Giovedì 4 giugno 2026
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Una casa con i piedi caldi

Articolo · Redazione ·
Per riscaldare un edificio con poco dispendio energetico si possono usare le sue fondamenta e fare in modo di estrarre il calore dal sottosuolo. L'idea, già ben sperimentata, verrà illustrata dal direttore del Laboratorio di meccanica del suolo del Politecnico Federale di Losanna (Svizzera) agli specialisti mondiali di geostrutture energetiche, invitati a un seminario co-finanziato dalla Natonal Science Foundation statunitense.

Sappiamo che la stragrande maggioranza della massa terrestre è bollente. Allora perché non sfruttarne il calore per riscaldare le nostre case, con tutto quello che può significare in termini di risparmio energetico, economico, ambientale? Secondo il professor Lyesse Laloui si può fare. Si può cioè recuperare quest'energia termica inserendo nelle fondamenta degli edifici dei tubi in cui scorre il fluido termovettore (un fluido che trasmette bene il caldo).
Le geostrutture energetiche sono dei sistemi che sfruttano la geotermia a bassa energia, ossia il calore che si sprigiona a una profondità compresa tra uno e cento metri sotto la superficie terrestre. Per tutto l'anno lì si possono avere stabilmente dai 10 ai 12 gradi: non è molto, ma a una buona pompa di calore possono bastare come fonte di riscaldamento degli edifici. Tra l'altro, con lo stesso procedimento li si può raffreddare in estate.
Tutt'altra storia è la geotermia profonda, con il suo sistema di perforazione di pozzi fino a 5 chilometri e l'utilizzo di 150-200 gradi per produrre il vapore che aziona le turbine elettriche.
L'idea d'integrare nelle fondazioni degli immobili i tubi che contengono un fluido termovettore è vecchia quanto le pompe di calore capaci di sfruttare anche pochi gradi. Ma Laloui e i suoi collaboratori sono i primi ad aver fatto le prove in condizioni concrete, tenendo conto del suolo circostante -argilloso o di altra natura. Per misurarne la possibile deformazione, undici anni fa hanno inserito il primo palo energetico a scopo sperimentale; ora hanno pronto un programma informatico con cui architetti e ingegneri posso adeguare il sistema al tipo di terreno su cui si costruisce.
Se l'Università di Cambridge, con cui collabora a numerosi altri progetti, è interessata al programma, il Politecnico di Losanna ha deciso che il suo nuovo Centro congressi sarà dotato di fondamenta energetiche; in prospettiva ci sono anche il Museo cittadino di Belle Arti e il nuovo ospedale Riviera-Chablais di Rennaz (Cantone di Vaud).

Una posta in gioco molto grande

Oggi, architetti e costruttori non se la sentono di lanciarsi in una tecnologia ancora poco conosciuta e Lyesse Laloui comprende le loro remore. "Se per puntare su una tecnologia che promette di far risparmiare energia nei successivi cinquant'anni il rischio è la bocciatura del progetto (per i costi più elevati), il gioco non vale la candela, secondo loro", sintetizza. Ma l'impulso dovrebbe venire dall'alto. L'Ufficio Federale dell'Energia sta già facendo grossi sforzi, ora spetta ai Cantoni e agli enti locali andare nella nuova direzione. A questo proposito si può citare la Gran Bretagna, dove cinque anni fa il numero di pali energetici istallati nel sottosuolo registrò un'impennata: da alcune centinaia a più di cinquemila. E l'amministrazione londinese li raccomanda per le nuove costruzioni.
Tornando alla Svizzera, se circa la metà dell'energia consumata serve per riscaldare gli ambienti e per produrre acqua calda, le tecnologie capaci di svolgere le stesse funzioni con un minor dispendio energetico e anche un tasso minimo di emissioni di Co2 dovrebbero avere un potenziale enorme.

(da Swissinfo dello 08-01-2012. Adattamento di Rosa a Marca)

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