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INFLUENZA AVIARIA: METTIAMOCI IL CASCO
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Comunicato 
27 ottobre 2005 0:00
 

Roma, 27 Ottobre 2005. E' possibile che un vaso possa cadere da un davanzale e colpire un passante. Per questo motivo dobbiamo suggerire a tutti i pedoni di indossare il casco? No di certo, ma quello che sta succedendo intorno all'influenza viaria riporta al vaso e al casco. In Asia, centro della presenza dl virus aviario, in due anni sono morte 62 persone a causa del virus aviario su una popolazione di 1,8 miliardi di persone: una percentuale di mortalita' infinita che non dovrebbe preoccupare piu' tanto, fermo restando che occorre adottare le necessarie misure igienico-sanitarie. In questi anni la temuta ricombinazione del virus influenzale tradizionale con quello aviario non c'e' stata, ovvio che potrebbe esserci, ma cosi' non e'. Dunque siamo di nuovo al vaso e al casco. In Asia non c'e' stata una epidemia umana estesa, eppure le condizioni di vita locali non sono ai massimi livelli, il che dovrebbe favorire un'infezione diffusa, ma cosi' non e', il che ci ricorda sempre l'esempio del vaso e del casco. Nel 1919 ci furono 50 milioni di morti nel mondo per l'influenza, pochi pero' ricordano che le cause di morte erano dovute prevalentemente alle complicazioni polmonari di origine batterica. Allora non esistevano gli antibiotici che curano e guariscono le polmoniti batteriche. Oggi sono disponibili gli antibiotici. Cosa c'azzeccano quindi i 50 milioni di morti del 1919 con la situazione attuale? Nulla, appunto. Eppure si danno notizie allarmistiche e non si fa informazione. Il direttore esecutivo dell'Efsa (European Food Safety Authority), Geoffrey Podger, insiste con gli allarmi e con i consigli della mamma: meglio mangiare cibi cotti che crudi. Podger ha scoperto l'acqua calda. Detto in questi frangenti e' come se avesse versato dell'alcool su una ferita aperta. Si continua cosi' ad allarmare i pedoni per i vasi che cadono dai davanzali e a... consigliare il casco.
Primo Mastrantoni, segretario Aduc.
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