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Aprire una narcosala in Canada. Come ridurre i danni e farsi dei nemici
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Articolo di Donatella Poretti
28 dicembre 2004 20:08
 
"La riduzione dei danni e' la filosofia di questo luogo. Vogliamo creare un ambiente che non metta ostacoli per entrare, e in cui i consumatori di droghe abbiano accesso ai servizi sanitari". Cosi' Jeff West, uno dei coordinatori della narcosala statale InSite, in Downtown Eastside - Vancouver, la presenta.
Dodici cabine con specchi rendono il luogo piu' simile ad uno spogliatoio che ad un centro sanitario. Musica di sottofondo, dal country di Johnny Cash, al trash metal Slayer, o Neil Young. I frequentatori, la maggiorparte uomini, si presentano con i loro stupefacenti: eroina, cocaina, morfina, crack, metadone, metanfetamine e la cosiddetta "eroina dei poveri", combinazione dell'analgesico Talwin e dello stimolante Ritalin. Dal settembre 2003, quando ha aperto, sono state quasi 5.000 le persone che hanno usufruito dei servizi del centro: 2.500 sono gli utenti regolari e 500 quelli quotidiani, dalle 10 alle 16.
Si tratta del primo progetto pilota -dalla durata di tre anni- per la creazione di un luogo dove i consumatori di droghe possono assumere lestesse rendendo minimi i rischi sanitari. A loro disposizione vengono messi una serie di materiali per la preparazione e il consumo: siringhe, alcol, filtri, fornellini, ecc.

Oltre 2.000 persone sono morte di overdose nella provincia della British Columbia dal 1990. Nel 1993 l'allora capo Coroner, Vince Cain, suggeri' l'apertura di una narcosala, ma la sua proposta non riscosse grande successo. Il suo successore Larry Campbell, attuale Sindaco di Vancouver e ispiratore della serie televisiva "Da Vinci's Inquest", denuncio' che i morti erano saliti ad uno al giorno.
L'eroina che arrivava dai Paesi asiatici era sempre piu' economica, aumentavano i consumatori, crescevano i furti e le repressioni della polizia. Nel 1997 uno ogni quattro tossicodipendenti di Downtown Eastside era sieropositivo, l'80% aveva l'epatite C e la tubercolosi. E' stato allora che il ministero della Salute defini' la situazione di pubblica emergenza, e si e' apri' un dibattito sui metodi per cercare di arginare il fenomeno e recuperare la situazione.
Vennero cosi' invitati esperti per raccontare le esperienze di citta' come Francoforte, Amsterdam e Sidney. Contemporaneamente amministratori municipali e legislatori provinciali avviarono programmi basati su 4 pilastri, come in Germania e Svizzera: prevenzione, rispetto della legge, trattamento e riduzione dei danni.
Grazie al sostegno del sindaco di allora Philip Owen, il programma e' andato avanti fino all'apertura di InSite. Sono state tuttavia necessarie alcune modifiche legislative che hanno scatenato una serie di critiche da parte delle autorita' dei vicini Usa e di una agenzia dell'Onu, l'International Narcotics Control Board, Incb.

"Suicidio assistito dallo Stato", e' stata la secca definizione di John Walters, capo dell'antidroga della Casa Bianca. L'Incb ha sostenuto che InSite ha violato gli accordi mondiali sul controllo delle droghe, e che qualsiasi Paese che pretenda di ampliare i programmi di riduzione del danno dovrebbe indagare preventivamente ed esaustivamente l'impatto di tali misure.
"Non ho alcuna fiducia in questa agenzia. E' finanziata quasi interamente dagli Stati Uniti e non sa che cosa e' la riduzione dei danni. E' tra quelle organizzazioni che dicono: facciamo la guerra contro le droghe", ha replicato secco Campbell.

InSite puo' contare su un bilancio annuale di 1,6 milioni di dollari. Tra il 10 marzo e il 31 agosto ci sono stati 107 casi di overdose, nessuna delle 72 persone e' morta. Secondo inchieste realizzate nella zona in cui si trova il centro, il 46% dei negozi e' a favore, contro il 34. Secondo i pareri degli utenti, per il 63% la qualita' dei servizi e' eccellente, per il 32% buona.

Per ulteriori informazioni si puo' visitare il sito Internet di InSite: clicca qui
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