Il discorso di Sergio Mattarella per la festa della Polizia Penitenziaria
Il 30 giugno scorso il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella,ha ricevuto al Quirinale il Capo dell’amministrazione penitenziaria, unitamente a rappresentanza della Polizia penitenziaria e ha rivolto loro un discorso che non si è certo limitato a frasi di circostanza, cosa che – va detto chiaramente - Sergio Mattarella non fa mai. Anzi, egli è entrato nel merito delle difficoltà della vita e dei compiti di questo Corpo di polizia, richiamando anche quanto incide sull’impegno quotidiano di questi uomini e donne il sovraffollamento delle carceri, l’inadeguatezza degli edifici e, non ultimo, la carenza di organico.Prima di trascrivere integralmente il suo discorso, desidero richiamare qui alcuni dati sui suicidi dei detenuti e anche su quelli di alcuni appartenenti alla stessa Polizia penitenziaria.
Secondo l’Associazione Antigone , al 25 maggio di quest’anno i suicidi negli istituti di pena sono stati 33, ma bisogna contare altri 73 decessi dovuti “ad altre cause”, ragion per cui, i morti complessivi salgono a 103.
Stando ai dati riportati in un articolo della Rivista “La Magistratura” , secondo il Garante nazionale, al 6 maggio, i suicidi noti erano 27.
Per quanto riguarda il sovraffollamento, sempre secondo il Garante, al 30 maggio i detenuti erano 62.722 contro 46.706 posti disponibili, con un indice di sovraffollamento del 134,29%. In 157 (pari all’83%) c’è un affollamento superiore al consentito; esso arriva al 150% in 63 Istituti (il 33% di essi)”
Ma anche fra i membri della Polizia penitenziaria vi sono suicidi. Secondo il Post , da gennaio a luglio 2024 erano stati sei. Secondo il sito della Polizia Penitenziaria , mediamente, ogni anno, si suicidano sette poliziotti penitenziari.
E’ dunque sullo sfondo di questa agghiacciante realtà che va letto il discorso del Presidente della Repubblica, di vicinanza verso questo Corpo, di pietas verso chi si toglie la vita e di richiamo alla responsabilità di coloro che hanno il compito istituzionale di provvedere alle necessità di questo settore e stentano a farlo.
«Benvenute e benvenuti al Quirinale. E auguri per questa festa.
Poc’anzi, con il Capo del Dipartimento, ho avuto un colloquio - il primo dal suo insediamento - sui vostri delicati compiti, sul vostro ruolo, sulle responsabilità che gravano su di voi.
Il Capo del Dipartimento ha ricordato - anche qui, poc’anzi - le varie funzioni cui fate fronte. È un panorama articolato, complesso, e sono funzioni che svolgete in conformità alla Costituzione e che non si esauriscono nella vigilanza.
So che ogni giorno cercate di assolvere con sacrificio e con professionalità il vostro impegno. Impegno reso ancor più difficile dalle preoccupanti condizioni del sistema carcerario, contrassegnato da una grave - e ormai insostenibile - condizione di sovraffollamento nonché dalle condizioni strutturali inadeguate di molti Istituti, nei quali sono necessari interventi di manutenzione e di ristrutturazione. Interventi da intraprendere con urgenza, nella consapevolezza che lo spazio non può essere concepito unicamente come luogo di custodia, ma deve includere ambienti destinati alla socialità, all’affettività, alla progettualità del trattamento.
Tutto questo richiede un particolare impegno professionale. E vi ringrazio per la dedizione che riversate nel vostro compito.
Altre difficoltà - so bene - pesano sulle vostre funzioni, sui vostri compiti. Difficoltà che interpellano anche altre istituzioni. La carenza di organico, che da tempo è condizione critica del sistema penitenziario, e che riguarda il Corpo, e riguarda tutti gli operatori. Penso alla grave insufficienza del numero degli educatori, al difficile accesso alle cure sanitarie dentro gli Istituti, specialmente per i detenuti affetti da problemi di salute mentale.
Occorre che gli Istituti di pena siano dotati di nuove e più adeguate professionalità. In caso contrario, anche il vostro compito sarà inevitabilmente appesantito e gravato da un improprio sovraccarico di funzioni che dovrebbero essere affidate ad altri.
I luoghi di detenzione non devono trasformarsi in palestra per nuovi reati; in palestra di addestramento al crimine; né in luoghi senza speranza, ma devono essere effettivamente rivolti al recupero di chi ha sbagliato.
Ogni detenuto recuperato equivale a un vantaggio di sicurezza per la collettività, oltre a essere l’obiettivo di un impegno notoriamente, dichiaratamente costituzionale.
Servono investimenti, in modo da garantire un livello dignitoso di vita e di trattamento dei detenuti e, al contempo, migliori condizioni del lavoro che voi svolgete con scrupolo.
Sono investimenti necessari e lungimiranti, perché rivolti – ripeto - a garantire maggior sicurezza ai cittadini.
È particolarmente importante che il sistema carcerario disponga delle risorse necessarie, umane e finanziarie, per assicurare a ogni detenuto un trattamento e un regime di custodia che si fondino su regole basate su valutazioni attuali per ciascuno, con obiettivo rivolto al futuro.
Il Capo del Dipartimento anche poc’anzi ha sottolineato opportunamente l’importanza di prevenire i fenomeni di autolesionismo negli Istituti.
È drammatico il numero di suicidi nelle carceri, che da troppo tempo non dà segni di arresto. Si tratta di una vera e propria emergenza sociale, sulla quale occorre interrogarsi per porvi fine immediatamente.
Tutto questo deve essere fatto per rispetto dei valori della nostra Costituzione; per rispetto del vostro lavoro; per rispetto della storia del Corpo di Polizia penitenziaria; per rispetto dei suoi caduti: vittime del terrorismo, della criminalità. E che ricordiamo con commozione.
Grazie per il vostro lavoro.
E a tutti voi, alle vostre colleghe, ai vostri colleghi, auguri di buon lavoro».
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