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Corridoi umanitari - ovvero:  l’ecumenismo al servizio degli ultimi
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Articolo di Annapaola Laldi
14 maggio 2019 13:03
 
Indispensabile premessa
Prima di presentare l’iniziativa portata avanti dalla FCEI (Federazione chiese evangeliche in Italia) insieme a valdesi e cattolici della Comunità di Sant’Egidio, che dà il titolo a queste noterelle, mi sembra giusto aggiornare sulla conclusione della vicenda iniziata il 10 gennaio 2019. Quel giorno, i Valdesi conobbero un momento di grande celebrità, perché la loro disponibilità ad accogliere a proprie spese una decina dei 49 migranti salvati dall’annegamento e poi esposti per 19 giorni al freddo e ai marosi sulla nave “Sea Watch” ferma davanti all’isola di Malta, sbloccò quella disumana situazione di stallo. Per i particolari, vedere, per esempio, i resoconti di “Avvenire” e/o del “Fatto quotidiano” 
Ebbene, per chi, nel silenzio che è seguito al profluvio di informazioni di allora, pensasse che questi migranti siano ormai sistemati in Italia presso i Valdesi, è pronta una solenne disillusione: non ne è arrivato neppure uno. Per lo squallido motivo che il governo italiano non ha trovato il tempo e la voglia di espletare le incombenze necessarie a scegliere e fare arrivare quei nuclei familiari, su cui ci si era accordati in linea di massima. E questo nonostante le numerose sollecitazioni scritte rivolte a Giuseppe Conte da Tavola e Diaconia Valdese dalla metà di gennaio alla fine di marzo, sempre ignorate dal destinatario (come si può leggere nell’intervista su "Huffington Post" del 19 marzo al Direttore della Diaconia Valdese, Gianluca Barbanotti).
E dunque, il 10 aprile u.s. Eugenio Bernardini, Moderatore della Tavola Valdese e Luca Maria Negro presidente della FCEI, hanno inviato una dignitosissima lettera al premier, pubblicata quasi esclusivamente dalla stampa evangelica (come è anche il “Notiziario evangelico”, NEV), in cui si pone fine alla vicenda con queste parole:
Dopo tre mesi di attesa, riteniamo che siano intervenuti accordi per cui i profughi, inizialmente destinati all’Italia, in realtà sono rimasti a Malta. In questi mesi abbiamo più volte ribadito la nostra disponibilità a farci carico dell’accoglienza. Ora prendiamo atto che la vicenda ha trovato una soluzione diversa da quella inizialmente prefigurata”.
Non ne ho la certezza, ma penso che neppure questa lettera abbia avuto un qualsiasi riscontro da parte del prof. Conte. Come, appunto, non ha avuto rilievo sui media italiani; salvo, se ho cercato bene, “Il Messaggero”  e “Mediterraneo cronaca”  che parla anche della restituzione ai donatori dei contributi a sostegno di quella specifica accoglienza.
 
I corridoi umanitari
A questa importante iniziativa inventata da FCEI, Tavola Valdese e Comunità di sant’Egidio, e già ben rodata, ci introduce, proprio la lettera del 10 aprile con la quale, secondo NEV, i due estensori hanno anche inteso cogliere “l’occasione per incoraggiare il governo a sostenere la buona pratica dei ‘corridoi umanitari’ e anzi a rilanciarla in sede europea per garantire una via di accesso all’asilo, legale e sicura, per le decine di migliaia di profughi concentrati in Libia”.
E dunque vediamo cosa sono davvero questi Corridoi Umanitari (CU).
Essi sono stati promossi da FCEI, Tavola Valdese e Comunità di sant’Egidio per consentire a chi ha i requisiti per essere considerato profugo di far valere il proprio diritto all’asilo, percorrendo vie legali e sicure.
Questa iniziativa, inaugurata nel nostro Paese, è stata la prima in Europa ed è servita di esempio, per ora, a  Francia e Belgio e Andorra.
 I primi CU sono stati regolati da un Protocollo d’Intesa firmato il 15 dicembre 2015 fra i tre enti già citati e i Ministeri degli Esteri e dell’Interno per permettere in due anni a 1000 profughi siriani fuggiti in Libano di arrivare in Italia in maniera legale e sicura, con un normale volo di linea.
Visti i buoni risultati ottenuti nel biennio 2016/17, è stato siglato un secondo analogo Protocollo d’Intesa (7 novembre 2017) per altri mille profughi nel biennio 2018/19. E sembrerebbe lecito pensare che l’iniziativa sarà confermata ancora, dato che essa si colloca nel quadro di una perfetta legalità.

A fine gennaio di quest'anno, una nota di NEV riassumeva in oltre 1500 gli arrivi in Italia coi CU dal febbraio 2016, e 2200 in Europa. 
Va subito detto che questo progetto non pesa sullo Stato. Vi si fa fronte coi fondi dell’OPM (Otto per mille) alla chiesa valdese e donazioni provenienti da comunità evangeliche e reti ecumeniche italiane e straniere, nonché con raccolte fondi come quelle lanciate dalla Comunità di Sant’Egidio.
 
Mentre rimando per le note più tecniche alla pagina apposita dei Corridoi umanitari, voglio riassumere dalla stessa pagina come questo progetto abbia diversi importanti scopi quali: evitare i viaggi della morte, contrastare i trafficanti di esseri umani e i loro affari, concedere, come già osservato, a chi è in “condizioni di vulnerabilità” (vittime di persecuzioni, torture e violenze,famiglie con bambini, donne sole, malati, disabili) l’ingresso legale sul territorio, nonché la gestione degli ingressi in modo sicuro nel nostro Paese. Questi ultimi, “una garanzia sia per i migranti sia per i già residenti in Italia, in quanto il rilascio dei visti è subordinato a controlli di sicurezza da parte del ministero dell’Interno”.
 
Per quanto riguarda la scelta dei profughi, gli enti promotori si appoggiano su gruppi di collaboratori, che vanno da ONG locali e internazionali a Chiese e organismi ecumenici, da cui ricevono le segnalazioni dei possibili beneficiari (di solito sono persone che stanno nei campi profughi), e ne stilano una lista che, prima, viene analizzata da chi opera sul posto e poi trasmessa alle autorità consolari italiane per il rilascio dei visti umanitari validi per l’Italia.
Una volta in Italia, i profughi sono presi in carico da ciascuno dei promotori (Sant’Egidio e FCEI /Valdesi ) che li sistemano in strutture e alloggi disponibili, privilegiando l’accoglienza diffusa, li aiutano sul piano legale/giuridico e sanitario e li sostengono nel processo di integrazione a scuola e nel lavoro, allo scopo di renderli infine autonomi e quindi diventare parti attive e costruttive della nostra società. Il che significa un incontestabile apporto prezioso di forze giovani che aiuteranno la società italiana ad abbassare l'età media della popolazione autoctona con tutti i vantaggi materiali e morali che ne derivano.

Per completare il quadro, richiamo l’attenzione sul progetto Medical Hope , un’iniziativa di carattere sanitario sostenuto in gran parte dall’OPM della Chiesa battista. Esso mira a fornire assistenza medica e ospedaliera ai profughi che, nei Paesi di transito, sono esclusi dall’accesso alle cure. E’ indirizzato a coloro che non sono nelle condizioni di affrontare il viaggio in Italia.

Non posso concludere queste noterelle senza menzionare un recente appello (30 aprile) a firma di Marco Impagliazzo (Comunità di Sant’Egidio) e  Luca Maria Negro (FCEI) al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che va a rinforzare quello di Bernardini e Negro (10 aprile), da cui sono partita per parlare dei CU.
In esso, come riportato dall’agenzia Sir  e da NEV si ribadisce la necessità assoluta di aprire Corridoi umanitari dalla Libia e si invita a lavorare con tenacia perché i Paesi europei, sia pure su base volontaria, facciano uscire, in due anni, 50mila profughi dai campi di concentramento libici, tanto più adesso che la Libia  sta andando sempre più letteralmente a fuoco.
 
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