Criminalità. La crescita di Firenze. Cosa c’è oltre i numeri
In una stagione di classifiche avara con Firenze, ce n’è una in cui non solo la città si conferma sul podio ma addirittura scala le posizioni raggiungendo un secondo posto del quale avrebbe fatto volentieri a meno. Si tratta infatti del tasso di criminalità, registrato in base alle denunce in rapporto al numero di abitanti, che la vede seconda solo a Milano e davanti a Roma.L’indice elaborato dal Sole 24 Ore si riferisce soprattutto ai reati «di strada» e non sfugge che la brutta performance di un incremento del 7,4% (rispetto alla media nazionale del 1,7%) ha radici anche nella forte presenza turistica.
Ma questo non può certo bastare a una rapida autoassoluzione.
I dati del quotidiano economico possono suscitare di tutto tranne che la sorpresa. Casomai possono farci capire che non è solo questione di quella percezione di insicurezza che per molto tempo ha fatto velo a voler considerare ciò che i numeri, e non da oggi, mostrano con la loro concretezza. Diciamo che non è neanche una novità la reazione del mondo politico. O forse sì, almeno in una modalità: la critica preventiva a quelle che possono essere le eventuali attribuzioni di responsabilità da parte degli avversari politici.
Ci ha pensato per primo il capogruppo Pd di Palazzo Vecchio Luca Milani — battendo sul tempo la dichiarazione di FdI in cui sobriamente si afferma che «dove governa il Pd fiorisce il crimine» — seguito dopo qualche ora dalla sindaca Sara Funaro.
A ricordare che il governo di centrodestra, nonostante una visione dichiaratamente securitaria, non predispone risorse sufficienti a cominciare dal dispiegamento di agenti.
C’è sicuramente un pezzo di verità, ma appare sempre più evidente che ai numeri dei reati non basta rispondere con i numeri delle divise. Dai dati della classifica emergono tendenze che richiedono risposte più complesse.
C’è una quota, abbastanza omogenea, di reati commessi da minori: nel solo 2024 sono stati più di 38 mila i segnalati under 18 in Italia, con una crescita del 30% rispetto al pre Covid.
E c’è il dato degli stranieri: in quasi 6 casi su 10 sono loro a essere accusati dei reati, nella provincia di Firenze si tratta del 56% dei denunciati.
È lo stesso Sole 24 Ore a riferire di uno studio secondo cui chi è irregolare costituisce il 5,6% degli stranieri in Italia ma porta il peso della maggior parte dei reati compiuti; lo stesso studio rileva, tuttavia, che ex detenuti una volta diventati «comunitari» hanno fatto registrare un tasso di recidiva pari a quello dei loro connazionali già regolarmente sul territorio e in linea con quello degli autoctoni.
E sempre quanto a recidiva, secondo i dati del Cnel crolla dal 60% al 2% nel caso si offrano ai detenuti possibilità di inclusione, a cominciare dal lavoro. D’accordo, anche questi sono numeri. Ma se non li guardiamo con la stessa attenzione prestata alla classifica sarà inutile sognare una città con una divisa a ogni angolo. E ancora più inutile chiedersi perché non ci sia.
(pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 04/11/2025)
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti