Ecuador. Da grigio evento scientifico. a colorato evento popolare!
Primi di luglio, Quito, Ecuador. L'appuntamento, uno dei tanti ai nostri occhi piu' meno assuefatti nel leggere queste notizie, si intitolava "Trascendendo le frontiere nella medicina". Era organizzato dall'Universita' Internazionale dell'Ecuador e dall'Ospedale Metropolitano di Quito per il 2 e 3 luglio. Ospiti di riguardo: Ian Wilmut, dell'Istituto Roslin di Edimburgo, piu' noto come il "papa' della pecora Dolly"; Alfred Gilman, premio Nobel in Medicina 1994; Eric Green, ricercatore sul Genoma umano; Michael Dimaio, direttore del Programma di trapianto Toracico e Chirurgia del Centro Medico dell'Universita' del Texas; Klaus Wiemer, direttore dell'Istituto per la Riproduzione assistita dell'Ospedale Presbiteriano di Charlotte (Usa).Tranne Green, tutto il gruppo era accompagnato dalle rispettive compagne. E tutto il gruppo -si scopre dalle cronache locali- ha saputo apprezzare le bellezze offerte dalla citta', visitandola a mo' di scolaresca. Non e' mancata neppure una gita alle Isole Galapagos e un incontro di una ventina di minuti con il presidente Lucio Gutierrez, con rigoroso scambio di doni. Un Cd con le informazioni sul genoma umano per il presidente, e un libro sulle Galapagos per gli scienziati. Gutierrez ha gradito il regalo tanto che ha promesso che ne avrebbe fatto delle copie per distribuirle alle universita' e agli ospedali del Paese. Forse non era a conoscenza che e' gia' disponibile su Internet.
Al momento in cui la comitiva stava per accedere al Palazzo presidenziale, un poliziotto della sicurezza chiede ad un giornalista al seguito "ma quel signore e' quello che ha clonato la pecora Dolly?". Al momento in cui gli viene risposto affermativamente, si rammarica molto di non avere con se' ne' una macchina fotografica, ne' un foglio di carta per chiedergli un autografo. Eric Green confessera' che quando tornera' nel suo laboratorio e raccontera' di avere firmato centinaia di autografi, nessuno gli credera'. Un fotografo ammette che in due giorni e' riuscito a vendere piu' di 3 mila fotografie con i ritratti degli scienziati. Wilmut si e' trovato davanti ad imbarazzanti richieste di autografi sulle magliette.
Dal convegno, senza ombra di dubbio interessante, non e' emersa tuttavia nessuna scoperta scientifica di rilievo e neppure nessuna presa di posizione che gia' non fosse nota. E' stata invece l'occasione importante per parlare della scienza genetica, della clonazione terapeutica, delle cellule staminali. "Sarebbe bene che ci fosse un movimento perche' in America Latina vengano approvate delle leggi per proibire la clonazione umana", aveva detto Wilmut appena atterrato a Quito, e poi aveva aggiunto che invece bisognava permettere di fare ricerca con gli embrioni per ottenere le cellule staminali: "questo deve essere permesso. Questa e' una scelta che dobbiamo fare". Questo tipo di ricerche andrebbero a beneficio dell'intera umanita', aveva spiegato Wilmut augurandosi che le legislazioni autorizzino queste ricerche.
Se un appuntamento scientifico diventa un qualcosa di molto popolare con tanto di richiesta di autografi sulle magliette e fotografie, c'e' da chiedersi il perche'. Per conto nostro "una" risposta non l'abbiamo trovata, ma forse il fatto di scriverlo in questo notiziario e' gia' "la" risposta. E allora forse dovremmo capovolgere l'ottica e chiederci se ha un senso che delle persone dimostrino la loro pubblica ammirazione a ricercatori e scienziati che lavorano per migliorare la vita e la salute degli uomini cercando cure e terapie alle malattie. Sicuramente si'. Almeno, personalmente, ha molto piu' senso che dimostrare la propria ammirazione solo a cantanti e attori famosi.
Per quanto, se venissimo a conoscenza dell'esistenza di un fans club "del papa' della pecora Dolly", non ne prenderemo mai la tessera!
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