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USURA E GIOCO D'AZZARDO. LA DENUNCIA DEL PROCURATORE VIGNA CADE NEL VUOTO DI UNO STATO BISCAZZIERE. SE QUESTO GIOCO FOSSE LIBERALIZZATO..
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Comunicato 
1 febbraio 2005 0:00
 

Firenze, 1 Febbraio 2004. Il procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna, parlando in un convegno a Roma, ha detto "Non e' pensabile educare cosi' le persone ad un uso responsabile del denaro. L'Italia e' -non voglio dire una Repubblica- fondata sul gioco, alimentato dallo Stato attraverso giochi, giochini e lotterie. Ci sono stati 22 miliardi di euro giocati. sempre piu' spesso si legge di gente che si impicca e si spara per problemi legati al gioco. E' una battaglia di responsabilizzazione che va combattuta".
Parole che, dette da persona si' autorevole, sono a nostro avviso pesanti come macigni. Scagliate sul sistema schizofrenico monopolista del settore, producono un effetto deflagrante che, pero' crediamo che fara' solo "boom".
Vediamo perche'.
Lo Stato, direttamente o indirettamente, gestisce tutto il gioco d'azzardo legale, e dovrebbe anche impegnarsi per combatterlo. Schizofrenia? Si', ma non l'aggravante che e' tale non come malattia ma come scelta. Ne' piu' ne' meno di quanto avviene per quel monopolio dei tabacchi che proprio ieri ci e' stato detto che nel 2004 ha aumentato il gettito fiscale? No. Peggio. Perche' se ai tabacchi e' vietata la pubblicita' e i pacchetti di sigarette sembrano raccoglitori di slogan macabri, non e' altrettanto per il gioco d'azzardo: la pubblicita' e' ovunque, i giornali, le rubriche dei giornali e le trasmissioni televisive ad esso dedicato si sprecano, mentre i supporti delle giocate sono tutt'altro che macabri. Cioe', per lo Stato il gioco d'azzardo, a differenza del tabacco, non nuoce alla salute, per cui e' un vizio piu' gradito di quanto non lo sia il tabacco.
In questo contesto, dove finiranno le parole del procuratore Vigna "e' una battaglia di responsabilizzazione che va combattuta"? A nostro avviso, dal libro dei buoni propositi, transitando per quale messaggio domenicale di qualche politico, religioso o amministratore, finiranno direttamente nel cestino della spazzatura. Stante la situazione, cosa dovrebbe/potrebbe fare lo Stato? Darsi una mannaia sui piedi fiscali e non solo? Impossibile.
Una strada ci sarebbe, ma quanto sarebbe disposto il procuratore Vigna, ed eventuali altri amministratori, a sostenerla? La liberalizzazione del gioco d'azzardo e la conseguente uscita economica dello Stato dal settore, che gli consentirebbe -non piu' Stato-biscazziere- di essere credibile nelle sue campagne di prevenzione e cura, e di trovare le energie in proposito (anche attraverso le tasse dei privati che farebbero business nel settore). E l'enorme mercato del gioco d'azzardo clandestino avrebbe una mazzata non indifferente.
E' la politica della convivenza con i vizi umani, che' piu' si conoscono meglio si gestiscono. Perche' proibendoli si otterrebbero risultati opposti di quelli sperati: come, per esempio, avviene nell'ambito di quelle droghe illegali che, vietatissime, sono sempre in crescita con mercati sempre piu' differenziati. Ma oggi, nel gioco d'azzardo, non e' in corso una politica di convivenza, ma di assoluta incentivazione.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Pubblicato in:
Consulenza
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