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CLONAZIONE TERAPEUTICA. MENO MALE CHE L'ONU HA DECISO DI NON CONTARE NULLA.
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Comunicato 
19 febbraio 2005 0:00
 

Firenze, 19 Febbraio 2005. La commissione giuridica dell'Assemblea generale dell'Onu ha approvato a maggioranza una soluzione di compromesso (in parte proposta dall'Italia) che invita ogni Paese membro a dotarsi di leggi sulla clonazione. La spaccatura, come gia' si sapeva, e' avvenuta sulla clonazione terapeutica, legata alla ricerca con le cellule staminali embrionali. 71 a favore, 35 contrari e 43 astenuti e' il risultato del voto su una dichiarazione politica non ritenuta vincolante. Il testo finale si appella alle nazioni perche' adottino "tutte le misure necessarie a proteggere adeguatamente la vita umana nelle applicazioni delle scienze della vita" e perche' proibiscano "tutte le forme di clonazione umana nella misura in cui siano incompatibili con la dignita' umana e con la protezione della vita umana". Una dichiarazione che ora' dovra' essere presa in considerazione dai 191 membri dell'Assemblea generale, ma che ha visto subito diversi Paesi prendere subito le distanze, non ritenendola vincolante.
Quindi, meno male che l'Onu, grazie all'impegno di Belgio, Gran Bretagna e Corea del Sud, ha deciso di non contare nulla, votando documenti che non servono a niente, altrimenti porrebbe un serio freno alla ricerca sulle staminali embrionali che sta facendo passi da gigante in Paesi come la Gran Bretagna, la Spagna, la Svezia, la Cina, la Corea del Sud, Singapore, alcuni Stati degli Usa, etc. Ricerca che anche in Unione Europea e' finanziata coi fondi comunitari. Quindi coi soldi anche dell'Italia, dove, in nome del diritto alla vita dell'embrione, non e' consentito neanche l'uso di quegli embrioni avanzati dalle tecniche di fecondazione assistita di produzione nazionale, ma non e' vietato l'uso delle staminali embrionali che vengono dall'estero.
Bene, noi italiani ci teniamo per ora le nostre contraddizioni tipiche da cultura cattolica romana, sperando di modificarle con la vittoria dei SI' ai prossimi referendum (se si riesce a non farli convocare in piena estate). Meno male che al futuro (anche nostro) ci stanno pensando altri Paesi e, a suo modo, anche l'Onu.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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