La doppia pena della madre di uno spacciatore della banlieue parigina: privata della casa
“E' il mio bambino, anche se ha fatto delle bestialita'. Ma ognuno deve pagare per colpa sua”. Kouta Dembaga ha la voce tagliata, l'aria di una persona abbattuta per cio' che gli sta accadendo e le mani piene di vestiti. Li sta portando a suo figlio Mediba, 24 anni, incarcerato per traffico di droga. Il figlio, il giorno prima, ha avuto un malessere mentre era nel carcere di Fresnes, e lei ha passato il pomeriggio a cercarlo all'ospedale Kremlin-Bicetre, da cui era gia' andato via. “Sono stanca ed arrabbiata. In questo momento questo appartamento e' pieno di guai”, mormora questa donna con degli eleganti braccialetti d'oro, una composizione verticale blu tatuata sulla fronte. L'8 ottobre non e' stato un giorno come gli altri per questa madre di sette figli, nata una cinquantina di anni fa in Mali'.Dopo un primo processo in cui era stato assolto nel 2011, la corte d'Appello di Versailles ha sentenziato la scioglimento del suo contratto di affitto, richiesto dall'istituto di case popolari Hauts-de-Seine Habitat. Ad aprile, alla fine del freddo invernale, dovra' lasciare questo alloggio popolare di Boulogne-Billancourt, altrimenti sara' buttata fuori. Non andra' via da sola. Nelle cinque stanze rosa bon-bon in cui abita dal 1990 -”Ho sempre pagato il mio affitto”- vive anche uno delle sue figlie, Sira, e i suoi due piccoli bambini di 13 e 15 anni. Kouta Dembaga e' stata giudicata responsabile delle proteste dei vicini per il traffico di droga all'ingresso degli immobili. Rumore, minacce e diversi problemi quotidiani causati dalle attivita' di Mediba, ritenuta “persona non gradita”.
Gigantesco quadrilatero di sette palazzi (1.000 appartamenti), questi alti palazzi di color sabbia della via Moulineaux, raccontano due storie della Hauts-de-Seine. Quella degli operai della Renault di Billacourt, tra cui c'era anche suo marito, andato via con la sua seconda moglie da una decina di anni. E la storia di spacciatori e disoccupati. In questo angolo di Boulogne, che non ha niente a che fare con i quartieri del nord, piu' dinamici. Quando ha appreso la notizia, Ginette, una vecchia signora che sta rientrando dalla spesa, si rattrista nel sapere che una famiglia dovra' pagare un prezzo cosi' alto, “ma sembra che ci fosse della droga”. Per James, precario dello spettacolo, “questo e' il costo sociale di Boulogne, che in pratica e' una falsa citta'”. “Qui non ci sono banditi -dice Sadio Dembaga, sorella di Mediba- solo dei piccoli venditori di spinelli. Boulogne non e' il 93! Mio fratello non e' ne' un terrorista ne' un ricco, come i giornali l'hanno descritto. Forse sarebbe stato meglio che avessi fatto affari del genere anche io, almeno sarei stata espulsa per qualche motivo”.
A meno che i Dembaga non facciano ricorso in Cassazione, che non sembra previsto, questo e' l'epilogo di una vicenda cominciata l'8 giugno 2009, data dell'arresto di Mediba, gia' maggiorenne all'epoca. Nella sua camera fu rinvenuto del materiale per la preparazione di droga, nonche' quattro piastrine e un centinaio di barrette di resina di cannabis, e 1.040 euro furono trovati nella camera di Kouta Dembaga -somma che, secondo lei, doveva servirle per un viaggio in Mali e che successivamente le fu restituita.
Secondo la sentenza della corte, “qualunque sia la situazione personale, la locataria e' responsabile dei comportamenti dei suoi figli fintanto che vivono con lei, responsabilita' che non puo' essere elusa ne' diminuita per l'evoluzione apparentemente positiva dei suoi figli al momento in cui deve lasciare la casa”. “Non c'e' piu' un Dembaga sotto casa -dice Sira Dembaga- per cui la decisione del tribunale arriva fuori tempo. Al contrario, ci sono ancora degli spacciatori, e le loro famiglie possono restare”. E' la linea difensiva dell'avvocato che ha seguito la famiglia, Philippe Chateauneuf, che ha evidenziato una sproporzione della sentenza.
“Sono dieci anni che qui la situazione e' calda, ma e' calma -dice una delle rare guardie dei Moulineaux che e' disponibile a parlare-. Il problema e' che, per colpa della stampa, la citta' ha una cattiva immagine. Le bambinaie, per esempio, non trovano piu', all''esterno, bambini da accudire”.
Christian Dupuy, presidente dell'ufficio HLM (l'istituto case popolari) di Hauts-de-Seine e' contento della decisione, giurando che la famiglia Dembaga non sara' buttata per strada. “Non bisogna minimizzare i rischi, molto spesso i delinquenti ricompaiono”.
“La nostra posizione e' chiara -dice Michel Frechet della Confédération générale du logement-. Che le famiglie siano giudicate complici o meno dei ragazzi, noi le sosteniamo comunque”.
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(da un articolo di Pierre Benetti, pubblicato del quotidiano Liberation del 15/10/2013)
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