Bellezze irreali
Irreali e ingannevoli, queste ragazze dalle gambe interminabili che sono nelle pubblicita'? Si', e molto di piu' di quanto si creda! Il 4 dicembre, la marca H&M ha ammesso, sulla rivista svedese “Aftonbladet avoir” di aver utilizzato delle indossatrici virtuali per presentare i propri abiti sul suo sito Internet. Per otto modelle, la posa e' estremamente identica, i corpi slanciati e senza difetti. E mentre le teste erano riferite a vere ragazze, i corpi sono quelli di indossatrici di plastica “umanizzate” grazie ad un software informatico. Per ognuna di esse il colore della pelle e' stato elaborato per sembrare simile a quello delle modelle originarie. Una iniziativa senza dubbio economica visto il costo delle indossatrici, ma che ha provocato una nuova levata di scudi contro l'irrealismo delle foto di donne nelle riviste. “L'industria della moda e' responsabile degli ideali che essa stessa sceglie di creare e rafforzare”, ha denunciato il ministro svedese della cultura.Dall'arrivo dell'era digitale nella fotografia, le immagini sono diventate facili da modificare attraverso il computer. La semplicita' d'uso di programmi come Photoshop ha consentito di sistematizzare e banalizzare il ritocco nelle riviste su carta patinata, nella moda e nella pubblicita', soprattutto per le donne. Niente piu' rughe, occhiaie, cellulite; via le costole e i chili di troppo. A tal punto che le donne ritoccate sembrano bambole lisce e senza eta', piuttosto che umane.
Nel 2009, in Gran Bretagna, la marca di cosmetici Olay e' stata costretta a ritirare una delle sue pubblicita' per una crema anti-eta': vi si rappresentava l'indossatrice Twiggy, 60 anni, il viso pressocche' giovanile come ai tempi delle sue glorie negli anni '60. Delle foto recenti la mostravano con delle occhiaie....
Nel 2010, con un gesto eclatante, la cantante Britney Spears ha fatto conoscere i segreti di queste pratiche: dopo aver posato con vestiti succinti per la marca di scarpe Candie's, rese pubbliche le foto di prima e dopo il ritocco. Il risultato fu impressionante: vi si vedeva la star piu' alta e piu' sottile, senza la sua cellulite, le sue cicatrici e le sue parti scure. Non si vedevano nenache i suoi muscoli gonfi dovuti ad una intensa pratica sportiva, nonche' un piccolo tatuaggio che era parte integrante della sua personalita'.
Questi ritocchi si sono diffusi ben oltre il circolo delle star e delle indossatrici: nel 2006, una delle piu' note presentatrici del tg televisivo della Cbs, Katie Couric, e' stata criticata per aver subito una “cura dimagrante virtuale”. Su una delle sue fotografie promozionali distribuite dal canale tv, essa aveva perso 10 chili. La tv si scuso', e la presentatrice disse di non essere stata consultata prima di questa dieta virtuale.
Quali sono gli effetti di queste immagini irreali sulle donne comuni, non in grado di arrivare ad una accettabile perfezione? Diversi studi hanno stabilito un legame tra gli ideali veicolati dai media e l'insoddisfazione generale delle donne di fronte al proprio corpo. Le riviste sono ugualmente accusate di favorire alcuni regimi alimentari che portano all'anoressia. Il legame non e' cosi' semplice come possa sembrare, perche' l'anoressia ha cause complesse: cosi' come dimostra uno studio di tre ricercatori americani pubblicato nella “Rivista di psicologia generale americana” a marzo del 2011. Questo non ha impedito che la versione italiana della rivista “Vogue” ritirasse dal proprio sito, a dicembre, una foto dell'indossatrice Karlie Kloss, dopo aver scoperto che il magrore atletico della stessa era utilizzato da alcuni siti che promuovevano l'anoressia.
Rispetto alle critiche che divampano, diverse riviste femminili hanno recentemente pubblicato immagini non ritoccate. La rivista “Elle” ha anche dedicato una serie di copertine, nel 2009, ad attrici ed indossatrici fotografate senza trucchi e ritocchi, come Monica Bellucci. La marca di saponi e cosmetici “Dove” e' andata oltre utilizzando sistematicamente nelle proprie pubblicita' delle “vere” donne, con una certa eta' o rotonde, con piccoli seni o calzoni da cavallerizze.
In diversi Paesi, associazioni di consumatori e politici si sono mobilitati contro i ritocchi. Nel settembre 2009. il deputato francese dell'UMP, Valérie Boyer, ha depositato una proposta di legge che obbligava ad indicare, pena un'ammenda, tutte le fotografie di persone che erano informaticamente ritoccate.
Ma non tutti gli interventi sulle immagini sono da buttare via nel medesimo modo: esse servono a rendere evidente una zona d'ombra che ha creato un donna bionica senza occhiaie. Per cercare di farvi luce, due ricercatori d'informatica di Dartmouth (New Hampshire, Usa) hanno messo a punto un programma informatico che classifica le fotografie in una scala da 1 a 5 in funzione del loro livello di alterazione e del loro realismo. Classificazione che rende visibile, dietro l'immagine glamour, la dose di illusione che contengono.
(articolo di Claire Guillot, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 25/12/2011)
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