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GIUBILEO A ROMA: TRA FALLIMENTI E SPRECHI
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Comunicato 
4 novembre 2000 0:00
 
Roma, 4 Novembre 2000. Il Giubileo a Roma? Un fallimento. Nel momento in cui il Papa, Giovanni Paolo II, riceve in Vaticano i politici e in special modo quelli italiani e romani -dichiara Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc- occorre fare i conti, quelli veri, non edulcorati, di quanto e' costato al contribuente italiano il Giubileo 2000 e soprattutto indicare fallimenti e sprechi. Iniziamo con il dire che l'85% delle opere giubilari programmate a Roma non sono state realizzate. Su 2.578 miliardi stanziati per il Comune di Roma ben 2.208 miliardi riguardano opere previste e non realizzate. Alcuni esempi? La linea C della metropolitana per 1.500 miliardi, le linee tramviarie per 213 miliardi, il passante viario Nord-Ovest per 91 miliardi, il passante ferroviario per 30 miliardi, ecc. Sono opere di tanto tempo fa, direbbe qualcuno, ricalibrate successivamente. Non e' vero perche' le ultime opere definanziate risalgono al 13 ottobre scorso, per 7.5 miliardi e altre ne verranno prima che l'Anno Santo finisca. I tempi sono stati strettissimi, direbbe qualcun altro. Macche', la costruzione dell'Auditorim, appalto per 169 miliardi, e' l'esempio lampante della capacita' del non fare: finanziato con i fondi della legge per Roma capitale del 1990, doveva essere completato nel 1997, a tutt'oggi e' stato costruito per il 30%. Un esempio di spreco di pubblico denaro? L'acquisto dell'apparato di controllo delle valigie a Fiumicino: doveva essere acquistato dalla societa' Aeroporti di Roma spa, costo 37 miliardi; fu acquistato invece con i fondi del Giubileo e doveva entrare in funzione il 1° gennaio di quest'anno. E' ancora inutilizzato perche' le conclusioni del collaudo "....non permettono, allo stato, di adottare il provvedimento di concessione.."(Enac).
Dove sono finiti i 2.578 miliardi spesi? In miliardi di rivoli.
Chiamiamo sul tavolo degli imputati (si fa per dire) il Sindaco di Roma, Francesco Rutelli, l'oggetto dell'accusa e' precisa: la Giunta capitolina del non fare.
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