Un contratto di trasporto, senza il dovere di custodia...?
È triste notizia di qualche giorno fa che un signore di mezz'età, colpito da infarto subito dopo essere salito su un treno Frecciarossa a Torino-Porta Susa, non ha potuto ricevere gli opportuni soccorsi prima di arrivare, dopo 40 minuti, alla stazione di Rho, purtroppo già privo di vita.I sindacati delle ferrovie hanno sottolineato la pericolosità di un'organizzazione aziendale che, oltre a prevedere un macchinista unico ('cosa succederebbe in caso di un suo malore?'), non prevede a bordo dei convogli un'adeguata strumentazione di primo/pronto soccorso d'emergenza, come ad esempio un defibrillatore, che nel caso di specie avrebbe potuto essere fondamentale per salvare la vita del malcapitato passeggero (per inciso: sarebbe emerso che l'unica forma di dotazione di emergenza fosse 'una valigetta con un disinfettante e qualche garza': dall'articolo di Repubblica - ed. TO - del 18 novembre scorso).
In ogni caso, sulla vicenda ha aperto un'indagine la Procura di Torino, dalla quale emergeranno, nel caso, le relative responsabilità.
Ma una breve e più ampia riflessione dovrebbe per l'occasione essere fatta sulla natura stessa del contratto di trasporto, con le conseguenze che esso comporta.
Sempre per tornare a Trenitalia, quante volte è capitato di trovare toilette fuori uso, aria condizionata/riscaldamento che non funziona, assenza di qualsiasi possibilità, a bordo, di poter acquistare anche solo una bottiglia d'acqua o un panino (aspetto recente e drammatico), tutti aspetti che possono trasformare un viaggio che può essere anche piacevole, in un incubo di ore ed ore di infinito disagio?
Ed allora ci si chiede: può un impegno contrattuale di mero 'trasporto' non contenerne doverosamente altri, quale ad esempio un 'dovere di custodia' del benessere psico-fisico del viaggiatore? 'Benessere' che non dev'essere certo inteso come diritto ad un 'servizio di massaggi' o ad un luculiano 'catering' stile crociera (servizi certamente extra, che potrebbero ben far parte di tariffe di pagamento differenziate ed opzionali), bensì diritto a poter essere tutelati ed assistiti non solo nel normale livello di 'confort' attendibile (criterio che varia col tempo: prima non c'erano neanche le toilette per ogni carrozza, ma il treno si fermava più spesso proprio in virtù di tale caratteristica...), ma anche a ricevere -in caso di necessità- un'assistenza adeguata in relazione al fatto, fondamentale, che ci si trova in un luogo del tutto etero-organizzato.
È questo infatti l'elemento fondamentale della disciplina, in genere, di un contratto di trasporto: che quando ci troviamo in treno, in nave, in aereo, non ci troviamo più in un luogo 'comune', dove sappiamo vigono le regole e le tutele generali (so che se ho sete, cercò un bar; se ho necessità, cerco una toilette; se ho un malore, chiamo un'ambulanza o mi reco al pronto soccorso; ecc.); nel caso mi imbarco su di un mezzo di locomozione altrui, infatti, so (devo sapere) che il luogo in cui inserisco la mia persona - per un tempo che può essere più o meno limitato, da poche ore a giorni o settimane intere (pensiamo alle crociere) - non è più quello 'pubblico', bensì quello 'privato' del soggetto che si è impegnato nel trasportarmi per un certo periodo di tempo... Ma che appunto, non può impegnarsi a 'trasportarmi' per un certo tempo, senza contemporaneamente assumersi il contestuale dovere di assicurare - a me come ad ogni passeggero - un luogo che offra le garanzie di poter assicurare quantomeno le sicurezze che avrei in ogni luogo pubblico (ed in parte privato, come in casa: pensiamo alla toilette) da privato e libero cittadino: la sicurezza, quindi, di poter far fronte alle mie necessità primarie, ovvero a poter far fronte alle situazioni d'urgenza, senza il rischio di dover capire all'improvviso (e troppo tardi) di trovarmi 'fuori dal mondo' (pubblico) e dentro un mondo 'privato' ed assolutamente impreparato a gestire le mie necessità di viaggiatore.
Una constatazione che dovrebbe superare ogni limitazione di tipo normativo (sempre per tornare a Trenitalia, sembra che non ci sia nessuna norma o regolamento che renda 'obbligatoria' la presenza di un defibrillatore a bordo...), dove si dovrebbe interpretare l'impegno di trasporto come esteso ad ogni obbligazione accessoria per una civile custodia di un essere umano.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti