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Reati d'opinione. La condanna di Vittorio Feltri. Dilagano le lacrime di coccodrillo. Abolire l'Ordine dei giornalisti!!
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Editoriale di Vincenzo Donvito
15 febbraio 2006 0:00
 
L'attuale direttore del quotidiano "Libero", Vittorio Feltri, e' stato condannato ad un anno e sei mesi per la diffamazione del senatore Ds Gerardo Chiaromonte, poi scomparso nel 2003. Il processo era relativo ad un articolo apparso a fine anni '90 sul Qn, il quotidiano nazionale della Poligrafici Editoriale, di cui a quel tempo Feltri aveva assunto la direzione. Nel pezzo, senza firma, il nome del senatore veniva indicato come uno di quelli inseriti nel dossier Mitrokhin, la lista di collaboratori occulti dell'Unione Sovietica compilata da un ex archivista del Kgb.
Su questa vicenda non sono mancate le prese di posizione dei vari politici di Governo e di opposizione, tra cui anche il presidente Silvio Berlusconi, che hanno giudicato assurda la condanna ed hanno colto l'occasione per parlare della necessita' dell'abolizione/depenalizzazione dei reati a mezzo stampa, gia' approvata dalla Camera.
Secondo noi si tratta di lacrime di coccodrillo, perche' versate solo per farsi notare e apparire paladini della liberta' di stampa e di espressione. Se queste norme permangono e sono li' da diversi anni, non e' dovuto ad un misterioso incontro astrale, ma solo per precisa volonta' politica. Volonta' che era tale quando al Governo c'era l'attuale opposizione e che sono ancora tali col Governo del centro-destra.
E quand'anche si depenalizzassero la situazione non cambierebbe molto. Certamente meglio di "un dito in un occhio", ma il motivo per cui tutto cio' continua ad accadere continuerebbe ad essere tale. Si puo' parlare di liberta' di stampa in un Paese in cui la direzione responsabile di un giornale possa essere solo assunta da chi e' costretto ad iscriversi ad una corporazione, a pagare le quote a questa corporazione? E' possibile che per assumersi la responsabilita' di cio' che si dice e di cio' che si scrive o si fa si' che venga scritto, sia necessario appartenere ad un ordine professionale? Quali caratteristiche sono necessarie se non quelle di ogni cittadino rispettoso della legge e della Costituzione? Scrivere ed assumersene la responsabilita' e' un atto professionale o non piuttosto una quotidianita' di ognuno di noi? Oppure si vuole stabilire che esista una professionalita' nello scrivere e nell'assumersene la relativa responsabilita'? E chi dovrebbe essere in grado di giudicare questa professionalita' non sarebbe semplicemente un censore, visto che siamo nell'ambito delle opinioni?
Liberi i giornalisti di associarsi come ritengono piu' opportuno, ma che questa loro scelta debba essere condizionante dell'esistenza di un giornale o di un contratto di lavoro per esercitare il mestiere di giornalista... il risultato e' quello di un Paese con uno dei piu' bassi tassi di lettura, di vendita, di produzione e di distribuzione dei giornali.
Se alle parole altisonanti di solidarieta' a Vittorio Feltri non seguiranno fatti concreti per l'affermazione della liberta' di stampa e la liberazione dai tentacoli corporativi, cioe' l'abolizione dell'Ordine dei giornalisti, dire che siamo in presenza di lacrime di coccodrillo e' il minimo, perche' la consuetudine e' quella di un continuo attentato alle liberta' degli individui e dei cittadini, nonche' alla liberta' d'impresa e di consumo.
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