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CLASS ACTION ALL'ITALIANA. IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA IGNORA IL MODELLO STATUNITENSE O FA SOLO FINTA?
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Comunicato 
26 settembre 2007 0:00
 

Firenze, 26 settembre 2007
Intervento dell'on Donatella Poretti parlamentare radicale della Rosa nel Pugno, segretaria della Commissione Affari Sociali.
Oggi il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha risposto ad un question time che chiedeva notizie delle iniziative legislative sulla class action o azione giudiziaria collettiva. Purtroppo la sua risposta non ha fatto che ribadire quello che tutti possono leggere dal sito Internet della Camera: ci sono vari progetti di legge in discussione alla Commissione Giustizia alla Camera -ormai da un anno, aggiungo io - e un ddl governativo il cui contenuto il Ministro ci ha nuovamente illustrato. Al Guardiasigilli e' evidentemente sfuggito che le proposte di legge sulla class action in discussione si dividono in due gruppi: uno che segue il modello degli Stati Uniti, tra cui c'e' anche una pdl depositata da me (1), e un altro per cosi' dire "all'italiana" che ha come modello, appunto, il disegno di legge governativo del ministro Luigi Bersani.
Secondo il ddl governativo solo le associazioni di categoria, le associazioni di consumatori finanziate dallo Stato e gli ordini professionali potranno promuovere una causa collettiva. Al contrario, le altre proposte di legge prevedono che chiunque, sempre e comunque dopo il vaglio di un giudice, potrebbe promuovere una class action.
E' evidente che il modello "italiano" citato dal ministro Mastella risulta essere piu' attento ai timori delle industrie che ai diritti dei cittadini. Un qualsiasi gruppo di cittadini dovra' rivolgersi infatti ad una delle organizzazioni citate, magari pagandole profumatamente, prima di poter procedere. Secondo la mia pdl, al contrario, qualsiasi cittadino ha il diritto di promuovere una class action. Senza questa possibilita', vi sarebbe un filtro enorme esercitato da chi spesso ha legami con le societa' oggetto delle controversie.
Un altro punto fondamentale riguarda la conclusione del procedimento: secondo le pdl che si ispirano al modello statunitense i consumatori che vincono la causa riceveranno automaticamente un risarcimento e lo riceveranno anche i consumatori che non sono stati in giudizio ma che sono comunque parte in causa. Il modello "italiano" invece prevede che dopo la vittoria della causa collettiva, ogni singolo consumatore debba poi proporre una causa individuale per ottenere il risarcimento. Un altro enorme filtro che impedirebbe ovviamente a molti di ottenere cio' che un giudice gli ha gia' riconosciuto.
Un esempio su tutti, a marzo sono state ufficialmente certificate come Class Action dal tribunale di New York le due azioni legali promosse dagli aderenti all'Aduc (associazione per i diritti degli utenti e consumatori) nei confronti della repubblica Argentina per la vicenda dei bond. In Italia, se dovesse essere approvata la proposta del Governo sulla Class Action, questo non sarebbe possibile, perche' il diritto ad agire non spetterebbe a chiunque, ne' tantomeno all'Aduc che -scegliendo di non partecipare al Consiglio nazionale delle associazioni di consumatori (Cncu) presso il ministero di Bersani- non risulterebbe come associazione idonea.
Invito tutti i consumatori e gli utenti a far sentire la propria voce, firmando anche la petizione dell'Aduc indirizzata alle istituzioni coinvolte (2)

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