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Furbetti!? No, disonesti. E basta
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Articolo di Annapaola Laldi
16 maggio 2019 10:43
 
  E’ da qualche anno che ha preso piede il termine “furbetti” applicato a chiunque calpesti leggi e regolamenti, e si comporti, in realtà, in modo parecchio disonesto.
Ci sono i “furbetto del cartellino”, che si registrano in ufficio e poi vanno a fare la spesa o altre attività per loro più interessanti e/o lucrose, e quelli, ancora più sbrigativi, che sul luogo di lavoro manco si presentano, ma si fanno passare il badge, cioè la tessera di riconoscimento, da un collega compiacente.
Ci sono i “furbetti parlamentari”, cioè i deputati e senatori che non sono presenti in aula, ma “partecipano” alle votazioni per interposta persona, avendo affidato la loro tessera a colleghi che vengono chiamati “pianisti” che, al momento opportuno, si trasferiscono nell’altrui postazione e passano anche le tessere di quei colleghi fedifraghi, facendoli così apparire presenti e votanti.
Ci sono anche i “furbetti delle poltrone”, quelli che si fanno un baffo dell’articolo 122 della Costituzione che decreta:  "Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una giunta regionale e a una delle Camere del Parlamento", anche se questi ultimi dovrebbero essere stati debellati (ma chissà!).
E poi i “furbetti dell’invalidità”, quelli che si spacciano per ciechi o paraplegici e invece ci vedono e si muovono benissimo.
E anche i “furbetti del terremoto”, squallidissimi individui che si spacciano per terremotati per accedere ai fondi stanziati per chi il terremoto l’ha patito davvero.
E recentemente, in occasione del reddito di cittadinanza, si è parlato anche di “furbetti del divorzio”, cioè coniugi che divorziano, per poter usufruire di tale reddito.
Insomma, la lista dei “furbetti” è destinata ad allungarsi, se non si mettono in moto controlli capillari di vario genere, di cui quelli annunciati dal ministro Bongiorno sono solo una parte.

Ebbene, questo termine, furbetti, mi fa arrabbiare.
Anche se l’illustre Enciclopedia Treccani, per questa parola, contempla anche il significato di “Chi si comporta in modo fraudolento violando o aggirando le regole”, io lo trovo assolutamente inadeguato alla gravità dei comportamenti che vuole indicare. Anche perché, “furbettorientra nel novero dei diminutivi/vezzeggiativi e, quindi, a qualunque comportamento o persona si applichi, strizza l’occhio all’ascoltatore, comunicando tutto sommato più ammirazione/tenerezza che non disapprovazione.
Invece, chi si comporta in modo disonesto, sia commettendo un vero e proprio reato sia facendo qualcosa di riprovevole anche solo sul piano etico/morale, va indicato senza mezzi termini come una persona disonesta, profittatrice, ladra – ladra, quanto meno di fiducia, che è alla base della vera convivenza civile, ma certo anche, in molti casi, proprio di soldi, perché di solito queste persone si appropriano indebitamente di stipendi, oppure di pensioni e benefici pensati per chi davvero è nel bisogno. Quindi rubano su larga scala.
 
E, dunque, mi appello a giornalisti della carta stampata e della radio e televisione: per cortesia, queste persone chiamatele col loro nome: disonesti, malfattori o anche ladri – magari coi colletti bianchissimi, d’accordo, ma a maggior ragione indegni di “diminutivi” o “vezzeggiativi”.
Non c’è niente da diminuire, niente da vezzeggiare, nei comportamenti sopra elencati; solo da biasimare e deprecare, isolando queste persone e i loro squallidi comportamenti, estendendo biasimo e punizione anche a coloro che, aiutando i disonesti a compiere le loro malefatte, se ne fanno complici consenzienti.
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