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Condanna narco El Chapo. Disumana per il presidente del Messico
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Articolo di Redazione
20 luglio 2019 16:30
 
 Secondo il presidente messicano la condanna a vita di Joaquin "El Chapo" Guzman è "disumana": il famigerato signore della droga è stato mandato a vivere gli ultimi anni della sua vita in una prigione di estrema sicurezza in Colorado.
Guzman è stato condannato all’ergastolo (+30 anni) in Usa, dopo essere stato riconosciuto colpevole di aver diretto una impresa criminale, e dopo essere evaso dalle carceri messicane due volte.
In Messico, il presidente Andres Manuel Lopez Obrador, oltre a sostenere che Guzmann è stato inviato in un carcere duro e disumano, ha aggiunto che la sentenza ha reso la vita non più degna di essere vissuta.
Il narco 62enne era protetto da un esercito di fuorilegge quando dirigeva il cartello di Sinaloa, da lui fondato nel 1989, fino alla sua ultima incarcerazione.
Nel 1993 fu condannato a 20 anni di prigione in Messico, ma fu in grado di corrompere le guardie per ricevere un trattamento di riguardo, gestendo anche il cartello dall'interno della sua cella attraverso il fratello, che operava in sua assenza.
Nel 2001 è fuggito dalla prigione di massima sicurezza di Puente Grande a Jalisco nascosto in un carrello della biancheria.
Circa 13 anni dopo è stato imprigionato per la seconda volta, ma riuscì a fuggire di nuovo attraverso un tunnel che si estendeva per 30 piedi sotto le docce della prigione di Toluca fino a una casa in costruzione a un miglio di distanza.
Nel 2016 è stato arrestato dopo uno scontro a fuoco a Los Mochis prima di essere estradato negli Stati Uniti, dove è rimasto.
Guzman ha presentato frequenti denunce sulle condizioni della sua detenzione negli Stati Uniti, descrivendola come "tortura".
Poche ore dopo la sua condanna, Guzman è stato trasportato in elicottero all'USP Florence Admax, una prigione di massima sicurezza in Colorado soprannominata "Alcatraz delle Montagne Rocciose".
Tra i suoi compagni di prigionia ci sono "Unabomber" Ted Kaczynski, il cospiratore dell'11 settembre Zacarias Moussaoui e Terry Nichols, che è stato condannato per essere un complice nell'attentato dinamitardo di Oklahoma City nel 1995.
"Bevo acqua non igienica, senza aria né luce solare, e l'aria pompata mi fa male alle orecchie e alla gola", ha detto durante l'udienza in cui gli hanno letto la sentenza. "Questa è stata una tortura psicologica e mentale per 24 ore al giorno".
Questa sentenza arriva nel momento in cui il presidente messicano, entrato in carica a dicembre dello scorso anno, ha istituito una forza di polizia militarizzata per limitare la violenza in tutto il Paese mentre i cartelli si frantumano e i gruppi più piccoli combattono per consolidare la loro presenza nel territorio.
Nel 2016 la guerre alla droga ha trasformato il Paese nel secondo posto più pericoloso al mondo, mentre nel 2018 il Messico è andato oltre ogni proprio record di omicidi con 28.816 casi. Obrador ha in merito dichiarato: "Ho in mente molte di queste vittime, è qualcosa di molto doloroso".
Un sondaggio d'opinione condotto dal giornale messicano Reforma ha rilevato che il 52% delle persone intervistate ritiene che i tentativi del presidente Obrador di limitare il crimine nel Paese siano insufficienti, mentre il 55% sostiene che non si riuscirà a ridurre la violenza.

(articolo di Vincent Wood, pubblicato sul quotidiano The Independent del 20/07/2019)

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