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Se vuoi le piste ciclabili, vota alle elezioni europee
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Articolo di Redazione
19 maggio 2014 10:29
 
  Si', e' proprio cosi, se vuoi delle piste ciclabili nella tua citta', vota alle elezioni europee. Spesso lo si ignora, ma le decisioni politiche che vengono prese, secondo un complesso processo decisionale, della Commissione, del Parlamento europeo e del Consiglio (gli Stati membri), si ripercuotono ovunque, compreso le infrastrutture ciclabili, le piste ciclabili, gli sgravi fiscali in favore dei ciclisti o per le politiche di prevenzione per le vittime della strada. Cioe', tutto e' politica.
La lobby della bicicletta
A Bruxelles, la lobby della bicicletta vale circa 1 milione di euro e 20 salariati: la federazione europea dei ciclisti (ECF - European Cyclists' Federation) ha stabilito la propria sede nel quartiere europeo, a qualche pedalata dal palazzo del Parlamento, frequentato dai deputati per la maggior parte del loro tempo, con l'eccezione di quando ci sono le sedute straordinarie a Strasburgo, tre giorni al mese. “Noi abbiamo di recente ricevuto una sovvenzione di 300.000 euro dalla direzione generale dell'Ambiente in seno alla Commissione, che ci serve anche per condizionare le altre direzioni della Commissione”, dicono, in totale trasparenza, all'ufficio stampa dell'organizzazione.
Il potere del deputato europeo
I 766 deputati europei che saranno eletti domenica 25 maggio dispongono di poteri di diversa natura. Sicuramente, nell'emiciclo, quando si presenta un testo che tocca da vicino o da lontano la tematica “bicicletta”, ogni voto e' importante, ed ECF controlla da vicino i dossier sulla sicurezza stradale, la qualita' dell'aria, la raccolta di statistiche sulla mobilita' urbana o il budget dei trasporti. Ma il lavoro di un eurodeputato non finisce al termine di ogni seduta pubblica. Lui ha il potere di ordinare dei rapporti, come quello che ha rivelato, nel 2009, l'enorme impatto economico del cicloturismo negli Stati membri. Per la lobby della bicicletta, i deputati favorevoli allo sviluppo ciclabile presentano un altro interesse: “ci informano, dall'interno, sui testi in discussione e sui voti che ci saranno”, indica la ECF.
Come tutte le lobby a Bruxelles, ECF dispone di una agenda precisa (qui il loro manifesto per le elezioni prossime). Uno dei principali obiettivi e' di ottenere che il 10% del budget destinato alle infrastrutture dei trasporti, sia riservato alla bicicletta. Questo rappresenta, per l'esercizio 2014-2010, una somma di 6 miliardi di euro, una cifra che puo' sembrare enorme, anche a livello dell'Unione. Per il periodo 2007-2013, 600 milioni di euro erano stati destinati alla bicicletta, sotto diverse forme: sistemazione urbana, piste ciclabili a vocazione turistica, stage di promozione e informazione...
Ma solo quattro Stati, e solo loro, hanno “consumato” i due terzi di questa somma, 100 milioni a testa: Germania, Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca. Poiche' la parte del budget “ciclistico” non dipende solo dai voti dei parlamentari europei, la volonta' dei governi nazionali di utilizzarla o meno, e' essenziale.
Alleanze inedite
I dossier che riguardano la promozione delle biciclette sono molto diversi ed esigenti, nella nebulosa europea, delle alleanze inedite, delle diverse campagne di informazione e dei vari interlocutori. Dall'inizio dell'anno, anche una direttiva sui camion e' all'attenzione del Parlamento. Questo testo, che si interessa essenzialmente della forma dei camion, dovra' essere applicato ai costruttori. La lobby ciclista ha scelto questa occasione per esprimersi a favore di una migliore prevenzione delle vittime della strada. “Per questo ci siamo alleati con il European Transport Safety Council, l'organizzazione impegnata per la sicurezza stradale in Europa. E finalmente, il voto del Parlamento europeo e' andato come noi volevamo”, dicono all'ECF.
Il conservatorismo degli Stati.
Ma la battaglia non e' ancora vinta, perche' il dossier deve essere portato davanti al Consiglio. A Bruxelles i confronti non oppongono con forza, come si potrebbe immaginare, le lobby degli uni e degli altri. Nella questione dei camion, la direttiva si scontra con gli Stati che intendono proteggere gli interessi dei costruttori. Non perche' c'e' opposizione alla prevenzione delle vittime della strada, ma non vogliono nuove norme che li obblighino a modificare le linee di fabbricazione.. Nel contempo, quando la Commissione aveva proposto la nomina di una “Signora bicicletta” incaricata di coordinare la politiche sul continente, la Germania si era opposta.
Tre deputati sostengono la ECF
In questo complesso universo, la ECF ha potuto contare, nella legislatura che finisce ora, sulla disponibilita' di Michael Cramer (Verdi, Germania), che partecipa regolarmente alle annuali conferenze “Velocity” (che l'anno prossimo si terra' a Nantes, in Francia). Ma la bicicletta non e' solo una questione di ecologisti, ricorda la ECF, che ci tiene alla differenziazione dei propri sostenitori. Dieter-Lebrecht Koch (PPE, Germania) o Saïd El Khadraoui (PSE, Belgio) hanno ugualmente appoggiato, in modo continuativo, le rivendicazioni della lobby ciclistica. Per la prossima legislatura, altre voci potrebbero emergere. L'organizzazione ha realizzato una indagine presso i candidati, per sapere se si spostano o meno in bicicletta e se erano interessati ad incoraggiare l'uso della bicicletta (qui i dettagli).
Tra i 364 che hanno risposto, il 15% ha indicato di usare la bicicletta tutti i giorni e il 30% piu' volte durante la settimana, molto di piu' della media degli europei stessi. Tutti hanno mostrato un certo interesse sulle proposte del ECF. Ma questa indagine ha evidentemente  un problema: hanno risposto solo i candidati che hanno detto di andare in bicicletta. E, al momento, niente ci assicura che saranno eletti.

(da un articolo di Olivier Razemon, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 18/05/2014)
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