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Speculazione o deviazione finanziaria?
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Articolo di Alessandro Pedone
12 maggio 2010 10:12
 
In questi giorni sui media si sta scatenando la caccia allo speculatore, visto in chiave negativa come l’untore di manzoniana memoria.
Gli speculatori sarebbero i “cattivi” che in questo momento stanno affamando la Grecia e che rischiano di fare altrettanto con altre nazioni. Sarebbero gli stessi, “cattivi”, che durante la precedente crisi avrebbero messo a repentaglio la sopravvivenza stessa del nostro sistema finanziario.
La realtà è diversa.
Se vogliamo fare un ragionamento sensato è necessario distinguere fra speculazione finanziaria e deviazioni prodotte dall’attuale sistema finanziario.
Che cos’è la speculazione finanziaria?
Il termine “speculare” si usa anche in ambito umanistico. Si suol dire “questa è una speculazione filosofica”, riferendosi ad argomentazioni che non poggiano su solide basi.
L’etimologia della parola deriva da specula (vedetta) e da specere (scrutare) e fa quindi riferimento a colui che stava di vedetta per guardare più lontano i movimenti delle truppe nemiche.
Speculare, quindi, significa guardare più lontano degli altri. Naturalmente, in filosofia come in finanza, nel tentare di “guardare più lontano di altri” si può aver ragione, ma si può anche aver torto. Si parla di “speculazione filosofica” proprio in riferimento ad argomentazione che non sono affatto acclarate e che anzi poggiano su fondamenta poco solide, proprio perché sono frutto di un tentativo di spostare il pensiero oltre le frontiere comuni.
Così in finanza si compie un’operazione speculativa quando ci si assumono forti rischi, poiché si prendono posizioni basandosi su aspettative che vanno oltre ciò che mediamente gli altri operatori “vedono”.
Mentre un investitore, solitamente, prende posizioni sulla base di solide aspettative (ad esempio: acquista azioni poiché crede nella capacità di produrre utili delle aziende che ha acquistato), lo speculatore si muove sulla base di aspettative molto meno solide.
L’investitore è molto interessato all’andamento dell’attività sottostante il titolo che ha acquistato. Al contrario, allo speculatore interessa il movimento del titolo, non il titolo stesso o l’attività che vi sta dietro (ed a volte opera contro di essa).
L’attività di speculazione è un’attività - per sua natura - altamente rischiosa. Le scommesse si vincono e si perdono. Quando si vince si guadagna - anche bene - e quando si perde si rimettono soldi - anche tanti. In entrambi i casi, le probabilità di vincere sono - mediamente - simili alle probabilità di perdere.
A prescindere dai giudizi etici circa un’attività che è esclusivamente orientata a fare delle scommesse per guadagnare prescindendo dalle sorti delle attività sulle quali si scommette, l’attività di speculazione è fondamentale per i mercati finanziari.
Senza la speculazione finanziaria non potrebbero esistere gli investimenti finanziari così come li conosciamo oggi. Gli speculatori finanziari garantiscono ai mercati il servizio più importante: la liquidità.
Se un investitore acquista un’attività finanziaria, ha la ragionevole certezza che in un qualsiasi momento futuro potrà rivenderla ad un prezzo di mercato.
Chi gli offre questa “ragionevole certezza”? Gli speculatori.
La maggioranza delle negoziazioni sui mercati avvengono per mano di quei soggetti che non sono realmente interessati a titoli sottostanti, ma che stanno compiendo scommesse su tali titoli.
Se non vi fossero loro, i mercati sarebbero drammaticamente meno liquidi.
Dovremmo ripensare completamente tutte le logiche di negoziazione delle attività finanziarie (il che potrebbe non essere necessariamente negativo, ma dobbiamo ripensare tutto da zero: vasto programma, direbbe il Generale Charles De Gaulle).
Se un titolo non fosse facilmente vendibile in futuro, chi sarebbe disposto a comprarlo oggi? In altri termini, gli speculatori sono essenziali al funzionamento dei mercati finanziari.

Il problema, quindi, non risiede nell’attività di speculazione in sé, bensì nell’inadeguata regolamentazione della stessa.
Affinché la speculazione non si trasformi in una deviazione della finanza sono necessari almeno due requisiti.
1. Se perdi paghi, altrimenti non scommetti. Non può esistere una condizione nella quale se scommetto e vinco prendo una montagna di soldi e se perdo paga la collettività. Questo non è speculare, questo è tradire ogni logica di mercato. Le speculazioni finanziarie devono essere possibili solo all’interno di precise dimensioni che assicurino la solvibilità di chi compie le scommesse. Nell’ultima crisi del 2007/2008 questa condizione è stata violata. Le grandi istituzioni finanziarie hanno assunto rischi ai quali non erano in grado di far fronte. Qui il problema non è della speculazione finanziaria, ma della deviazione di un sistema finanziario il quale, al fine di speculare, si è inventato marchingegni talmente complessi da essere fuori controllo. I sistemi di incentivi delle grandi banche (tutti ancora in essere) fanno sì che agli operatori convenga fare scommesse, anche azzardate, tanto se vincono si prendono enormi bonus, se perdono, perde la banca. Questo non è tollerabile.
2. Investitore e speculatore devono giocare allo stesso tavolo. La speculazione ha senso (dal punto di vista della collettività) nella misura in cui serve ai mercati finanziari i quali hanno (o dovrebbero avere) come scopo primario mettere in comunicazione coloro che svolgono attività produttive con coloro che desiderano investire in dette attività. Gli strumenti che utilizza la speculazione devono essere compatibili con l’attività d’investimento e non devono essere in grado, neppure potenzialmente, di creare complicazioni all’attività d’investimento. Facciamo un esempio che molti comprendono. La possibilità di vendere un titolo anche se non si è precedentemente comprato (così detto: short selling) è utile nella misura in cui crea liquidità sul mercato. Se questa attività è correttamente regolamentata (cioè prima di eseguire l’operazione devo trovare un soggetto che presta il titolo, quindi - materialmente - un titolo sottostante all’operazione deve esistere) nulla da eccepire, ma se si possono immettere ordini di vendita per quantità illimitate, allora si può generare un disturbo al sistema il quale non porta alcun vantaggio, ma solo svantaggi. Ci sarebbero tanti altri esempi, più tecnici, di meccanismi finanziari che sono utili esclusivamente per l’attività di speculazione e che sono potenzialmente dannosi al sistema in quanto tale. Questi strumenti devono essere regolamentati e limitati.

In sintesi. La speculazione finanziaria, all’interno di questo contesto economico, è utile e va bene, ma deve essere la speculazione al servizio dell’investimento e non viceversa.
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