Crisi istituzioni e rappresentanza. Amarcord consiglio comunale
C’erano una volta i Consigli comunali. Sapete, quelli in cui si discutevano, tra maggioranza e opposizione, le questioni più importanti per la città. Poi arrivò la riforma dell’elezione diretta del sindaco. La governabilità prima della rappresentanza di opinioni e interessi, per cui il voto di un’assemblea eletta dai cittadini passava in secondo piano. Oggi c’è una situazione per cui i rappresentanti dei cittadini si possono, forse, informare solo dopo che si è già deciso e dopo aver inutilmente chiesto che fosse la prima cittadina ad informarne il Consiglio e a considerarne il conseguente dibattito. Così, in base alle nuove consuetudini, accade che la sindaca Sara Funaro possa comunicare che la ristrutturazione dello stadio Franchi non sia in grado di giungere ad un livello compatibile con la festa per i 100 anni della Fiorentina nel 2026, o che il Comune abbia scelto di battersi per l’acqua pubblica attraverso un contenzioso giudiziale chiedendo la riassegnazione delle proprie quote cedute al privato. Il tutto attraverso un comunicato stampa o un’intervista tv. Lontani, ormai, i tempi in cui su questi nodi importanti, i primi interlocutori erano gli eletti dai cittadini. Per la questione del Franchi la sindaca è stata richiesta da almeno un anno, da parte dell’opposizione, a riferire su un cronoprogramma che non si sa se ancora esista.Senza contare il legittimo sospetto che i ritardi nell’esecuzione dei lavori possano essere stati noti al governo cittadino da qualche tempo. Diciamo dalle settimane della campagna elettorale per le Regionali? Sull’acqua pubblica, tema di enorme e più trasversale interesse, neanche quella ha trovato uno spazio di discussione, nonostante i pressanti inviti a formulare la posizione di Firenze. Si comunica quanto è già deciso, ma solo in seconda battuta per chi si fosse perso un articolo di giornale o il Tg. Una versione appena più light del famoso motto del marchese del Grillo. Ora, è pur vero che le assemblee comunali sono diventate un po’ degli optional rispetto alle esigenze di governabilità declinate con l’elezione diretta del sindaco. Ma questo non può significare la cancellazione del diritto di discuterne prima di aver conosciuto dai media le decisioni del governo cittadino. C’è stato un tempo in cui il Consiglio è stato protagonista di discussioni che animavano il dibattito pubblico cittadino. Poi è venuta l’epoca dell’assenza, dell’indifferenza verso ciò che i rappresentanti dei cittadini possano dire, se non con un dissenso postumo. Che, a dire il vero, è quanto oggi le forze di opposizione al governo nazionale rimproverano al premier Giorgia Meloni, chiamandola spesso inutilmente a riferire in aula. Salvo, laddove sono esse governo, far di tutto per emularla.
(articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 26/10/2025)
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