Giovedì 4 giugno 2026
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Euro digitale. Dossier

Articolo · Redazione ·
 L’euro digitale è un tema sempre più centrale nel dibattito economico e finanziario. Ma cosa significa davvero l’introduzione di una CBDC, ovvero di una moneta digitale emessa dalla Banca Centrale Europea? Quali sono le implicazioni per le banche, i consumatori, la privacy e l’intero sistema economico?

- Euro digitale: cosa sono le Cbdc e perché le banche centrali le vogliono
- Euro digitale e banche: rischi e opportunità per il sistema finanziario
- Euro digitale o contante? Il futuro dei pagamenti in Europa
- Euro digitale e privacy: quali sono i rischi per i nostri dati?


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Euro digitale: cosa sono le Cbdc e perché le banche centrali le vogliono

L’euro digitale è un tema sempre più centrale nel dibattito economico e finanziario. Ma cosa significa davvero l’introduzione di una Cbdc, ovvero una moneta digitale emessa dalla Banca Centrale Europea? Quali sono le implicazioni per le banche, i consumatori, la privacy e l’intero sistema economico?
Questa serie di articoli esplora il tema da diverse prospettive: L’evoluzione tecnologica sta trasformando il nostro modo di pagare e interagire con il denaro. L’euro digitale sarà un’opportunità o una sfida per cittadini e imprese? Ti invitiamo a leggere tutti gli articoli della serie per comprendere meglio un cambiamento che potrebbe influenzare la vita di tutti noi.
Quasi tutte le banche centrali stanno studiando l’introduzione di valute digitali. O nella versione inglese: Central Bank Digital Currencies – Cbdc. Se a inizio 2025 sono pochi i Paesi – potremmo citare la Nigeria, le Bahamas o la Giamaica – dove le Cbdc sono già una realtà. Quasi ovunque esistono percorsi a diversi livelli di sviluppo: dalla ricerca alla fase pilota.
I motivi per questo interesse sono diversi. Secondo la Banca Centrale Europea, l’euro digitale dovrebbe essere «un’alternativa elettronica al contante». Dovrebbe essere complementare alle banconote, dando alle persone «una scelta in più su come pagare». Di fatto, secondo i promotori, si tratta di un mezzo più sicuro, veloce e flessibile delle tradizionali banconote e monete.

Le criptovalute esistenti non hanno le caratteristiche della “moneta”
Un fattore determinante nel recente sviluppo è la rapidissima evoluzione tecnologica con l’affermarsi di strumenti, prima tra tutte la blockchain, che mettono a disposizione soluzioni innovative. In maniera forse ancora più importante, le Cbdc sono una risposta all’impressionante sviluppo delle criptovalute e dei sistemi di pagamento elettronici. Più esplicitamente, secondo alcuni, le istituzioni sono preoccupate dalla possibilità che poche multinazionali private possano acquisire un completo controllo sul sistema monetario globale.
Ricordiamo che il termine blockchain appare per la prima volta in un articolo del 2007, a firma del misterioso Satoshi Nakamoto. Il Bitcoin nasce l’anno successivo. In meno di vent’anni le cripto si sono affermate in tutto il mondo, tanto sul piano finanziario quanto nella cultura popolare.
Al di là di una possibile privatizzazione della moneta, un problema rilevante è che le cripto esistenti non rispondono a nessuna delle tre caratteristiche che dovrebbe avere una moneta. Ovvero essere un mezzo di scambio, una misura di valore e una riserva di valore. In ragione tra le altre cose della loro volatilità, sono da considerarsi strumenti di investimento, se non strumenti decisamente speculativi. Con ogni probabilità oggi nessuno usa i Bitcoin per acquistare qualcosa. Ma li compra sperando che il prezzo salga per poterli rivendere. In questo senso sono un asset speculativo, non certo una moneta.
Gli sviluppi degli ultimi anni hanno portato all’emergere di nuove classi di cripto – le stable coins –  il cui valore è meno incerto. Ma molti dei problemi che ne limitano l’uso nelle transazioni e pagamenti quotidiani rimangono.

Le Cbdc invece nascono con l’intenzione di essere vere e proprie “monete”
Le Cbdc, al contrario, nascono con l’idea di essere delle vere e proprie monete, del tutto simili nei possibili utilizzi a quelle tradizionali. Se le definizioni sono molto semplici, come detto per la Bce si tratta di «un’alternativa elettronica al contante», il percorso per una loro introduzione è decisamente articolato.
In Europa il lavoro è partito ufficialmente a novembre del 2023 con la “fase di preparazione“ che dovrebbe concludersi entro la fine 2025. Quando il Consiglio (ovvero i governi dei Paesi membri della Ue) dovrebbe decidere se lanciare la fase successiva. Quella pilota in cui l’euro digitale dovrebbe essere introdotto prima in alcuni ambiti limitati, poi eventualmente in maniera sempre più diffusa.
Un percorso lungo e articolato. Necessario per risolvere diverse problematiche: dagli impatti sul sistema bancario e sugli attuali circuiti di pagamento, alle questioni di sicurezza, alla privacy. In questo senso, l’euro digitale e le altre Cbdc non sono unicamente «un’alternativa al contante» ma potrebbero avere ricadute profonde sul sistema finanziario, su quello economico e sull’insieme della società. Anche per questo vale la pena informarsi e cercare di capire meglio di cosa si tratta e perché ci riguarda direttamente.
(Andrea Baranes)

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Euro digitale e banche: rischi e opportunità per il sistema finanziario

L’euro digitale è un tema sempre più centrale nel dibattito economico e finanziario. Ma cosa significa davvero l’introduzione di una Cbdc, ovvero di una moneta digitale emessa dalla Banca Centrale Europea? Quali sono le implicazioni per le banche, i consumatori, la privacy e l’intero sistema economico?
Questa serie di articoli esplora il tema da diverse prospettive: L’evoluzione tecnologica sta trasformando il nostro modo di pagare e interagire con il denaro. L’euro digitale sarà un’opportunità o una sfida per cittadini e imprese? Ti invitiamo a leggere tutti gli articoli della serie per comprendere meglio un cambiamento che potrebbe influenzare la vita di tutti noi.
Come dovrebbe funzionare l’euro digitale per tutti noi? Semplificando, l’utilizzatore finale ha un conto presso la Bce. Tramite un’app sul proprio telefonino o altro dispositivo può accedere a questo conto e utilizzare l’euro digitale per acquisti e pagamenti. Esattamente come adesso abbiamo un conto corrente presso una qualsiasi banca e possiamo utilizzare carte di credito o applicazioni sui nostri telefonini. Proprio qui nasce la principale preoccupazione delle banche.
La Bce – che non ha come obiettivo realizzare profitti – potrebbe gestire transazioni di questo genere con commissioni bassissime. O anche nulle. Il che si traduce in zero costi, tanto per chi paga quanto per chi riceve il pagamento. Per quale motivo un negoziante dovrebbe allora accettare altri sistemi di pagamento sui quali paga delle commissioni? Le commissioni a carico del negoziante, così come il costo annuo delle carte di credito e di debito a carico del correntista, sono un’entrata importante per le banche. Oltre che, ovviamente, per gli intermediari che gestiscono i diversi circuiti di pagamento.

Le banche private perderebbero il loro margine di interesse
E prima ancora, se posso aprire un conto presso la Banca Centrale Europea, perché dovrei depositare i miei risparmi in una qualsiasi altra banca? La tradizionale attività bancaria consiste nel raccogliere il risparmio dalla clientela, per prestarlo a chi ne ha bisogno. La differenza tra quanto una banca paga la raccolta e quanto ricava dagli impieghi è chiamato margine di interesse, ed è una delle voci più importanti nel bilancio delle banche.
Oggi è difficile trovare una banca che non dia un interesse nullo sui soldi depositati sul conto corrente. Se però arriva la “concorrenza” della Bce, che permette anche ai privati di aprire conti, i casi sono due. Il primo è un deflusso di soldi dal sistema bancario privato verso la banca centrale. Il che potrebbe essere un controsenso anche da un punto di vista macroeconomico, visto che la Bce è l’istituzione che immette denaro nel sistema. In particolare gestendo proprio i flussi verso le banche private.
Il secondo caso, per evitare tale deflusso verso la Bce, è invece che le banche private inizino a remunerare la raccolta. Ovvero a garantire dei tassi di interesse ai correntisti per attrarre i loro depositi. Dopotutto, una banca privata è comunque più rischiosa di una banca centrale. E per compensare il maggiore rischio i clienti vorrebbero vedersi accreditato qualcosa in cambio.

E potrebbero aumentare i tassi scaricando i costi su imprese e famiglie
Uno studio di Mediobanca dell’ottobre del 2023 segnalava che le banche europee potrebbero perdere fino al 20% dei profitti con l’introduzione dell’euro digitale. Le due voci maggiormente minacciate sono proprio il margine di interesse e le commissioni. C’è chi segnala come tali mancati profitti potrebbero poi essere “scaricati” sul sistema economico e produttivo.
Per mantenere intatta la differenza tra interessi attivi e passivi, le banche potrebbero aumentare i tassi su prestiti e mutui che concedono. Penalizzando così imprese e famiglie. Banalizzando, se mi costa di più raccogliere denaro, faccio pagare di più anche il suo utilizzo. L’introduzione dell’euro digitale potrebbe quindi avere impatti negativi sull’insieme dell’economia.
Proprio per questi motivi, la Bce sta studiando dei limiti. Ad esempio si ragiona se mettere un tetto all’importo che un singolo può detenere sul conto in euro digitale. O ancora a dei sistemi di commissioni per i pagamenti, magari retrocedendone una parte alle stesse banche e circuiti di pagamento. Vincoli che appaiono creati in maniera artificiale, se non forzosa. Non ci sono motivazioni tecnologiche né economiche per introdurli, ma unicamente il timore di impatti negativi sul sistema finanziario e a cascata su quello economico. 

Ma è lo sviluppo tecnologico, e non l’euro digitale, il vero timore delle banche
Rimane però un dubbio. Come detto, la nascita dell’euro digitale è in buona parte dovuta, o per lo meno ha ricevuto una forte spinta e accelerazione, dallo sviluppo di crypto, stable coins, piattaforme di pagamento e altre innovazioni. Se anche si sospendesse il progetto di euro digitale, non si rischierebbe forse di avere impatti del tutto simili per le banche tradizionali? L’eventuale erosione dei profitti bancari non avverrebbe – almeno in parte – per mano della Bce, ma per la crescita di altri soggetti in grado di sfruttare la digitalizzazione dei servizi finanziari.
In altre parole, l’euro digitale (cosi come le altre Central Bank Digital Currencies) nasce dalla volontà della Bce di rimanere in scia a uno sviluppo digitale e tecnologico dei servizi finanziari che appare lanciato e irreversibile. I timori del sistema bancario – almeno di chi rimane ancorato a sistemi tradizionali – sembrano più legati al rimanere indietro rispetto a tali sviluppi che non all’euro digitale in sé.
(Andrea Baranes)

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Euro digitale o contante? Il futuro dei pagamenti in Europa
 
L’euro digitale è un tema sempre più centrale nel dibattito economico e finanziario. Ma cosa significa davvero l’introduzione di una Cbdc, ovvero di una moneta digitale emessa dalla Banca Centrale Europea? Quali sono le implicazioni per le banche, i consumatori, la privacy e l’intero sistema economico?
Questa serie di articoli esplora il tema da diverse prospettive: L’evoluzione tecnologica sta trasformando il nostro modo di pagare e interagire con il denaro. L’euro digitale sarà un’opportunità o una sfida per cittadini e imprese? Ti invitiamo a leggere tutti gli articoli della serie per comprendere meglio un cambiamento che potrebbe influenzare la vita di tutti noi.
Se da parte del sistema bancario e finanziario l’euro digitale presenta alcune preoccupazioni, lo stesso avviene per clienti e pubblico in generale. La principale è probabilmente legata all‘idea che l’euro digitale possa sostituire le banconote, con tutto quello che potrebbe comportare. Prima di tutto per le le persone in difficoltà nell’utilizzare dispositivi tecnologici. O per quelle senza accesso ai servizi finanziari o a un conto corrente.
Senza contante, una fetta della popolazione rischierebbe di essere tagliata fuori da ogni possibilità di fare acquisti. Ma, molto più banalmente, che succede se mi rubano il telefonino? Per questo, in ogni sua comunicazione, la Bce ripete che l’euro digitale andrà ad affiancare e in nessun modo a sostituire le banconote. Rappresenterà unicamente una possibilità in più per pagamenti e acquisti.

Se il contante sparisce del tutto non potrà più essere la soluzione di emergenza
Ma il rischio non è unicamente quello di un digital divide in cui alcuni potrebbero essere esclusi dai servizi finanziari di base. Ma anche il moltiplicarsi di truffe, furti di identità e altri attacchi informatici. Proprio quella della sicurezza è sicuramente una della questioni più rilevanti. Non tanto o non solo a livello di utilizzatore singolo, quanto sistemico.
Per capire tali problematiche, basta guardare a cosa sta succedendo in Paesi che avevano intrapreso un deciso percorso verso l’abbandono del contante, come Svezia e Norvegia. Con quello che è stato definito un rapido quanto profondo ripensamento, a ottobre 2024 il governo norvegese ha emanato una norma che prevede multe per i commercianti che non accettano pagamenti in contanti.
Il ministro della Giustizia e della Pubblica sicurezza ha raccomandato a tutti i cittadini di tenere del contante a disposizione. Proprio «a causa delle vulnerabilità ai cyber-attacchi dei sistemi di pagamento digitale». Le preoccupazioni sono legate in primo luogo all’instabilità geopolitica, ma in generale «se nessuno paga o accetta più il contante, lo stesso contante non sarà più una soluzione di emergenza quando arriverà una crisi». 


Il paradosso delle banconote
In Europa gli acquisti avvengono sempre più in modalità cashless, ma il contante continua ad avere un ruolo centrale. Anzi, se da una parte diminuiscono le transazioni in contante, dall’altra circolano sempre più banconote. È quello che la Bce ha definito il “paradosso delle banconote”.
L’apparente paradosso si spiega ricordando le tre funzioni di una moneta: misura di valore (che è ovviamente la stessa per euro digitale e contante); mezzo di scambio (ovvero pagamenti, e qui si va in maniera decisa sempre più verso il digitale); riserva di valore (e qui al contrario le persone vogliono tenersi una riserva di banconote). In altre parole, se la digitalizzazione della finanza e dei sistemi monetari sembra inevitabile, sembra proprio che le care vecchie banconote nascoste sotto il materasso continueranno a essere una realtà anche nel prossimo futuro.
(Andrea Baranes)

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Euro digitale e privacy: quali sono i rischi per i nostri dati?

L’euro digitale è un tema sempre più centrale nel dibattito economico e finanziario. Ma cosa significa davvero l’introduzione di una Cbdc, ovvero di una moneta digitale emessa dalla Banca Centrale Europea? Quali sono le implicazioni per le banche, i consumatori, la privacy e l’intero sistema economico?
Questa serie di articoli esplora il tema da diverse prospettive: L’evoluzione tecnologica sta trasformando il nostro modo di pagare e interagire con il denaro. L’euro digitale sarà un’opportunità o una sfida per cittadini e imprese? Ti invitiamo a leggere tutti gli articoli della serie per comprendere meglio un cambiamento che potrebbe influenzare la vita di tutti noi.
Un problema fondamentale dell’euro digitale, complementare a quello della sicurezza, è quello della privacy. Stanno – ovviamente – fiorendo i commenti di chi sostiene che la Bce controllerà e spierà ogni nostro pagamento, o potrà decidere arbitrariamente di tagliare fuori qualcuno dall’utilizzo dell’euro digitale. O altri timori più o meno fondati e più o meno legati all’intervento dei “poteri forti”.
Intendiamoci, è sicuramente vero che la digitalizzazione del contante porta con sé rilevanti problemi legati alla privacy, al monitoraggio dei nostri consumi, all‘accesso a informazioni personali e riservate. Non è un caso se le Big tech sono impegnate in una gara per sviluppare e diffondere sistemi di pagamento o, in alcuni casi, tentativi di vere e proprie monete alternative. In molti ricorderanno Libra, la valuta elettronica proposta e poi ritirata da Facebook e altri.

Il falso problema della privacy e il vero problema dell’anonimato
In questo senso, però, una moneta digitale emessa e gestita da istituzioni pubbliche dovrebbe sicuramente essere una soluzione migliore. È per lo meno curioso leggere di un presunto “Grande fratello” che con l’euro digitale controllerà ogni nostra spesa. Soprattutto quando tali dichiarazioni vengono tranquillamente diffuse tramite social network che guadagnano dal raccogliere e processare i nostri dati personali.
Il problema legato alla privacy è più rilevante se a gestire transizioni e pagamenti è una banca centrale? O se lo fa un oligopolio di giganti tecnologici mossi dalla massimizzazione del profitto, e che si nutrono delle informazioni personali che – quasi sempre inconsapevolmente – forniamo loro?
Sta di fatto che la Bce insiste in ogni sua comunicazione su due aspetti: primo, l’euro digitale sarà complementare e in alcun modo sostitutivo del contante; secondo, verrà garantita la privacy degli utilizzatori. Il che pone però un ulteriore problema. Una delle caratteristiche più importanti delle cripto è il completo anonimato di ogni transazione. Il che fa si che già oggi siano utilizzate per molte attività illegali, dai traffici di armi o droga al riciclaggio alla corruzione.
Il limite maggiore a tale utilizzo è nel fatto che il loro valore è estremamente volatile, il che non permette di assicurare l’importo di un pagamento. Mettiamo adesso che venga proposta una moneta digitale che garantisce lo stesso livello di anonimato delle cripto, ma che per definizione vale 1 euro ed è emessa da una Banca centrale. Facile immaginare che nel giro di una notte diventerebbe la moneta di riferimento di ogni criminale o trafficante del Pianeta.

La tracciabilità non è nemica di una presunta “libertà”
Al contrario, uno degli assi portanti del passaggio dall’uso del contante ai pagamenti digitali è proprio nella possibilità di tracciare ogni singola operazione. In Italia da anni si discute della normativa sui limiti ai pagamenti in contanti. Tra chi vorrebbe alzare il tetto, o magari rimuoverlo, in nome di una presunta “libertà”. E chi vorrebbe al contrario limitare il più possibile gli importi massimi pagabili in contanti, ricordando il peso dell’economia informale, del nero, dell’evasione e della criminalità. E ricordando anche quanto si potrebbe fare nel contrasto a questi fenomeni – e in termini di maggiore gettito fiscale e giustizia fiscale – riducendo il tetto massimo dei pagamenti in contanti.
Per questo, nel percorso di costruzione dell’euro digitale, uno dei temi cruciali è come bilanciare la tutela della privacy con la possibilità per procure e forze di polizia di risalire agli autori di ogni transazione.

In conclusione, a un anno dal possibile avvio della fase pilota nell’Unione europea, diverse questioni sembrano ancora aperte. Non sappiamo ancora se i nostri figli o nipoti guarderanno le banconote unicamente nelle vetrine di qualche museo. Ma la strada verso una progressiva digitalizzazione dei pagamenti è una realtà che ci accompagnerà sempre più da vicino nel prossimo futuro. E le Central Banks Digital Currencies potrebbero esserne una parte sostanziale.
(Andrea Baranes)

(su Valori.it)



 
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