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L'agente DEA Camarena fu ucciso dalla CIA in Messico?
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Articolo di Redazione
15 ottobre 2013 10:19
 
La storia criminale del Messico potrebbe essere sul punto di essere reiscritta. Le dichiarazioni di tre agenti federali Usa che sostengono che l'ex-agente della DEA Enrique Kiki Camarena fu assassinato da un appartenente alla CIA e non dal narcotrafficante Rafael Caro Quintero, cambiano radicalmente la versione ufficiale che c'e' da quasi trenta anni. La band musicale “Los Broncods de Reynos”, in uno dei suoi “narcorridos”, gia' da 25 anni lo andava dicendo, ma tutti lo prendevano in considerazione come “un pettegolezzo di cantina annaffiato con tequila”.
Fino ad oggi si pensava che Camarena fosse stato assassinato per ordine dei fondatori del cartello di Gaudlajara, tra questi “El Principe” Caro Quintero. Il funzionario Usa aveva smantellato con le sue indagini una gigantesca piantagione di marijuana in una fattoria chiamata “El Bufalo” e per rappresaglia i capi avevano ordinato il suo sequestro e assassinio. Sono stati scritti fiumi di inchiostro su questo, narrandoli proprio in questo modo. Queste nuove rivelazioni, invece, dicono che alcune persone in qualche modo relazionate col Governo Usa incaricarono l'assassinio di Camarena ad un personaggio da romanzi, Felix Ismael Rodriguez, alia “El Gato”, un cubano che aveva partecipato al tentativo di invasione di Cuba, da parte degli Usa contro il regime di Fidel Castro, con lo sbarco alla Baia dei Porci, nonche' alla morte di Ertnesto Che Guevara in Bolivia nel 1967.
Questo cambio di storia e' dovuto a Phil Jordan, ex-direttore del Centro di Intelligence di El Paso (EPIC), Héctor Berrellez, ex-agente della DEA, e Tosh Plumbe, ex-pilota che lavorava per varie agenzie federali. I tre hanno detto alla catena televisiva Fox che poliziotti messicani e privati cittadini Usa con relazioni nella CIA, parteciparono alle torture inflitte a Camarena nel 1985, tutto immortalato in un video. Un portavoce della CIA ha negato il tutto: “E' ridicolo”.
La rivista messicana Proceso ha svolto una propria indagine, ed e' andata oltre. “Fine di un mito” titola la prima pagina di questa settiamana. La pubblicazione, sulla base della testimonianza dei tre funzionari Usa, sostiene che “El Gato” Rodriguez introdusse in Messico l'honduregno Juan Matta, che serviva da collegamento tra i narcos colombiani e il cartello di Guadalajara negli anni ottanta. In quell'epoca, Caro Quintero era “el mero mero”, il capo dei capi. Matta contava sull'approvazione delle autorita' come operatore della CIA e trafficava assiduamente con cocaina e marijuana. Parte di questi guadagni li riceva la CIA che, a sua volta, li destinava ai controrivoluzionari del Nicaragua, che li usavano per comprare armi. Era una forma indiretta degli Usa per finanziare la lotta contro il regime sandinista.
Camarena scopri' il tutto e fu, secondo gli intervistati, la sua sentenza di morte. “La CIA lo fece sequestrare e torturare, e quando lo uccisero non fecero che far credere che fosse stato Caro Quintero, si' da nascondere le azioni illegali che stavano facendo in Messico”, cosi' racconta Jordan al giornalista Jesùs Esquivel. Jordan non era uno qualunque. Come capo della EPIC a El Paso era stato incaricato del centro piu' importante degli Usa per vigilare sulla frontiera comune col Messico. Era stato un funzionario di alto rango, percio' la sua testimonianza ha un certo valore. “Il caso ha una enorme rilievo ma e' ignorato in Usa, dove continuano ad andare a piedi. Sono una solida indagine di un tribunale penale potrebbe levare i dubbi, ma ci sono poche possibilita' che questo accada”, dice Esquivel, da Washington per telefono.
La DEA aveva perseguito Caro Quintero, che tecnicamente non poteva esser giudicato per il caso Camarena ma l'amministrazione americana formalizzarono accuse contro di lui per riciclaggio di denaro. Il dipartimento del Tesoro ha comminato sanzioni contro aziende e famigliari di Quintero. Gli agenti antinarcotici non hanno mai chiuso le indagini e, per questo, hanno lasciato in sospesa qualunque giustizia. Nel 1990 sequestrarono e portarono a El Paso il medico messicano Humberto Alvarez Machain perche' avrebbe somministrato dei farmaci a Camarena per farlo restare sveglio durante le torture. La detenzione illegale scateno' un conflitto diplomatico tra Messico e Usa. Il medico fu liberato nel 1992 da un giudice che annullo' tutte le accuse a suo carico.
L'assassinio di Camarena si trasformo' in leggenda e la figura di Caro Quintero e' stata ripresa dallo scrittore nordamericano Don Winslow nel libro “Il potere del cane”. La storia di uno, e di altri, ha trovato un punto fermo con l'ingresso in prigione di Quintero, detenuto in Costa Rica nel 1985. Li' si era rifugiato dalla DEA, che era impegnata a rintracciarlo fino alla fine del mondo. Camarena era il primo agente della DEA che era stato assassinato.
Considerato come il primo grande narcotrafficante messicano, Quintera fu condannato a 40 anni di carcere, ma grazie ad un cavillo tecnico dei suoi avvocati, ha lasciato la prigione in agosto di quest'anno. La sua liberazione ha ravvivato il caso e le nuove rivelazioni portano nuova confusione da una parte e dall'altra in quella che e' la storia del narcotraffico. Il duo musicale che formava “Los Broncos de Reynosa”, a suo tempo, con i loro “narcocorridos”, aveva dato indicazioni ma nessuno aveva prestato attenzione ad alcuni uomini con sombrero bianco e fisarmonica.

(articolo di Juan Diego Quesada, pubblicato sul quotidiano El Pais del 15/10/2013)
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