Mercoledì 10 giugno 2026
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Aumento popolazione. Si va verso la rovina dell'umanità

Articolo · Redazione ·
La popolazione mondiale è arrivata a 7 miliardi di persone. Quanta possibilità ha l'umanità di sopravvivere all'esplosione demografica? Il dieci per cento, dice Paul R. Ehrlich. Da vari decenni il biologo statunitense mette in guardia dall'apocalisse -che per ora non c'è stata, però... Come prima cosa suggerisce d'impedire "agli idioti" di governare. Poi di prendere esempio dal Bhutan.

Paul R. Ehrlich, 79 anni, è docente di biologia all'Università di Stanford dove, tra l'altro, studia i lepidotteri. Da almeno tre decenni avverte delle possibili conseguenze dovute alla sovrappopolazione. Nel 1968 è diventato famoso con un libro che trattava della "bomba demografica". Finora le sue previsioni non si sono avverate, ma per il futuro non è detto.

D. Sueddeutsche Zeitung: Da quasi cinque decenni Lei si cimenta con gli scenari del declino. Lo hanno portato alla depressione o al sarcasmo?
R. Paul Ehrlich: Bevo molto. Per lo meno mi aiuta a tenere in buono stato il mio mondo interno mentre quello esterno affonda. No, vediamo di non smarrire l'umorismo: in Usa abbiamo Mitt Romney, un mormone che vorrebbe diventare presidente! Se non fosse tragico, ci sarebbe da ridere. Mi preoccupo dei miei nipoti, ai quali vorrei lasciare in eredità un mondo intatto, solo che la prospettiva si rabbuia.
D. Lei è un pessimista.
R. Sono ottimista se penso a ciò che l'umanità potrebbe fare. Invece sono molto pessimista sul fatto che lo voglia davvero. Il dibattito scientifico non ruota più attorno al quesito se sia possibile nutrire più persone, ma come impedire il collasso della civiltà.
D. Quando nel 1968 mise in guardia dalla bomba demografica, nel mondo vivevano meno di 4 miliardi di persone. Ora siamo 7 miliardi, eppure l'apocalisse non c'è stata.
R. Da allora 200 milioni di persone sono morte di fame. Per molti, l'apocalisse è già da tempo una realtà. Un miliardo di persone soffre la fame, tre miliardi vivono con meno di due dollari al giorno, e la popolazione aumenta ancora. I due miliardi di persone che si aggiungeranno a metà del secolo dovranno limitare ancora di più le fonti vitali giacché dovranno reperire il cibo da terreni ancora più impoveriti e rifornirsi d'acqua da sorgenti più distanti e inquinate.
D. Se gli statunitensi si spostassero in bici anziché in Suv, sarebbe ancora possibile nutrire nove miliardi di persone?
R. Il peso sulle fonti vitali dipende da quanti siamo e da quanto ciascuno di noi consuma. Ecco perché gli Usa sono il Paese più "sovrappopolato" della Terra. Nessuno mi ha ancora fornito un argomento convincente contro i motivi per cui in Usa non dovrebbero vivere più di 160 milioni di abitanti. Siamo già oltre 300 milioni. E nonostante l'eccedenza dei consumi la gente non è più felice che negli anni cinquanta.
D. Quante persone sopporta il pianeta?
R. Se vogliamo vivere come polli in gabbia in uno spazio ridotto e cibandoci al minimo, può darsi che sette miliardi di persone ce la facciano a vivere e anche a durare. Ma stiamo esaurendo il nostro patrimonio naturale: i terreni coltivabili, la biodiversità. Anche le falde acquifere scompaiono.
D. I catastrofisti temono che con la fine dell'era del petrolio saremo lo stesso numero di prima, circa un miliardo.
R. E' possibile, addirittura probabile. La dimensione ideale è di 1,5 miliardi di uomini, ma solo se ci comportiamo ragionevolmente. Se ci facciamo la guerra per il cibo e il petrolio, il numero può scendere facilmente sotto il miliardo.
D. In Germania la politica si preoccupa della popolazione che cala.
R. Solo i politici se ne fanno un problema perché non hanno idea di come va il mondo. I loro timori sono assolutamente infondati. In realtà, ogni Paese ricco dovrebbe sforzarsi di diminuire. Invece gli Usa sono l'unico Paese dell'iperconsumo che ancora cresce a razzo.
D. Mentre la Germania invecchia.
R. Se la popolazione smette di aumentare, è naturale che la composizione delle generazioni cambi. E' matematica. L'unica via per impedirlo è quella d'essere tanto stupidi da pensare che la popolazione debba continuare a crescere. Certo che il calo crea problemi, ma anche vantaggi. Le persone che lavorano più a lungo, vivono di più. Non devono mantenere tanti discendenti. Un settantenne può essere economicamente più produttivo di un bambino di sette anni.
D. I rischi sembrano così astratti! Fuori splende il sole, i treni viaggiano, Apple presenta il suo nuovo iPhone. Insomma, le cose funzionano.
R. La maggioranza degli abitanti di New York o di Amburgo non sanno nemmeno da dove viene il cibo. Credono che venga dal supermercato. In questo modo è facile strizzare l'occhiolino al sole. Sì, nei Paesi ricchi è facile ignorare ciò che succede, ma non per la comunità scientifica: per la prima volta nella storia la civiltà globale potrebbe collassare.
D. Che cosa dovremmo fare allora? Vendere la macchina?
R. Per prima cosa, in Usa e in Germania i cittadini dovrebbero andare a votare e liberarsi degli idioti. In Usa, dai tempi di Ronald Reagan è in atto un grande programma redistributivo che toglie i soldi alla classe media per darli agli straricchi. Quanto meno ora sembra che, per la prima volta, con i sit-in a Wall Street, ci sia una protesta. E se da voi mancano i trasporti pubblici, si compri un'auto e se la tenga per sempre. Io sono fortunato: tutti i giorni posso andare all'università a piedi.
D. E' come se le persone non volessero ascoltare il messaggio.
R. Nel mondo scientifico non devo più convincere i miei colleghi, dato che sono già della stessa opinione. Purtroppo tutti i quesiti importanti vengono ignorati dal grande pubblico, soprattutto dai mezzi d'informazione statunitensi. Da nessuna parte si discute del fatto che più siamo e più gas serra produciamo. Il sistema scolastico Usa è distrutto, e ci sono molti lobbisti pagati per seminare dubbi sul cambiamento climatico. Eppure è evidente ciò con cui abbiamo a che fare. Disgraziatamente è così lampante, che non facciamo nulla.
D. Lei ha proposto un programma di conversione che ha come modello l'economia di guerra. Come può funzionare se il presidente Obama non riesce nemmeno a far passare una semplice legge finanziaria?
R. Per questo sono tanto pessimista. Ma basterebbe ricordare come, nella seconda guerra mondiale, Usa Gran Bretagna e Germania riuscirono in breve tempo a convertire la propria economia. Prima dell'entrata in guerra nel 1941, gli Usa producevano 4 milioni di automobili all'anno; nei successivi quattro anni produssero invece centinaia di migliaia di veicoli militari, aerei, navi; furono elaborate e usate le armi atomiche; quasi 250.000 americani furono uccisi in guerra; tutto il possibile venne razionato. Quattro anni dopo si ricominciò a produrre di nuovo televisori e automobili. E' possibile modificare molto in fretta il nostro modello di consumo.
D. E' difficile rinunciare oggi solo perché in seguito potrebbe capitare qualcosa.
R. Certamente rinunciare è difficile per una società che si declina attraverso il consumo. Però ognuno sa che fa bene alla salute mangiare meno carne. Chi consuma di meno, aiuta se stesso e salvaguarda le fondamenta vitali. Naturalmente ciò significa che è l'intero sistema economico a dover cambiare. Ma come si dice: chi crede che l'economia continuerà a crescere, è pazzo o un economista. Chi scrive per organi di stampa ameni come il Wall Street Journal pensa che si andrà avanti così per sempre.
D. Suona disperante.
R. Ci sono tante persone di cattiva cultura e politici come il governatore del Texas (Rick Perry, ndr) che impicca la gente ma ambisce ancora a diventare il presidente degli Stati Uniti. Nega ogni problema climatico; si è rifiutato di stanziare denaro per spegnere gli incendi nel sottobosco a fronte della peggiore siccità di tutti tempi, e in compenso ha esortato a pregare tre giorni per invocare la pioggia. E poiché lassù non c'è un alieno che regolamenta le precipitazioni, non è successo nulla, tranne il fatto che lo Stato è andato a fuoco e migliaia di persone hanno perso la casa. Quest'uomo potrebbe diventare il presidente degli Stati Uniti. I tedeschi dovrebbero esserne terrorizzati.
D. Siamo ottimisti per una volta: con l'energia rinnovabile e il riciclaggio ce la possiamo fare, no?
R. Allora, se lei ricicla tutto, il collasso della civiltà è ritardato di dieci ore. Il riciclo è importante se la gente si occupa di ciò che sta dietro.
D. Che cosa?
R. Possiamo convertirci a un'economia basata sul solare. Richiederebbe molto tempo, ma la situazione cambierebbe drasticamente se, nel contempo, la popolazione diminuisse gradualmente come oggi in Europa. Ma, per alcuni scienziati è già troppo tardi.
D. C'è un Paese al mondo che sta affrontando il problema?
R. Il Bhutan.
D. Il Bhutan?
R. Sa dove si trova? E' un piccolo Paese che si è ripromesso di potenziare la felicità sociale lorda. Vogliono rendere intoccabile il 60% del loro patrimonio boschivo; fanno la pianificazione famigliare; predispongono programmi sanitari e cercano di preservare la loro cultura. Se riusciranno nell'intento non lo so, ma il Bhutan è l'unico Paese, a mia conoscenza, ad aver intrapreso i passi che tutti noi dovremmo fare.
D. Quant'è alta la possibilità che la civiltà occidentale sopravviva a questo secolo? 50 a 50?
R. Attorno al dieci per cento. In merito ho avuto una discussione con un collega che mi rimproverava d'essere troppo ottimista. Lavoro perchè si arrivi all'undici per cento. Siamo sulla strada sbagliata e non ci sono segnali di cambiamento.

(intervista di Sebastian Beck su Sueddeutsche Zeitung del 30-10-2011. Traduzione di Rosa a Marca)
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