Bologna. Tper. 'Non si faccia mettere in testa cose da altre persone'. Riflessioni e fatti di un servizio pubblico
La problematica vicenda della giovane che durante un viaggio sulla linea 20 dell'autobus di Bologna Tper è stata oggetto di un accertamento del biglietto dai modi eccessivamente autoritari e invasivi, come abbiamo sentito il dovere di raccontare nel nostro precedente articolo, si arricchisce di ulteriori inquietanti risvolti.Infatti la ragazza ci riferisce che quando il delegato Aduc, Marco Solferini, si è allontanato, mentre erano su suolo pubblico, quindi già tutti scesi dall'autobus il controllore ha approfittato della ragazza ancora in stato di forte agitazione e in lacrime per intimidirla dicendole senza mezze misure: "signorina, non si faccia mettere in testa cose da altre persone!" riferendosi a tutti coloro che l'avevano cercata di aiutare e in particolare al fatto che l'vvv.to Solferini aveva consigliato alla stessa di far valere i propri diritti magari ricorrendo ad un associazione di consumatori per raccontare il fattaccio e nello specifico ad Aduc di cui era Delegato, se lei lo avesse voluto. La ragazza di fronte a una frase del genere che sembrava proprio un ricercato modo per chi aveva la consapevolezza di aver esagerato di dissuaderla ha replicato d'istinto: "mi sta dicendo questo solo perché sono una donna?".
Il controllore facendo appello a tutto ciò che sono le cattive maniere e la poca educazione non ha risposto e le ha girato le spalle noncurante.
La ragazza ci ha riferito questo visto che ha preso contatto con Aduc per ringraziarci di averla anzitutto difesa sul posto e anche per aver fatto il nostro articolo.
Ci ha anche detto che ha chiesto al controllore come avrebbe potuto contestare la multa e che lui era molto più interessato a spingere perché lei la pagasse subito tanto è vero che lei gli ha chiesto se era il caso che prendesse i nomi di altri testimoni e la risposta in linea con le altre sarebbe stata: "cara signorina qui mica siamo nell'aula di un tribunale". In realtà avrebbe dovuto non solo dirgli di si ma aiutarla nel farlo mettendola nelle condizioni di superare lo stato di shock in cui l'aveva invece indotta con i suoi modi.
Alla luce di questo ulteriore tassello non possiamo come associazione non esprimere preoccupazione per il fatto che siccome è una donna questo soggetto si sia preso la libertà di aggiungere una frase scadente che significa che lei non ha idee sue ma altri gliele mettono in testa. Ci lascia inorriditi. Siamo molto contenti di aver appreso, come ci ha riferito la ragazza, che fra l'altro lei ha fatto volontariato in un ente per la difesa dei diritti delle minoranze (e delle donne) pertanto attribuiamo a questo la sua più che legittima richiesta se tale inopportuna affermazione le fosse stata riservata in quanto donna.
Rammentiamo a beneficio di chiunque legga che il ricorso a frasi di stile nell'esercizio di una funzione pubblica, quale essa sia, quantunque se viventi nel gergo comune e conseguenza a volte di un modo di dire (inopportuno) possono essere in determinati contesti addebitate come sessiste.
Ci infastidisce invece, dal punto di vista di un associazione di consumatori il fatto che aspettando il volontario allontanamento del Delegato il controllore abbia provato a insinuare "qualcosa" per far desistere una persona dall'esercizio di un suo diritto. A prescindere dal fatto che la multa fosse o meno giustificabile in ragione di una ingenuità (abbiamo approfondito che la ragazza non prende l'autobus con frequenza, lavora in un bellissimo posto a contatto con i Bambini e ha vissuto il percorso formativo in Bologna a contatto con le grandiose due ruote della bici, compagne davvero fedeli di tanti studenti).
Non lo accettiamo.
Nessun controllore può intimidire o diffidare in qualunque modo un privato Cittadino ancorché multato dall'esercizio dei suoi diritti. Anzi dovrebbe aiutarlo.
La semplicità con cui lo ha fatto questo controllore unitamente a quello che aveva già compiuto nei confronti del Delegato Aduc ci lascia ulteriormente con degli interrogativi inquietanti perché non sembra un atteggiamento "nuovo". Sembra invece il modo di operare di chi ha già più volte sperimentato che questo genere di comportamento porta a dei risultati.
A tal proposito vogliamo essere chiari su cosa aveva già fatto e che secondo la nostra ricostruzione non avrebbe dovuto fare.
Come scritto nel precedente articolo fra le numerose persone intervenute a difesa della giovane scoppiata in lacrime sull'autobus di fronte all'eccesso di aggressività verbale del controllore, tutte persone con regolare biglietto o abbonamento quindi passeggeri paganti un servizio che meritano rispetto ed educazione, c'è stato anche il delegato di Aduc il quale si è visto due volte (!!) oggetto di un tentativo di intimidazione da parte del controllore in questione (contro il quale abbiamo presentato apposito reclamo proprio per i modi inaccettabili che ha tenuto).
La prima volta il controllore ha chiesto a un privato cittadino che cercava di fare da paciere e di aiutare una ragazza in difficoltà e impaurita di "identificarsi" cioè il controllore voleva un documento di identità millantando che così la società ci avrebbe poi pensato lei (??). Alla replica: "in che senso scusi?" non c'è stata risposta essendo forse un farfugliamento fuori luogo ,come buona parte degli sproloqui, dovuto magari all'eccesso di agitazione in cui versava.
La seconda volta, addirittura su suolo pubblico visto che erano scesi tutti, compresa la ragazza, sempre vessata dal controllore implacabile nell'esercitare la sua prepotenza giustificata dall'esercizio delle sue funzioni, e infatti su strada (suolo pubblico) il controllore minaccia di nuovo Solferini chiedendo al suo Collega (ignoto il motivo del perché non lo facesse lui) di chiamare la polizia per denunciarlo per interruzione di pubblico servizio (la qual cosa è bene sottolineare il Collega del controllore non ha mai preso nemmeno in considerazione di fare). E questa volta non ce la sentiamo di ipotizzare che fosse ancora preda di un vaniloquio.
Anzi, una volta può capitare di confezionare per la fretta e per l'agitazione la frase sbagliata nel contesto sbagliato. Errare è umano. Ma il riprovare una seconda volta denota invece una volontà di andare ben oltre i limiti delle proprie competenze. Altri a differenza del delegato Aduc si sarebbero lasciati forse intimidire già dalla richiesta di identificarsi. E avrebbero lasciato perdere. Sarebbero tornati sui loro passi.
Sono eccessi che potrebbero ben configurare un abuso del proprio ruolo durante e dopo l'esercizio delle proprie funzioni.
Come Aduc Bologna, a seguito di questa vicenda abbiamo ricevuto molte segnalazioni e richieste da parte di privati Cittadini.
Le stiamo leggendo con attenzione.
Apparentemente ci sono diversi episodi simili che ci vengono rappresentati. Ci preoccupa il fatto che stiamo leggendo di persone che affermano di essere state oggetto di un eccesso di autorità non dissimile da quello cui si è assistito, nel voler comminare la multa senza avere realisticamente la possibilità di spiegarsi. E quello che emerge da alcuni contatti è la sudditanza imposta dall'esercizio perentorio e soverchiante dell'autorità (oltre al senso di vergogna che alcuni ci hanno riferito aver patito).
Ci riserviamo di selezionare le storie di alcuni, in particolare dei più fragili come minori, giovani donne e anche portatori di handicap e cercheremo se sarà possibile di tutelarsi o quanto meno di raccontarle. Il tutto ci teniamo a precisare, sia ben chiaro, a prescindere dal concetto troppo riduttivo di "multa sì o multa no".
Anche un multato solo perché in errore ha il diritto di essere trattato bene. Non è un criminale. Può essere una persona che ha commesso un'ingenuità, una distrazione. Che è caduto suo malgrado in errore in buona fede. Pagherà il dovuto come tutti ma non dev'essere colpevolizzato, privato della possibilità di argomentare a suo favore e di capire dove ha sbagliato. Questo si chiama: essere civili.
Alcuni utenti ci hanno anche contattato chiedendoci di approfondire l'operato e i rapporti di Tper con una società Srl che dovrebbe essere la realtà in subappalto che gestisce i controllori; in particolare ci viene chiesto se possiamo approfondire:
1) il fatto che gli stessi controllori percepiscano una percentuale di guadagno aggiuntiva al c.d. fisso, sulla base delle multe comminate;
2) ci viene inoltre domandato in plurime forme se è possibile sapere che tipo di percorso formativo seguano i controllori;
3) come si svolgono presso questa Srl le verifiche sull'operato dei controllori di fronte ad una protesta da parte di un cittadino, come pure se il meccanismo di verifica dell'operato sia sufficientemente efficace da evitare che possa concretizzarsi l'ipotesi che i diretti interessati si proteggano l'uno con l'altro, rendendo in qualche modo difficoltosa l'attività di supervisione da parte della società Tper.
In ogni caso come associazione dei consumatori, nell'interesse del bene comune e della collettività, cercheremo di capire come possiamo migliorare questo servizio facendo in modo che da un lato chi sbagli sia sempre chiamato a rispondere delle sue azioni ma anche tutelando e salvaguardando il fondamentale ruolo degli accertatori.
Ricordiamo infatti che il pagamento del biglietto di una corsa è la principale obbligazione del passeggero. Il quale è tenuto a dargli seguito collaborando con coloro che sono preposti alla verifica. Quest'ultimi come già in passato abbiamo avuto modo di difendere e tutelare, in epoca non sospetta, devono potersi rapportare in sicurezza e con piena incolumità fisica e psicologica nei confronti del pubblico, svolgendo le loro mansioni.
La nostra posizione è di giustizia, equità e legalità. Nessuno qui vuole colpevolizzare (e meno che meno criminalizzare) una categoria, una società e tanto meno fare in modo che un eventuale protesta fondata su di un caso, finisca per essere strumentalizzata da chi, con furbizia e mestizia, viola invece le regole cercando di viaggiare gratis appositamente.
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