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Casa Pound e Forza nuova censurati? No! Vittimisti da quattro soldi “vittime” di una libertà… che non è proprio tale...
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Articolo di Vincenzo Donvito
10 settembre 2019 10:59
 
 Ha fatto notizia la cancellazione, da parte di Facebook ed Instagram, degli account di organizzazioni politiche come Casa Pound e Forza Nuova, nonché dei profili di loro autorevoli rappresentanti anche istituzionali, accusati, dai proprietari di questi media, di “diffondere odio e di attaccare gli altri sulla base di chi sono”.

La vicenda a nostro avviso è preoccupante. Per coloro che ricordano che il nostro regime nasce dall’antifascismo e per coloro che sostengono di essere vittime di censura.

Un punto di partenza deve essere chiaro: Facebook ed Instagram non sono istituzioni dello Stato, ma privati che fanno quello che ritengono più opportuno.

1 . Ragion per cui, le deliranti affermazioni delle “vittime” di questo privato sono ridicole ed inopportune: si va da “faremo una class action” ad “abuso di una multinazionale privata in spregio alla legge italiana”, passando per “la polizia politica di Zuckerberg vuole impedire che ci sia opposizione al governo di estrema sinistra e Bruxelles” e “ci cancellano perché eravamo in piazza contro il governo”. Liberi di fare tutte le valutazioni che credono sulla presunta fede od opportunità politica ed economica di questi media, ma è bene lasciare da parte tutte le invocazioni di ricorsi giudiziari per quella che loro ritengono una censura. Ci si consenta una battuta: forse sarebbe più opportuno, come queste “vittime” ci hanno ricordato anche nelle piazze in questi giorni, far ricorso ai loro metodi di soluzioni extra-legis delle vicende: squadracce. Insomma: se la vedono fra loro, ma lascino da parte la legge. Poi… nel caso.. sì che avrebbe ragione di intervenire la legge...
2 . Il fatto che Facebook & co siano privati sembra non far parte della consapevolezza di diversi commentatori mediatici. Che per l’occasione, elogiando i gingilli di Zuckenberg manco fossero i magistrati di Cassazione o Corte Costituzionale *, hanno tirato fuori dal cassetto i loro triti e ritriti stereotipi che si basano su un assioma del tipo “il fascismo non è un’opinione, ma un crimine”. Ricordandocelo e lamentandosi: a) nonostante nella manifestazione a Roma di ieri 9 settembre contro il governo si sia fatto sfoggio di simboli e urla “nostalgici” e le autorità non hanno seguito le orme dell’americano; b) nonostante ogni volta che questi signori fascisti si sono presentati alle elezioni, e nonostante tutte le loro sedi e giornali e iniziative fino ai loro rappresentanti istituzionali… non siano mai stati perseguiti.

Bontà per entrambi. A noi questi fascisti e questi antifascisti ci fanno temere per la stabilità e la tenuta del nostro regime democratico e per il futuro.

Non disquisiamo sul fatto che, secondo noi, il fascismo oggi è un’opinione e che un crimine è stato invece il regime fascista.. non pretendiamo che questa nostra “presunta raffinatezza” da liberi sia dominio di ognuno. E non disquisiamo sul fatto che eventuali atti violenti, di sopraffazione, etc debbano essere perseguiti indipendentemente che vengano compiuti nel nome del fascismo, del comunismo o della libertà **. Ma lo ribadiamo, lo difendiamo, lo affermiamo in ogni frangente per far presente un grosso problema che oggi limita il nostro regime democratico e le libertà di tutti i cittadini: la presenza nei nostri codici dei reati di opinione e di espressione.

Crediamo che la presenza di questi reati - pura e semplice eredità dei codici scritti durante il regime fascista del secolo scorso – rappresenti il peggio del peggio politico, culturale e giuridico perché una società si possa definire libera, tollerante, disponibile, aperta. E la loro assenza sarebbe stimolo per usare le proprie capacità interlocutorie, politiche, culturali, storiche a meglio comprendere il presente per costruire il futuro, invece di annodarsi sempre intorno a se stessi, oltre che a peggiorare la comprensione e il dialogo con le nuove generazioni.

Sull’abolizione dei reati d’opinione in Parlamento ci sarebbe una maggioranza ampia e trasversale, ma sembra che si tratti di una disponibilità di facciata, visto che quando ad essere colpiti da queste norme sono quelli di destra, i loro confratelli li difendono e i loro avversari di sinistra si mostrano soddisfatti… e viceversa quando le parti in gioco si invertono. Questo si chiama: opportunismo!
Qualcuno vuole andare oltre?

Qui un recente caso di censura a Firenze

* qualcuno ha anche scritto di una sorta di “svolta di Facebook”… senza magari neanche essersi accertato come si comporta Facebook in Paesi come Cina, Brasile, Venezuela etc… che forse avrebbe scoperto il semplice e banale assioma “pecunia non olet”… altro che “svolta”….
** per cui, per esempio, quando si è in presenza di crimini del genere, ci fa “orrore” che qualcuno di questi atti possa essere giudicato in modo più severo per l’aggravante ideologica che lo ha motivato e/o sostiene.
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