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Le mode passano i problemi restano? Cultura e federalismo
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Editoriale di Vincenzo Donvito
28 novembre 2016 16:34
 
Black Friday… quanto lo abbiamo sentito, visto e letto in questi ultimi giorni, con molti commercianti che ci si sono buttati sopra per stimolare i consumatori ad esser tali presso i propri esercizi. Lo abbiamo “ereditato” dagli stessi americani che ci hanno fatto arrivare la festa di Halloween. Ci vorrebbe anche il Thanksgiving day (1), e poi ci manca solo il 4 luglio (2) per essere grossomodo al completo. Anti-americanismo dozzinale? Spirito di conservazione delle tradizioni nazional-territoriali? Sono estraneo a questi turbamenti d'animo, ma non all'osservazione della realta', che e' quella che ci ha fatto vivere -e sta continuando a farci vivere- l'elezione del nuovo presidente Usa ad un livello di importanza che fa diventare orticello di borgata qualunque “nostro” problema (anche il referendum costituzionale…). Cosa ci si poteva aspettare altrimenti, da un mondo che per cultura e -soprattutto- spettacolo non mette nulla a tale rango se non si svolge su una spiaggia della California o in una strada di Manhattan? E, divertimento per divertimento, dopo la nostrana festa dei santi (1 novembre) trasformata in notte dei morti viventi (Halloween), il consumismo da iper-occasione del Blackfriday, il sollazzo starebbe per giungere anche con le “strippate” del Thanksgiving day? E' cosi' che va il mondo. I piu' forti vincono sempre, e se non e' con le armi e la violenza (sotto diverse forme), l'arma vincente per eccellenza e' la cultura, anzi la Cultura con la “c” maiuscola. E non diciamo -o riconosciamo- niente di sacrilego o rivoluzionario nell’affermare che la Cultura vincente e' quella di tipo individualistico-americano. Nel dubbio che la cosa non riguardi solo noi, si provi a vedere con cosa e come giocano i bambini di citta' come Bombay o Parigi, di Sydney o Mosca, di Kabul o Citta' del Capo… tutti modelli culturali che si rifanno a quelli americani. Del resto, gli americani, popolo di immigrati che hanno scelto di diventare Nazione, e' stato bravo nel farlo rispettando e riconoscendo e mantenendo tutte le proprie diversita', dandole un filo comune conduttore che, quando esce dai loro confini del Nord America, e' contagioso ovunque con allegria e ricercatezza. Forse neanche il Buthan (che riguardo a chiusura di confini e paranoica integrita' della propria essenza e' forse al top del mondo) riesce a resistere ad un cartone animato di Topolino e Paperino o una performance musicale di Madonna.
Ok, forse ho reso il concetto che volevo esprimere: la supremazia culturale (e politica di conseguenza) di uno Stato federale fatto da persone che vengono da tutto il mondo e dove, quasi tutti gli altri del mondo fuori di quei confini, aspirano a raggiungere o imitare o vivere in simbiosi.
Questo desiderio deve pur significare qualcosa, non e' solo sfrenata voglia di deregolamentazione della propria individualita' e invidia della possibilita' di poter facilmente diventare ricchi. Azzardo, ma non tanto: che tutti gli esseri umani sul Pianeta siano fatti e/o fattibili per vivere in quel modo, proprio perche' nasce dai lori cugini e fratelli e nonni che lo hanno inventato e plasmato? E che quel modo ci ha dimostrato che siamo tutti sullo stesso Pianeta e c'e' un altrettanto modo per stare insieme senza ammazzarci gli uni con gli altri, ma cercando di darci regole comuni nel rispetto delle proprie diversita'? Del resto, i problemi gravi e grossi della nostra quotidianita' non sono a livello del Pianeta Terra, oppure il riscaldamento climatico o il commercio mondiale che consente prezzi e prodotti prima impensabili per il proprio benessere, sono un'invenzione di quegli sporchi e brutti imperialisti che hanno pensato di imporre il loro modello anche con le guerre? Il dubbio viene, ma se ci riflettiamo un po' sopra, guardiamo la storia di ieri e di oggi, ci guardiamo allo specchio e andiamo ad ascoltare cosa stanno dicendo nel bar sotto casa o cosa stiamo vedendo in tv o su Internet, forse riusciamo a capire che le guerre del “popolo dei popoli” sono solo una deriva, i bubboni (inclusi quelli interni ai loro confini) che possono essere l'eccezione che conferma una regola, che sembra la piu' funzionale e meno dannosa per far stare insieme nel benessere i piu' diversi tra loro.
Ma cos'e' un'ode agli Stati Uniti? No, ma e' un'ode al federalismo, al mondialismo; e un invito ad abbattere i confini culturali ed economici che ce lo impediscono. Un invito a vedere con occhio piu' attento quello che abbiamo provato sul nostro territorio con l'Unione europea: i malefìci e i benefìci, e scopriremmo che questi ultimi sono molti di piu' dei malefìci.
E’ solo una moda passeggera, mentre i problemi restano?
Tutto sul Pianeta e’ passeggero, ma questo dura da tempo, da quando il federalismo e’ stato messo in pratica, li’ nell’America del Nord. E poi imitato in tante parti del mondo, Europa (Germania e Spagna essenzialmente) e Asia (India soprattutto), e Oceania (Australia) incluse. Certamente non ha risolto tutti i problemi, ma non possiamo negare che dove e’ in vigore, ha attenuato i conflitti tra i tanti diversi e li sta facendo vivere insieme, e nessuno dei diversi rimette in discussione l’istituzione in se’ che, comunque viene espressa dagli elettori. Per capire: se pensiamo ad una qualunque contesa elettorale italiana (3), in caso di vittoria dell’avversario sembra che tutto il mondo debba finire e i perdenti messi in galera o costretti all’espatrio…. ecco, se il sistema italiano delle Regioni non fosse quasi essenzialmente burocrazia e conflitto permanente con il governo centrale, ma federalismo (di tipo americano o svizzero, o simile), forse un piu’ sviluppato senso dello Stato (federale) ci porterebbe ad affrontare con piu’ serentia’ i cambiamenti, senza inveire di continuo perche’ i problemi restano; e i problemi sarebbero affrontati con rispettoso e positivo gioco di governo ed opposizione.
Per tirare le fila e capire cosa vorrebbe servire questa riflessione. La Cultura che ci piace assimilare dall’America, sarebbe bene che fosse altrettanto per la Politica e per l’Amministrazione. I modelli -che non devono necessariamente essere identici- ci servano come esempi, non solo per consumarli ma per metterli in pratica.

1 - l'ultimo giovedi' di novembre, la festa del ringraziamento per la fine della stagione del raccolto, ma ormai una sorta di cult per abbuffarsi di tacchino ripieno di castagne con parenti e affini.
2 - Independence Day per festeggiare l'indipendenza dalla Gran Bretagna del 1776, si’ proprio quella data rievocata dal “born in the Usa”di Bruce Springsteen.
3 - e la campagna referendaria costituzionale di questi giorni ne e’ esempio illuminante, le parti in gioco si affrontano prevedendo scenari catastrofici e destabilizzanti, ritorno al fascismo per i fautori del NO o blocco delle riforme per i fautori del SI’.
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