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Poste Italiane: peggiora il disastro per i risparmiatori piu' deboli
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Editoriale di Alessandro Pedone
29 gennaio 2014 17:20
 
C'erano una volta... le Poste. Un carrozzone pubblico che aveva il compito di consegnare pacchi e lettere e lo faceva malissimo. Prima degli anni '90, il tempo medio di consegna di una lettera superava una settimana! Oggi ci può sembrare impossibile ma era così (in Germania, Inghilterra, ecc era poco superiore ad un giorno). Oltre a svolgere il servizio postale in modo indecente, le poste erano anche costosissime. Ogni anno lo Stato doveva mettere mano al portafoglio e destinare un po' delle tasse degli italiani per mandare avanti il carrozzone il cui costo del personale superava il 90%!
Negli anni '90, finalmente, si mise mano a questo “bubbone” e le cose, piano piano, iniziarono a cambiare. Ma la vera svolta avvenne nel 1998 quando l'allora Governo Prodi nominò Corrado Passera (Sì! quel Passera) amministratore delegato della nuova Poste Italiane S.p.A.
Passera, che veniva dal settore bancario, capiva perfettamente che il business tradizionale delle poste era praticamente senza speranza, ma che le Poste Italiane potevano essere un'eccezionale rete commerciale per i prodotti finanziari grazie ad alcune peculiarità straordinarie per chi ha “pacchi” non tanto da trasportare, ma da rifilare a ignari risparmiatori.
In primo luogo le Poste Italiane hanno una capillarità di presenza dei loro uffici che qualsiasi banca si sogna. Secondariamente hanno una buona parte della clientela fatta di pensionati e persone di scarsissima cultura finanziaria. In terzo luogo le Poste hanno un tesoro enorme: ovvero sono i collocatori del tradizionale risparmio postale. Letteralmente centinaia di miliardi di euro di risparmi degli italiani venivano sempre di più (adesso meno) collocati in Buoni Postali Fruttiferi e Libretti Postali. Si tratta di prodotti poco costosi, trasparenti, sicuri. Un vero toccasana per risparmiatori con profilo di rischio estremamente conservativo e scarsissima o nulla cultura finanziaria.
Passera capì immediatamente che per risanare le Poste bastava far pagare il conto ai risparmiatori ed avviò un percorso che è stato portato avanti a partire dal 2002 da Massimo Sarmi.
Qual è il trucco? Molto semplice. Se abbiamo centinaia di miliardi di risparmio postale, basta fare in modo che questo risparmio abbia un rendimento inferiore rispetto a quello che avrebbe dovuto avere e trasformare la differenza in ricavi per le poste. Come si fa questa operazione? Si agisce in due modi: il primo è quello di convertire i vecchi, cari, Buoni Postali Fruttiferi in prodotti finanziari-assicurativi che hanno più costi (e quindi, mediamente, rendono meno e/o sono più rischiosi). Il secondo è fare in modo che i nuovi Buoni Postali Fruttiferi rendano meno e offrano un ricavo per il collocamento che il risparmiatore non vede, perché la Cassa Depositi e Prestiti lo paga direttamente alle Poste Italiane S.p.A. attraverso la convenzione. Su circa 45 miliardi di raccolta, la Cassa Depositi e Prestiti versa a Poste Italiane la bellezza di 1,6 Miliardi di commissioni per il disturbo! Soldi che in buona parte potrebbero andar ad aumentare il rendimento dei titoli o a diminuire il debito pubblico! Stiamo parlando di cifre molto rilevanti, da legge di stabilità, tanto per intenderci.
Quanto ha inciso questa politica nella struttura delle Poste Italiane Spa attuale? Tantissimo.
Dall'ultimo bilancio disponibile on-line, quello del 2012, notiamo che i ricavi complessivi (dell'attività ordinaria) sono di circa 20 miliardi di euro. Solo 4,5, in diminuzione rispetto all'anno precedente, derivano dal servizio postale e commerciale. In pratica due terzi dei ricavi delle Poste Italiane non derivano dal servizio di poste ma da quelli assicurativi e finanziari. Gli utili che le Poste Italiane continuano a fare, ormai da molti anni, sono fatti in buona parte sulla pelle dei pensionati che vedono erodere i loro risparmi a causa dei costi direttamente o indirettamente gravanti sui loro risparmi.
 
Tutto questo meccanismo è destinato a peggiorare con il collocamento del 40% delle azioni di Poste Italiane sul mercato. Ciò che avviene da anni sulla pelle dei risparmiatori sembra non interessare a nessuno. E' qualcosa che non si vede ad occhio nudo a meno che non si abbia una certa competenza con i numeri. Quindi è qualcosa che non fa scandalo. Anche il dibattito politico che si è innescato sui media in relazione a questa privatizzazione è incentrato su varie polemiche, ma non c'è nessuno che si chieda da dove vengono quei miliardi di utili che le Poste Italiane SpA producono e se sia giusto che lo Stato abbia questo comportamento ingannevole nei confronti dei suoi cittadini più deboli come i pensionati. Tutti ormai, danno per scontato, come normale, che dai risparmi degli italiani, specialmente quelli più ignoranti in materia, si compia un drenaggio sistematico di soldi senza nessuna ragione e sostanzialmente ingannando i clienti. Perché è esattamente questo quello che accade ogni giorno. Se i vari prodotti finanziari-assicurativi venduti dalle Poste Italiane (al pari delle simil schifezze venduti da banche e assicurazioni) fossero spiegati come si deve, non ne venderebbero neppure un centesimo di quello che collocano). Certo, questo inganno avviene, nella grande maggioranza dei casi, nel rispetto della legge. Ci sono le note informative e tutta quella carta che nessuno legge, ma che firma di aver letto e compreso. Nella sostanza, però, è solo grazie allo sfruttamento dell'ignoranza dei clienti che Banche, Assicurazioni e Poste Italiane possono fare gli utili che fanno. Questo, però, è ormai dato per assodato, non fa neppure più notizia. Dopo oltre 10 anni che mi occupo di tutela del risparmio, che le Banche e le Assicurazioni, nella sostanza, si approfittino dell'ignoranza dei clienti, devo dire che quasi non mi scandalizza neppure più, tanto ormai ci sono assuefatto. Ma che continui a farlo lo Stato, questo non riesco ancora a digerirlo. Mi sembra una cosa enorme ma che sostanzialmente pare non interessare proprio nessuno.
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