Sabato 1 agosto 2026
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Come Washington distrusse il boom della cannabis colombiana e creò i cartelli della cocaina

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Negli anni Settanta, prima che la repressione americana trasformasse le giungle latinoamericane in scenari di guerra, la regione della Sierra Nevada colombiana era il cuore pulsante di un fiorente commercio di cannabis. Fiumi di denaro scorrevano dalle tasche nordamericane verso quella terra, alimentando un'economia vivace e una cultura tutta propria.

 

È la storia della cosiddetta Bonanza Marimbera, raccontata dalla rivista High Times, che ricostruisce come la guerra alla droga di Washington abbia finito per costruire, paradossalmente e involontariamente, le condizioni per l'ascesa dei narcotrafficanti di cocaina.

 

Nel 1979, secondo le stime della stessa Associazione Nazionale degli Istituti Finanziari colombiana (ANIF), circa 150.000 colombiani erano direttamente o indirettamente collegati all'economia della cannabis: contadini, trasportatori, lavoratori portuali, intermediari commerciali. Una filiera produttiva di vastissime dimensioni. Quell'anno si tenne persino un simposio pubblico in cui si discusse apertamente della legalizzazione, con la partecipazione dell'ambasciatore americano. Per un breve momento, una via alternativa sembrò possibile.

 

Non se ne fece nulla. Washington intensificò invece la pressione sulla Colombia, avviando operazioni di eradicazione su larga scala: 3.500 tonnellate di cannabis sequestrate, circa 10.000 ettari di coltivazioni distrutte. Le fumigazioni aeree con paraquat e glifosato rasero al suolo non solo le piantagioni di cannabis, ma anche le colture alimentari di sussistenza dei contadini locali.

 

L'effetto fu esattamente l'opposto di quello sperato. I piccoli agricoltori che volevano continuare a lavorare non ebbero altra scelta che orientarsi verso i mercati della cocaina, molto più redditizia e difficile da intercettare. A metà degli anni Ottanta, buona parte dell'infrastruttura logistica costruita per il traffico di marijuana stava ormai trasportando pasta di coca e cloridrato di cocaina. È su queste fondamenta che sorsero i famigerati cartelli di Medellín e di Cali, con un'escalation di violenza di proporzioni mai viste prima.

 

A ricostruire questa storia è anche la storica Lina Britto, autrice del saggio Marijuana Boom: The Rise and Fall of Colombia's First Drug Paradise, secondo cui la violenza di Stato "disrupted and rendered useless the mechanisms" che avrebbero potuto garantire una gestione più ordinata del commercio. L'impatto fu, nelle sue parole, paradossale e tragico. La guerra alla droga contro la cannabis aveva di fatto creato le condizioni per gli imperi della cocaina che sarebbero venuti dopo.

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