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Droghe dolci. Verso la nuova legge in Olanda
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Articolo di Redazione
23 febbraio 2017 11:04
 
  La maggioranza del primo ministro olandese Mark Rutte si e’ divisa, lo scorso 21 febbraio, sul voto alla Camera dei deputati de L’Aja, su un testo per la depenalizzazione della coltivazione della cannabis. La sinistra laburista, alleata col primo ministro liberale, ha approvato il progetto ed ha appoggiato la proposta di legge presentata da Vera Bergkamp, una deputata del partito riformatore D66, sostenuta tra gli altri dagli ecologisti e dalla sinistra radicale. Il partito liberale di Rutte, invece, si e’ opposto a questa misura, insieme ai cristiano-democratici e all’estrema destra.
Il testo, finalmente approvato con una piccola maggioranza (77 contro 72), rappresenta un cambio nella politica in materia di droghe dolci praticata dai Paesi Bassi fin dal 1976. Il possesso di cannabis o di hashish per consumo personale (meno di 5 grammi) era autorizzato, come la vendita nei famosi coffee-shop. La coltivazione e il trasporto, invece, proibiti, e questo ha permesso lo sviluppo di reti criminali che si sono fatte carico dell’approvvigionamento dei punti di vendita.
Queste reti mafiose hanno prosperato grazie, essenzialmente, al fatto che numerosi stranieri venivano a fare i loro acquisti nei circa 600 coffee-shop del Paese. Secondo le stime, il giro d’affari annuo di questo business andrebbe oltre 1 miliardo di euro. Sotto la pressione dei Paesi vicini, la vendita a questi consumatori, da alcuni anni, e’ stata regolamentata e limitata: ogni negozio non puo’, in teoria, avere in magazzino piu’ di 500 grammi di droghe dolci.
La politica di tolleranza doveva essere una prima tappa verso una completa regolamentazione. Ma il percorso si e’ fermato, con tutte le conseguenze che ne sono derivate. Il problema principale e’ che la vendita attraverso i coffee-shop e’ certamente autorizzata, ma l’approvvigionamento e’ illegale. La coltivazione a fini di business e’ anch’essa vietata. C’e’ quindi una tolleranza di una gestione d’impresa che dipende in parte da processi di produzione e acquisti illegali. Gli imprenditori dei coffee-shop sono di conseguenza obbligati a fare affari con dei criminali.
Regolarizzare la coltivazione da’ una prospettiva allo sviluppo dei produttori commerciali e crea un processo di produzione controllabile. Il governo, nel frattempo, da’ la caccia ai produttori commerciali senza fare diminuire la produzione. Le norme sui coffee-shop, nel empo, sono state ugualmente rafforzate, e sui 1.500 che ne esistevano, ne restano poco piu’ di 600.
Secondo le norme approvate dai deputati, la produzione restera’ vietata ma controllata dai poteri pubblici e sottomessa a imposizione fiscale, e non sara’ piu’ oggetto di iniziative giudiziarie. I coltivatori dovranno avere avere un’autorizzazione dal ministero della Salute e sottomettere i loro prodotti a dei test di qualita’. I coffee-shop non potranno piu’ acquistare prodotti se non da persone ufficialmente autorizzate, che venderanno loro dei pacchetti preconfezionati di 5 grammi l’uno.
Una riforma valutata come benvenuta
Queste norme sono state gia’ criticate da dei giudici, che le ritengono in contraddizione coi trattati internazionali ratificati dai Paesi Bassi. Alcuni magistrati hanno sottolineato che una legge del genere non portera’ di conseguenza ad un calo della criminalita’ legata alla droga poiche' una larga parte della produzione olandese e’ destinata all’esportazione.
Rimane da sapere se il testo entrera’ veramente in vigore. I partiti che l’hanno votato alla Seconda Camera devono ancora ottenere un voto favorevole dalla Prima Camera (il Senato). In questa Assemblea, il partito del primo ministro non si oppone per principio ad una revisione delle attuali norme, ma ritiene che il progetto votato alla Camera manchi di coerenza e non permetta una “regolamentazione intelligente”.
In ogni caso, il testo non sara’ adottato prima delle prossime elezioni legislative, che si terranno il 15 marzo. E la questione delle droghe dolci sara’, senza dubbio, uno dei temi di discussione per i partiti chiamati a formare la futura maggioranza che governera’ il Paese.
Diversi responsabili sottolineano, in ogni caso, che il voto di martedi’ 21 febbraio genera una nuova contraddizione poiche’ i poteri pubblici saranno, in futuro, incaricati sia di seguire politiche di prevenzione che di controllare che l’approvvigionamento dei punti di vendita di droghe dolci sia sufficiente…
I dirigenti dei Comuni del sud dei Paesi Bassi, particolarmente coinvolti dal “turismo della cannabis” e problematiche conseguenziali, ritengono, invece, che la riforma sia benvenuta e dovrebbe permettere di ridurre i problemi di criminalita’ e di salute ai quali diverse citta’ devono far fronte. “La politica attuale era fallita”, spiega l’Unione dei Comuni olandesi.

(articolo di Jean-Pierre Stroobants, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 23/02/2017)

Nella foto. Il segretario di Stato olandese all'Economia, Martijn van Dam, assiste ad una dimostrazione di un drone che rileva le malattie delle piante di cannabis, lo scorso 13 febbraio a Bleiswijk (Paesi Bassi). Foto AFP 
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