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PILLOLA ABORTIVA RU486: PER IMPEDIRNE L'USO IN ITALIA IL MINISTERO DOVRA' CONVINCERE QUASI TUTTA LA UE. COME SOLLECITATO DALL'ADUC, AVVIATA LA PROCEDURA EUROPEA DI REGISTRAZIONE
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Comunicato 
9 febbraio 2006 0:00
 

Firenze, 9 febbraio 2006. Nonostante sia commercializzata in 21 Paesi europei e da oltre vent'anni sia dimostrata la sua efficacia e sicurezza, la pillola abortiva Ru486 continua ad essere una rarita' per le donne italiane, costrette a sottoporsi solo all'intervento chirurgico di aspirazione.
Per questo nelle scorse settimane avevamo scritto una lettera aperta (clicca qui) ai laboratori Exelgyn -casa produttrice di questa pillola- per chiedere che attivasse con urgenza la procedura europea di mutuo riconoscimento del farmaco anche per l'Italia. Tale riconoscimento -avevamo sostenuto- impone alle autorita' italiane un confronto puramente scientifico con gli altri Paesi membri e con le competenti autorita' comunitarie, senza gli abituali muri ideologici a cui ci hanno abituato in questi anni. Per l'occasione avevamo espresso la convinzione che il Governo italiano, scevro di argomentazioni medico-scientifiche e giuridiche, non avrebbe potuto o voluto opporvisi.
Nella lettera abbiamo fatto presente che, a sostegno dell'introduzione anche in Italia della Ru486, l'Aduc aveva raccolto ben 70.000 firme (clicca qui).
Nella sua risposta pervenutaci oggi, il Presidente della Exelgyn, Alexandre Lumbroso, ci ha comunicato di aver ufficialmente avviato la procedura europea centralizzata di mutuo riconoscimento."Entro ottobre di quest'anno otterremo una risposta definitiva", spiega Lumbroso, che aggiunge: "stiamo per commercializzare il Mifegyne (ndr. Ru486) in Italia".
Questo sgombra il campo da cio' che nei giorni passati il ministro della Salute, Francesco Storace, ed altri esponenti politici hanno ripetutamente insinuato, ovvero che la mancata richiesta di registrazione da parte della casa farmaceutica fosse dettata dalla pericolosita' del farmaco.
A questo punto aspettiamo, insieme agli esperti di 21 Paesi europei e dei maggiori Paesi del mondo, le contro-repliche (MEDICO-SCIENTIFICHE, non altro) del nostro ministro.

Fino ad ottobre, comunque, la pillola potra' essere utilizzata in Italia solo tramite la laboriosa e non sempre efficace procedura di importazione dall'estero, che il presidente della Exgelyn definisce "gravosa per gli ospedali, come per la Exelgyn". Evidentemente il ministro Storace non la riteneva sufficientemente gravosa, tant'e' che, con motivazioni chiaramente elettorali, ha modificato in senso restrittivo quel decreto ministeriale del '97 sull'importazione dei farmaci dall'estero, grazie al quale alcune donne italiane (ed in particolare toscane) si erano potute avvalere della pillola abortiva.
Rinnoviamo la disponibilita' dell'associazione ad assistere legalmente tutte quelle donne che, malgrado loro, abbiano dovuto sottoporsi all'aborto chirurgico invece di quello farmacologico e che per questo vogliano chiedere al ministero della Salute il risarcimento dell'eventuale danno alla persona (clicca qui).

Pietro Moretti, consulente Aduc
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