Venerdì 5 giugno 2026
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Un centesimo e un elastico rosa per capelli: visita al carcere di Sollicciano

Articolo · Rosa a Marca ·
"Io non ho le trecce, tu ne hai due, me ne dai una?" La bambina mi guarda, sparisce, e dopo un po' torna con un minuscolo elastico per capelli di colore rosa. "Tieni!".
Com'era quel proverbio? Se ancora non possiedi il cavallo, comincia dalla frusta. Quale applicazione più tenera di questa, per giunta in prigione e nel giorno di Natale. Grazie, grazie bambina d'oro.
Saluto te, ragazzino un po' più grande, che giochi a pallone con tanta foga nel corridoio e sai contare spedito fino a 12, ma poi t'inceppi e passi direttamente al 17.

Nella sezione femminile stamani si gioca a tombola. Il significato dei numeri è appannaggio di una detenuta napoletana, e mi pare di capire che il 44 stia per secondino o guardiano; comunque tutte si mettono a ridere. Che cosa si vince? Per esempio uno smalto verde brillante, come quello che fa bella mostra di sé sulle unghie della vincitrice di ieri. Uno scambio di sguardi indagatori, qualche sorriso, poche parole e alla fine una stretta di mano. "Tra qualche giorno arriva il 2013; si dice che il 13 porti bene". Quanto vorrei -per voi, per tutti.
L'operatrice carceraria esce un momento con noi e avanza una richiesta piuttosto singolare: servirebbe un fondo per le sigarette, dice, un piccolo gruzzolo riservato ai fumatori senza mezzi. Sembra una sciocchezza, invece potrebbe essere di grande aiuto contro il malessere, il nervosismo da astinenza. Da ex fumatrice, la capisco in pieno.

La sezione maschile è un formicaio. Celle? No, loculi. Come quella con tre letti a castello in uno spazio che sarebbe angusto per una persona sola. Ci sta dentro un mio conoscente con un altro detenuto; per ora la terza branda è vuota, ma non si sa fino a quando. Ci fa toccare l'acqua freddissima del rubinetto del bagno e indica l'impianto per il ricambio dell'aria che è sporco da far paura: quale aria potrà mai entrare lì dentro?
Stava leggendo Capitini, lo trova difficile. Pochi cenni alla sua situazione, io m'impongo un certo distacco, però quella pena la sento, eccome.
Camminiamo lungo i corridoi e osserviamo l'umidità che domina dappertutto in questa struttura inaugurata appena nel 1984. L'agente che ci accompagna sostiene che lì dentro di veramente innocenti ne avrà conosciuti al massimo due, non di più. Racconta di quand'era piccolo e i suoi genitori gli avevano insegnato a chiedere il permesso per cogliere anche una sola nespola nel terreno non recintato del vicino (e di solito questi gliene dava una manciata o anche un sacchetto).
So cosa intendeva dirmi: che ci vuole rispetto per le regole. Certo. Ma come la mettiamo se sono le istituzioni a disattendere le proprie leggi? Altrimenti non ci sarebbe questo sovraffollamento, i processi non andrebbero in prescrizione, la giustizia civile non sarebbe al collasso. O no?
Stamani, venendo a Sollicciano ho raccolto un centesimo finito in una cunetta. E' stato un gesto istintivo, ma ora voglio conservarlo come simbolo della miserabilità di quel Sistema Giustizia che ho toccato con mano e mi appare più grave di tutti i reati commessi (forse) da chi sta lì dentro.
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