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Comunicato
2 agosto 2007 0:00
Firenze, 2 Agosto 2007. Oggi la Camera ha deciso di modificare e prorogare fino a tutto il 2008 le disposizioni sulla libera professione dei medici all'interno delle strutture sanitarie, piu' nota come intramoenia. In un mondo che andasse a rigor di logica, l'attivita' privata dovrebbe in qualche modo aiutare quella pubblica, perche' quest'ultima abbia meno carenze, sia piu' tempestiva, piu' qualificata e con meno errori. Questa logica, pero', nel nostro Paese funziona al contrario, cioe' la sanita' pubblica aiuta quella privata ad esser tale. Dove sono i vantaggi per la sanita' pubblica e soprattutto per gli utenti del Servizio Sanitario Nazionale? Noi riusciamo solo a vedere servizi e prestazioni che la sanita' privata da' piu' velocemente di quella pubblica, ovviamente con costi per l'utente molto piu' alti che non il ticket, e spesso in situazioni che se non ci si rivolge al privato si compromette molto la propria salute.
In questa logica, i nostri legislatori hanno deciso di continuare e migliorare questo rapporto del pubblico che mantiene e alimenta il privato. Ed abbiamo "mostruosita' ridicole", dove il servizio pubblico fa da gestore di tutto il business del medico privato, financo nella riscossione delle parcelle. Ecco alcune perle:
- SPAZI: Gli spazi ipotizzati per la libera professione devono essere governati dall'azienda anche se sono esterni alla struttura pubblica. L'azienda puo' acquistarli, affittarli o prenderli in convenzione.
- PRENOTAZIONI: sara' il personale dell'azienda a prendere gli appuntamenti e a ricevere l'onorario, per permettere il controllo dei volumi delle prestazioni.
- TARIFFE: I prezzi delle prestazioni andranno pattuiti con la struttura, dovra' essere determinato un 'tariffario idoneo'.
Oltre le "mostruosita' ridicole" abbiamo anche le prese per i fondelli tipo questa:
- ALLINEAMENTO: Le aziende devono tenere sotto osservazione e controllo i volumi dell'attivita' al fine di conseguire il progressivo allineamento coi tempi della libera professione per assicurare che il ricorso a quest'ultima sia una libera scelta del cittadino e non una carenza di organizzazione dei servizi.
Abbiamo letto bene? Il cittadino dovrebbe scegliere liberamente di usare la sanita' a pagamento? E per quale motivo un cittadino che paga solo il ticket (e magari neanche quello) dovrebbe scegliere un servizio privato a totale pagamento rispetto ad uno pubblico se non perche' quest'ultimo ha delle carenze? E' questa la libera scelta? E' questo il modo che la sanita' pubblica ha per affrontare le proprie carenze, cioe' farle pagare al paziente e proprio nel momento critico in cui lo stesso deve farsi curare... momento in cui si bada poco alle spese se i soldi ci sono o -se questi soldi non ci sono- si soccombe?
Abbiamo l'impressione che nel vocabolario della politica il senso e il significato delle parole siano stravolte, ovviamente a danno dei cittadini e a vantaggio della corporazione dei medici, che' crediamo sia questo il prezzo pagato dallo Stato per garantirsi un minimo di qualita' e di continuita' di presenza medica qualificata nelle proprie strutture.
Qualcuno in sede di voto alla Camera ha detto che quanto stavano approvando non era il massimo, anzi lasciava molto a desiderare, ma l'alternativa sarebbe stata il caos, per cui ha votato a favore rimandando la "resa dei conti" alla fine del 2008. Noi non abbiamo elementi per credere che a questa data si faranno cose diverse dalle attuali "mostruosita' ridicole", quindi avremmo preferito quello che e' stato chiamato caos, ma che piu' pacatamente e senza prendere in giro nessuno si puo' chiamare libere professioni in libero mercato e servizio pubblico di qualita'. Tutto da organizzare, per carita'. Non bastano le paroline magiche tipo "libero mercato" per risolvere il tutto. Ma se non si comincia, per esempio dall'abrogazione dell'ordine/corporazione dei medici e dalla scelta del cittadino (a cui deve essere garantito il servizio sanitario gratuito) se farsi curare in una struttura pubblica o privata... qualcuno ci sta solo prendendo in giro.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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