Venerdì 5 giugno 2026
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L'ADSL E' POCO DIFFUSA. IL MERCATO DOMINATO DA TELECOM NON GENERA SVILUPPO. IL GOVERNO DEVE CAMBIARE LE REGOLE A PARTIRE DALL'ABOLIZIONE DEL CANONE

Comunicato ·

Firenze, 7 Giugno 2006. Solo il 35% dei comuni di Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Umbria puo' dirsi coperto dall'adsl. Solo in queste fortunate citta' la percentuale della popolazione raggiunta e' superiore al 95%. Nel Sud la connessione veloce e' prerogativa solo dei centri urbani piu' importanti. Nel Meridione, poi, latita la liberalizzazione dell'ultimo miglio che consentirebbe di optare per un gestore alternativo a TelecomItalia. In Puglia, per esempio, riguarda solo il 27% della popolazione (meno 16% rispetto alla media nazionale). Anche il Nord soffre: in Veneto alla fine del 2005 solo il 40% della popolazione utilizzava Internet. Sono solo alcuni dati che si leggono nei servizi realizzati dalle edizioni regionali de Il Sole-24 Ore del 7 giugno.
Se qualcuno in questo quadro perde, altri guadagnano. Ci chiediamo: chi c'e' al centro del sistema di telecomunicazioni italiano? Indubbiamente TelecomItalia. L'ex monopolista a cui la stragrande maggioranza di italiani deve riconoscere un canone. La giustificazione e' nel fatto che Telecom e' obbligata impiantare una linea telefonica anche in cima ad un cocuzzolo dell'altopiano della Sila o in quello di Asiago. Insomma anche da soggetto privato Telecom e' tenuto a svolgere una funzione pubblica. Tale ruolo e' vantato dalla societa' in molti spot pubblicitari in cui passa il messaggio che Telecom e' un dei motori della sviluppo tecnologico italiano.
Ma trova ancora giustificazione un canone ad una societa' privata che garantisce (non sempre e non sempre bene) un servizio ormai "banalizzato"? Certo si deve investire in infrastrutture, ma anche da questo punto di vista la giustificazione non regge. Gli operatori di telefonia mobile (compresa la Tim) hanno creato una rete di ripetitori e per questa infrastruttura i clienti non sono costretti a pagare un canone.
Quindi, l'evocato contributo al progresso tecnologico da parte di Telecom e' reale? O piuttosto i privilegi riservatigli dalle attuali leggi sono un freno? In base alla nostra esperienza quotidiana non possiamo che propendere con la seconda ipotesi. Abbiamo sul nostro sito un'intera sezione dedicata ai disagi che Telecom crea agli utenti clicca qui
Tra le segnalazioni sono centinaia quelle che ci giungono da imprese che si lamentano dei servizi "garantiti" dall'ex monopolista. Qualche tempo fa la stessa Antitrust aveva multato Telecom Italia per la sua posizione dominante nel settore Business.
Non chiediamo nulla a TelecomItalia che, nel rispetto delle attuali norme fa il suo mestiere di fare soldi (anche se alcune indagini della magistratura e le tante segnalazioni su presunte truffe e altro mettono in dubbio la legittimita' di molti azioni della societa'). Chiediamo con forza al Governo ed in particolare al nuovo ministro delle Telecomunicazioni di modificare le regole a cominciare dall'abolizione del canone, evitando che i privilegi di un solo soggetto continuino a generare il ritardo nella diffusione delle nuove tecnologie, facendo pagare i costi delle inefficienze ai cittadini e alle aziende. Ci piacerebbe vedere le associazioni di impresa impegnate ad avanzare analoghe richieste.

Domenico Murrone, consigliere Aduc
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