per elevare il tenore di vita individuale», anche se un 15% rispose che l'Europa era «lo stimolo che ci vuole» per le economie nazionali (idea diffusa tra il 17% dei tedeschi e il 32% dei Belgi). Insomma, «gli obiettivi economici espliciti e impliciti, dei trattati europei - scriveva la Doxa - sono oggi compresi dal pubblico soltanto confusamente o parzialmente». Dopo sessant'anni la situazione non sembra cambiata molto. E la crisi non ha aiutato.
(da un articolo di Francesca Basso sul Corriere della Sera del 22/03/2017)
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