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DON VERZE' RISCHIA UNA CONDANNA DA 6 A 15 ANNI PER OMICIDIO DI CONSENZIENTE. BASTERA' A STIMOLARE IL PARLAMENTO A DISCUTERE DI EUTANASIA?
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Comunicato 
13 ottobre 2006 0:00
 

Firenze, 13 Ottobre 2006. In una intervista al Corriere della Sera, don Luigi Maria Verze', fondatore del San Raffaele, ha dichiarato di aver staccato il respiratore artificiale ad un amico molti anni fa (o quantomeno di averlo incoraggiato a staccarselo da solo). Nell'intervista, don Verze' sostiene che non si trattava di eutanasia, ma di un gesto cristiano, di amore.
Ma se il gesto e' sicuramente di amore, dal punto di vista giuridico si tratta di omicidio di consenziente, o quantomeno di istigazione o aiuto al suicido (artt. 579-580 del Codice penale). Certamente e' questa la preoccupazione di moltissimi medici, che quotidianamente si trovano a fronteggiare situazioni e scelte come quella di don Verze'. Non a caso, non sono molti i medici che ammettono di aver "staccato la spina", anche se studi scientifici ed inchieste giornalistiche rivelano che il gesto di don Verze' e' pratica diffusa in Italia. E sono molti di piu' i casi in cui i malati sono costretti a soffrire per molto tempo in attesa di morire perche' non riescono a trovare un medico "amico".
La colpa, a nostro avviso, e' di un legislatore che non si e' tenuto al passo con i progressi della scienza medica, che e' oggi in grado di prolungare il processo di morte indefinitivamente, spesso con conseguenze terrificanti dal punto di vista della sofferenza. Era omicidio del consenziente cinquanta anni fa uccidere un paziente sofferente di cui non si conosceva la malattia, lo e' oggi staccare la spina ad una persona costretta per anni a vivere artificialmente in condizioni che ritiene disumane.
Pertanto, grazie ad un legislatore pigro ed ipocrita, che si rifiuta perfino di condurre una indagine conoscitiva sul fenomeno dell'eutanasia clandestina, don Verze' rischia una condanna dai 6 ai 15 anni di carcere, come ogni medico che compie gesti simili.
Ci auguriamo che la procura di Milano non voglia soprassedere, ma faccia il suo dovere fino in fondo. Solamente cosi' potra' emergere in tutta la sua potenza l'inadeguatezza della legge italiana a proposito di fine vita.
Infine, siamo curiosi di ascoltare le reazioni del fronte politico della "sacralita' della vita", che si e' scagliato contro Marco Pannella per aver dato la disponibilita' a staccare la spina a Piergiorgio Welby. Cosa diranno ora che e' un cattolico, un prete, ad aver ammesso di aver gia' compiuto lo stesso gesto?

Pietro Yates Moretti
Consigliere Aduc e responsabile del notiziario "Vivere & Morire" (clicca qui), dedicato ai temi dell'eutanasia e della liberta' terapeutica
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