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Adozione maggiorenni. Ricorso alla Corte dei Diritti dell'Uomo. Lo stato dei fatti con la Bielorussia
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Articolo di Isabella Cusanno
7 gennaio 2016 12:37
 
 E’ stata iniziata procedura avanti alla Corte dei Diritti dell’uomo a Strasburgo per violazione da parte dello Stato Italiano di alcuni diritti fondamentali (diritto alla famiglia, al nome, divieto di discriminazione ecc.) in merito alla attuale disciplina vigente in Italia relativa alle adozioni maggiorenni ed alle modalità di recepimento delle decisioni e degli atti di stato civile stranieri in merito all’istituto.
In Italia la norma per le adozioni dei maggiorenni non prevede a differenza delle altre Nazioni europee (quasi tutte) una specifica disciplina in favore di quegli adottati che avevano già costituito un profondo rapporto parentale con la famiglia o con la persona che li adotta alla maggiore età, quando erano ancora bambini.
E la riforma di diritto di famiglia ha sempre più sacrificato questa norma e oscurato ogni sua valenza.
Prima di proseguire su questo nuovo impegno, è necessario fare il punto sulla questione dei recepimenti in Bielorussia delle sentenze italiane di adozione maggiorenni
Come è già stato più volte ricordato, abbiamo ottenuto sei recepimenti con il risultato che sono stati emessi sei diversi certificati di nascita con le generalità dei ragazzi adottati cambiate in seguito all’intercorsa adozione
Tutto questo è stato possibile in forza del trattato bilaterale Italia Urss del 1979 che prevede il recepimento (automatico) delle sentenze italiane di adozione in sede di volontaria giurisdizione, recepimenti che devono essere riconsiderati ed omologati alla normativa dello Stato ( Bielorussia) a cui si chiede il recepimento, l’esecuzione, la valutazione della sentenza italiana
Tutto questo è stato compiuto a partire dal 2010/2011 (anno del primo recepimento) al luglio del 2013. Subito dopo l’operazione si è bloccata senza una chiara ed esplicita motivazione da parte delle autorità Bielorusse
A tutt’oggi non sappiamo cosa sia successo, ma è evidente che c’è stata una partecipazione delle autorità italiane. Una partecipazione che può manifestarsi anche in una omissione di intervento o di richiesta o di pressione o di applicazione del Trattato medesimo.
Nel 2015 è parsa possibile una ripresa dei recepimenti, ma nonostante la posizione del Tribunale regionale di Moghilev, che richiedeva una esecuzione automatica della sentenza italiana, il Ministero di Giustizia a Minsk, al pari dei comitati esecutivi locali e degli ZAGS interpellati, hanno rifiutato l’esecuzione.
La posizione degli adottati maggiorenni ritorna quindi precaria ed indiscutibilmente soggetta ai capricci del caso o a quello delle autorità locali.
Ripetiamo: non siamo in grado di dire con certezza per quali motivi lo Stato Bielorusso abbia precluso questa strada. Le motivazioni offerte a risposta dell’ultima nostra istanza datata luglio 2015 non appaiono in grado di giustificare il repentino cambio di orientamento.
Esse sono concentrate sulla questione che appariva ormai seppellita dal buon senso e dal futuro che avanza
Le adozioni di maggiorenni sono in violazione dell’ordine pubblico bielorusso. Ritorna lo spettro delle adozioni maggiorenni come paravento a rapporti affettivi omosessuali, qualificati come illeciti o come immorali negli ambienti bielorussi.
Questo black out dell’autorità bielorussa nei confronti dei recepimenti delle adozioni maggiorenni in Italia non serve ad impedire che le stesse avvengano e quindi che non vengano “ consumati i reati” . Al fine di impedire la degenerazione di un istituto giuridico serve invece la assoluta trasparenza della sua esistenza e dei suoi effetti. Il mancato recepimento delle sentenze comporta, appunto l’ effetto contrario, qualora queste adozioni possano essere utilizzate per scopi diversi dal motivo per le quali sono state dichiarata dal Tribunale Italiano, questo è il modo migliore per rendere possibile ogni abuso.
Non crediamo che l’autorità Bielorussa non se ne renda conto.
Allora cosa ha spinto l’autorità Bielorussa a bloccare questi recepimenti?
Innanzitutto non crediamo possibile che ciò sia avvenuto senza il coinvolgimento dell’autorità italiana, perché il trattato è stato firmato da entrambi le nazioni
Ed allora utilizziamo un briciolo di sana logica latina e cominciamo a chiederci “ cui prodest?” a chi giova non recepire queste sentenze?
Gli effetti di questi recepimenti erano essenzialmente due:
1) Gli adottati venivano integrati all’interno della società italiana senza che potessero essere evidenti differenze all’interno del nucleo familiare o in generale del contesto sociale
La mancanza di integrazione comporta invece che l’adottato maggiorenne rimane un soggetto che ha spontaneamente firmato un contratto senza rilevanza socio familiare con un altro individuo al quale presterà assistenza e conforto in cambio di una probabile, ma non certa ,eredità futura.
Se colui con cui ha contratto il rapporto di “assistenza” (potremmo definirlo così, vista la lettera della legge italiana attuale in tema di adozione maggiorenne) muore prima che l’adottato abbiamo potuto richiedere o ottenere la cittadinanza italiana, il suo posto in Italia sarà a rischio e potrà essere rimpatriato a discrezione delle autorità italiane (è già successo)
In forza di questo effetto possiamo quindi individuare una urgenza di ordine pubblico: nessuna delle due nazioni, ossia né l’Italia né la Bielorussia, vogliono questo flusso di migrazione. Il rapporto che viene instaurato è a tempo e non ha rilevanza se non tra coloro che lo hanno richiesto, con un’altra limitazione data dal fatto che uno delle due parti non è cittadino italiano
2) Gli adottati maggiorenni integrati nella realtà italiana erano considerati uguali e con i medesimi diritti degli adottati minorenni
La mancanza del recepimento quindi comporta che questi adottati non saranno mai più assimilabili agli adottati da minorenni, gli accordi e le scelte compiute in sede politica non verranno violate o manomesse, nessuno potrà davvero sperare di ottenere un genitore o un figlio se non tramite il percorso obbligato delle adozioni di un minore secondo la trafila imposta dalle norme e degli accordi internazionali.
Quindi se il politico di turno o l’assistente sociale o l’associazione o altri soggetti estranei metteranno il loro veto, nessuno potrà mai sperare di vedere realizzato il suo sogno affettivo, di poter consolidare un rapporto con un bambino, né un bambino potrà mai vedere avverata la famiglia che ama dentro il suo cuore se qualche burocrate ha deciso il contrario.
Senza contare i costi di questo tipo di adozione, costi leciti o di sottobanco che siano. Se un coppia non possiede le risorse economiche sufficienti è estromessa dalla possibilità di raggiungere il suo sogno.
L’opzione è quindi l’adozione maggiorenne, ma se questa non è in grado di sostituire l’adozione minori, rimane una specie di sogno da luna park, da paese dei balocchi.
In forza di questo effetto possiamo quindi rilevare una urgenza di mantenimento degli equilibri, dello status quo delle adozioni, a tutto vantaggio degli interessi che in questo settore vengono espressi da chi se ne occupa e ne monopolizza il procedimento.
(Continua)


 
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