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A RISCHIO PIZZA MADE IN ITALY? UN ALLARME CHE SI PUO' CONTENERE SOLO COL CALO DEI PREZZI E DEL COSTO DEL LAVORO
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Comunicato 
22 settembre 2007 0:00
 

Firenze, 22 settembre 2007. La Coldiretti ha lanciato l'allarme per il rischio della pizza made in Italy. Facendo seguito ad un nostro studio in cui avevamo evidenziato come la pizza viene venduta al consumatore con un ricarico del 790% sul prezzo base dei componenti base alimentari (1), l'associazione di agricoltori ha rilevato come sia molto probabile che, grazie alla mancanza dell'obbligo di indicare in etichetta l'origine dei prodotti agricoli impiegati (che sta per essere approvato al Parlamento in ottemperanza a disposizioni Ue [2]), vengano spacciati come italiani anche quelli provenienti da migliaia di chilometri di distanza (olio spagnolo o tunisino, per esempio, e pomodori cinesi).
Coldiretti ha ragione, ma solo in parte e relativamente: se fosse mantenuto questo obbligo di etichetta (che ovviamente auspichiamo anche noi) probabilmente potremmo meglio distinguere i prodotti realmente "made in Italy", ma a che prezzo? Quanti ne potrebbero fruire? Quanti sarebbero disposti a vendere ed acquistare una pizza (che oggi mediamente costa 6,5 euro) a 10/12 euro?
Il problema, a nostro avviso, e' piu' complesso rispetto all'etichetta.
E' un problema politico: occorre che chi ci governa e ci amministra abbia piu' presente l'ineluttabile processo di globalizzazione in atto dell'economia e, favorendolo, cerchi di far trarre il meglio per tutti gli attori del nostro sistema economico, cioe' produttori, lavoratori e consumatori. A partire dal calo dei prezzi e dei costi. I vari osservatori prezzi istituiti sono utili, ma lambiscono il problema, che rimane sempre quello del carico contributivo e fiscale: le tasse sui servizi e sui prodotti, nonche' il costo del lavoro, sono a livelli stratosferici e c'e' poco da meravigliarsi se l'olio extra-vergine toscano o il pomodoro San Marzano costano tanto, come potrebbe essere altrimenti se, per esempio, le tasse per un lavoratore stagionale che raccoglie pomodori stanno per arrivare al 33% (e qualcuno vorrebbe anche abolire la legge Biagi) e le tasse sul carburante dei camion che trasportano i prodotti sono al 70%?
Crediamo che anche Coldiretti sia consapevole di questa situazione e che la soluzione non e' dietro l'angolo. Lo rileviamo perche' divenga una sorta di "chiodo fisso" per tutte le denunce e iniziative che vengono prese.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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