Elettro-spazzatura. Studio Onu
Mal di testa, vertigini, macchie della pelle: questi i sintomi riscontrati nei ragazzini che in Africa smontano gli apparecchi elettronici usati per recuperare materiali preziosi.Gli abitanti lo chiamano "Sodoma e Gomorra" il deposito di rottami Agbogbloshie nel centro di Accra. Si vedono ragazzini in pieno sole che si aggirano nella discarica da cui sprigionano vapori malefici. Il loro compito è di sventrare gli apparecchi elettronici usati esportati in Ghana dall'Europa e da altre aree, per ricavare quel che c'è di buono e poi farli a pezzi e dargli fuoco. Un lavoro che ha conseguenze molto pesanti sulla salute -dalla cefalea al singhiozzo alle macchie sulla pelle. Ma peggio ancora sono gli effetti a lungo termine, giacché i vapori caldi compromettono il cervello, danneggiano i nervi e i reni, causano tumori.
E il danno si espande nei dintorni più di quanto si sospettasse. I veleni contaminano scuole, campi sportivi, la zona del mercato. Nel sottosuolo di una scuola i ricercatori dell'Università delle Nazioni Unite (Unu) hanno trovato grandi quantità di piombo, cadmio, zinco, cromo, nichelio e altre sostanze chimiche; in alcuni casi anche 50 volte superiore al limite consentito.
In Europa si considerano preoccupanti già alcuni milionesimi di grammo di piombo, ma i bambini di Accra manipolano apparecchi che sprigionano vapori che ne contengono più di un chilo.
Controsensi
La convenzione di Basilea (disposizione Onu del 1989) proibisce di esportare rifiuti in un altro Stato senza il suo consenso. Il guaio è che molti elettro-rifiuti approdano nei Paesi in via di sviluppo per vie traverse. Secondo le stime dell'Onu, la Germania ne "esporta" ogni anno 100.000 tonnellate. Disfarsene in modo illegale costa meno, e tra le vie più accreditate c'è il porto di Amburgo, da dove partono vecchie auto riempite fino all'inverosimile di strumenti usati. Questa modalità accomuna anche altri Paesi, ed è favorita da una zona grigia ben presente ai doganieri. L'inghippo sta nella norma che consente l'esportazione di prodotti usati, ma non di rifiuti. Alla dogana è spesso arduo distinguere l'usato dal rifiuto; servirebbe il parere di un giudice, ciò che non facilita il lavoro.
L'altro problema è costituito dai Paesi "riceventi". I ricercatori dell'Onu dicono che il Ghana, dove approdano 150.000 tonnellate di elettrospazzatura all'anno, dovrebbe vietare l'importazione per legge; ma non lo fa poiché molti dei suoi abitanti si guadagnano da vivere con i rifiuti occidentali.
Miniere d'oro nelle discariche
L'amara ironia è che l'elettro-spazzatura potrebbe essere una miniera d'oro per i Paesi di provenienza, scrivono gli esperti dell'Onu. Ci sono 40 milioni di tonnellate di apparecchi elettrici che finiscono ogni anno nei rifiuti, e con loro, enormi quantità di metalli pregiati. Il loro riciclaggio migliorerebbe moltissimo il reperimento di materie prime preziose, spiega uno di loro, Ruediger Kuehr. Basti dire che per ottenere un grammo d'oro alcune ditte setacciano una tonnellata di minerale metallico, quando la stessa quantità di oro la si può ricavare da 41 telefonini.
In realtà, nell'Ue i produttori di apparecchi elettrici sono obbligati a riprendersi i pezzi vecchi, e i rivenditori di metalli ne traggono beneficio. La cosa funziona abbastanza bene con il rame, tanto che in Germania circa la metà della produzione di rame viene riciclata. Ma gran parte dei metalli non entra nel circuito del riciclo, a dispetto delle norme. Praticamente in Europa non si riciclano oro, argento e palladio, segnala il programma Onu per l'ambiente Unep, e ciò significa una perdita annua di 5 miliardi di euro.
Soprattutto telefonini e computer contengono grandi quantità di metalli: la loro produzione annuale comporta, a livello mondiale, il 15% della reperibilità (sempre annua) di cobalto, il 13% di palladio, il 3% di oro e argento. Tutto materiale che in gran parte finisce poi nelle discariche. E sebbene l'economia africana approfitti dello sperpero europeo, ricordiamo che a rimetterci sono i ragazzini delle discariche e le persone che abitano nelle loro vicinanze.
(da un articolo di Axel Bojanowski per Der Spiegel del 30-10-2011. Traduzione di Rosa a Marca)
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