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EUTANASIA CLANDESTINA. IN NEONATOLOGIA PUO' ESSERE SUCCESSO 4065 VOLTE
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Comunicato 
8 novembre 2006 0:00
 

Firenze, 8 Novembre 2006. Per capire il fenomeno dell'eutanasia clandestina, riflettiamo su questi dati, che riguardano i casi che forse ci toccano di piu', ovvero le decisioni sul fine vita nei reparti italiani di neonatologia:
- 420 neonati sono deceduti a seguito dell'interruzione della respirazione artificiale;
- a 30 neonati e' stata praticata una iniezione di farmaci con l'intenzione di terminare la vita;
- a 675 neonati non e' stato somministrato alcun trattamento di sostentamento vitale;
- a 780 neonati non sono state praticate manovre di rianimazione;
- a 1170 neonati non sono stati somministrati trattamenti necessari ai fini dell'allungamento della vita;
- a 510 neonati non sono stati somministrati farmaci salva-vita;
- a 480 neonati sono stati somministrati farmaci per alleviare il dolore anche se potenzialmente letali.
Questi dati emergono da una indagine pubblicata dalla rivista "The Lancet" (355 (2000): 2112-18), in cui un campione di medici neonatologi dichiarava di aver praticato quanto sopra almeno una volta (il numero di casi, quindi, e' sicuramente piu' alto). Le cifre sono calcolate basandosi sul numero di neonatologi in Italia di cui siamo a conoscenza, circa 1500: E' da tener presente che il numero di situazioni in cui sono state prese decisioni simili sui neonati, e' sicuramente superiore, vista la reticenza (comprensibile) su una materia del genere, ed il fatto che questa indagine non riguarda medici di famiglia e pediatri. Nel contempo, e' possibile che alcuni di questi casi siano sovrapponibili: ad esempio, potrebbe essere stata somministrata una iniezione letale ad un neonato a cui era stata anche interrotta la respirazione artificiale.
E' da questo tipo di indagine che deve nascere la consapevolezza che il fenomeno esiste, che va compreso ed eventualmente combattuto o regolamentato. Alcuni di questi casi, per i medici, non sono eutanasia in senso stretto. Non la pensa sempre cosi' la giustizia, che invece ha perseguito i medici anche in questi casi. Medici che poi -giustamente- diffidano, tant'e' che spesso agiscono clandestinamente. In questo modo, sono spinti ad escludere dalla decisione i famigliari, e anche quei colleghi che potrebbero fornire opinioni diverse (e talvolta anche piu' giuste).
Lo strumento principe per capire la realta' del fenomeno eutanasia e' quindi l'indagine parlamentare, con garanzia di anonimato per i medici. Per questo rivolgiamo un appello ai parlamentari affinche' facciano loro la richiesta di una indagine sull'eutanasia clandestina in Italia gia' presentata alla Camera dall'onorevole Donatella Poretti della Rosa nel Pugno:
clicca qui

Pietro Yates Moretti
Consigliere Aduc e responsabile del notiziario "Vivere & Morire" (clicca qui), dedicato ai temi dell'eutanasia e della liberta' terapeutica
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