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I consumatori e il governo. Aspettative e realtà. Abolire il CNCU
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Articolo di Vincenzo Donvito
30 agosto 2019 15:40
 
  Cambiano i governi, consumatori e utenti osservano e, potendo, si organizzano per meglio consumare e meglio utilizzare. Un pensiero per tutte le stagioni, ovviamente. Nel caso della nostra Penisola ha alcune peculiarità che ricordiamo, valorizziamo e stimoliamo. Quindi: dovremmo aspettare, vedere, organizzarci e continuare a svolgere il nostro servizio in modo più o meno eclatante, rocambolesco… con tutti quegli exploit ed uscite che, talvolta, alcune associazioni ci hanno fatto credere – fame mediatica e di scoop dei media - essere la funzione di queste associazioni. Con una caratteristica che - governo che va e governo che viene - dovrebbe accomunare la presenza di queste associazioni per l’affermazione dei diritti da loro decantati: essere pagati dallo Stato e dall’Esecutivo per svolgere la loro funzione.
Certo, se consideriamo i consumatori e gli utenti nel loro significato letterale… in teoria non dovrebbero neanche esistere le loro associazioni visto che c’é lo Stato che paga e provvede, ma invece esistono, così come esistono le varie associazioni di cosiddetto volontariato che suppliscono alle carenze e assenze dello Stato.

Oltre questo ambito più o meno istituzionale c’è invece chi pensa di poter svolgere una funzione di stimolo, lobby e denuncia verso le istituzioni, e per questo hanno deciso di tenersi al di fuori di queste istituzioni, foss’anche per cercare di essere credibili anche a se stessi. Del resto, l’associazionismo in materia nasce in Paesi come Usa (e in un certo senso anche in Uk), dove lo Stato non si è mai sognato di rendere queste associazioni organiche a se stesso pagandole direttamente o indirettamente. Comunque: altri codici, altro diritto, altre pratiche, altra storia.

E’ questo uno dei motivi che ci spinge a farci promotori, verso il nascente governo, dell’abolizione del CNCU - Consiglio nazionale consumatori e utenti, istituito presso il ministero dello Sviluppo Economico per finanziare coloro che vi aderiscono ed incensarli di una certa credibilità perché marchiati col fuoco dello Stato.

Sia chiaro, per noi Aduc (che ben ci guardiamo dal farne parte) non è un organismo la cui esistenza non ci fa dormire la notte, visto che siamo abituati a ben altri e maggiori sprechi di Stato, ma ci lascia perplessi il fatto che diverse aziende del mercato privato e pubblico abbiano in questo organismo un alibi per sentirsi “friendly” nei confronti dei diritti dei cittadini consumatori con, di fatto, aver solo trovato la scusa per far credere di risolvere i problemi che loro stessi creano ai consumatori e che non hanno quasi mai intenzione di risolvere.

Una abolizione che peroriamo con, come contraltare, un rafforzamento ed una semplificazione della possibilità di ricorso alle Autorità indipendenti (tipo Agcom, Agcm, Acf, Abf, Ivass, Privacy, Arera, etc). Ricorsi che già oggi sono possibili, ma ancora ammantanti di una sorta di “clandestinità” e burocrazia. Una richiesta che valorizziamo con l’affermazione di un principio: il cittadino deve poter ricorrere direttamente contro aziende pubbliche e private, se vuole facendosi aiutare da un’associazione, ma non che quest’ultima debba essere – di fatto, vista spesso la complessità di questi ricorsi - un canale obbligatorio. Inoltre, nelle leggi e nei vari processi legislativi, la presenza del CNCU come unico punto di riferimento significa che lo Stato si rivolge a chi lui stesso finanzia per chiedere pareri… conflitto di interessi grande come il monte Bianco.

Al momento partiamo con questa richiesta, auspicando che chi ci governa e ci rappresenta in Parlamento abbia contezza della opportunità di affrontare il rapporto con consumatori e utenti a partire dalla libertà reciproca delle parti in gioco.
 
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