Come Firenze campa di rendite di posizione. Via Palazzuolo
C’è un baco che si è ormai annidato nel tessuto economico (ma non solo) di Firenze. Ci è entrato dentro neanche troppo piano, ma non visto o forse sottovalutato. Adesso si è comodamente incistato nelle fibre più profonde del corpo della città e non ne vuol sapere di andarsene. A leggere i servizi di Jacopo Storni pubblicati ieri dal Corriere Fiorentino su via Palazzuolo si capisce quanto difficile sarà la battaglia contro questa tenia, che alle nostra latitudini prende il nome di purissima rendita di posizione, cioè del vivere e crescere esattamente tale e quale un parassita utilizzando come unico nutrimento la propria localizzazione, a cento passi dalla Stazione di Santa Maria Novella e ad altrettanti dall’omonima piazza, senza nulla aggiungere e quasi senza sforzo. Difficile pensare ad altro, se un numero consistente di fondi affacciati sulla strada simbolo di ciò che comunemente chiamiamo degrado ha deciso di riaprire le proprie saracinesche per improvvisarsi deposito bagagli a gettone o di biancheria di ricambio per gli appartamenti ad uso turistico. Una scelta compiuta nonostante il progetto Recreos della Fondazione Cr Firenze per il riscatto di via Palazzuolo attraverso l’arrivo, o il ritorno, di attività artigianali. Sta cioè accadendo che una quota non indifferente dei proprietari di quei fondi trovi più remunerativo allestire qualche scaffale per lenzuola e asciugamani a noleggio.O per lasciarvi parcheggiati trolley e zaini, rinunciando anche all’onere ma pure all’orgoglio di una insegna all’ingresso, rispetto all’uso di risorse messe a disposizione per ristrutturare i locali e per pagare tre anni di canone a chi volesse prenderli in affitto. Con tanti saluti al recupero di quella strada e, di conseguenza, di un’intera zona a due passi dai salotti del centro. Certo, sarebbe patetica la non escludibile ipotesi che i titolari di quegli stessi fondi-magazzino — per non parlare di quelli in cui sono stati aperti food-shop neanche in regola con le prescrizioni per la canna fumaria — fossero gli stessi che di giorno incassano il prezzo della loro rinuncia e la sera discettano della situazione incresciosa in cui è da anni via Palazzuolo. Anche la forza della rendita ha le sue contraddizioni. Ma appare comunque così affascinante e potente da superare la tentazione di un investimento ad un costo tendente a zero su cui costruire qualcosa di meno fragile. Nella sua intervista pubblicata sull’edizione di ieri di questo giornale, il direttore generale della Fondazione Cr Firenze Gabriele Gori ha raccontato del «porta-aporta» per far conoscere l’iniziativa e invitare i proprietari a parteciparvi. Ora, a parte l’immagine inconsueta di qualcuno che ti suona il campanello per convincerti ad accettare del denaro e tu rispondi «no grazie», Gori ha ragione da vendere riguardo al fatto che questo progetto, nato peraltro per cercare di recuperare il troppo tempo perduto da altri, potrà funzionare bene solo a una condizione: se sarà di tutti.
(articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 30/08/2025)
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