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Forza della vita e compassione umana. Una piccola riflessione in compagnia di Salvatore Quasimodo e Bertolt Brecht
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Articolo di Annapaola Laldi
15 marzo 2008 0:00
 
L'estrema contiguita', quest'anno, dell'inizio della primavera (20 marzo) e della pasqua cristiana (23 marzo), mi ha portato a soffermare l'attenzione sulla forza indistruttibile della vita che, quando sembra essere venuta meno nel terreno spoglio o nell'albero rinsecchito, tutt'a un tratto torna a manifestarsi in tutta la sua bellezza e pienezza in quella che ai nostri occhi appare proprio come una resurrezione. E subito mi e' tornata in mente Specchio, una breve e intensa poesia, che Salvatore Quasimodo scrisse negli anni Venti del secolo scorso, e nella quale ho avvertito ancora una volta vibrare la nota di quella profonda, originaria religiosita' che contempla il mistero e improvvisamente scopre di esserne parte. E qui si ferma.
Quanto Quasimodo canta in Specchio, e' avvenuto poco fa, verso la fine di febbraio, almeno nella pianura toscana. Un tripudio di fiori ha ricoperto cespugli e alberi con un certo anticipo, visto che l'inverno, questa volta, si e' fatto sentire piu' che negli ultimi tre o quattro anni, tanto da farmi chiedere se per caso non si sia modificato qualcosa nell'orologio interno delle piante. Ma anche se cosi' fosse, non c'e' niente da fare. Come non c'e' stato niente da fare quando, in piena fioritura di alcune piante fra cui biancospini, mandorli, e anche albicocchi, la temperatura e' tornata a scendere, accompagnandosi prima a un vento freddo e poi a una pioggia battente che hanno trasformato i petali dei fiori in una sorta di improvvisati fiocchi di neve, che hanno ricoperto il terreno. Il gioioso stupore di fronte alla fioritura e' diventato cosi' trepidazione per queste piante che davano proprio l'impressione di rabbrividire, di soffrire. E un signore, davanti al cui piccolo giardino passo ogni giorno, ha raccolto questo grido muto del suo albicocco, e ha cercato di rispondervi, gettando sui rami una sorta di paracadute di plastica pazientemente preparato con molte cordicelle per legarlo bene al tronco. Non so se questo gesto compassionevole abbia aiutato la pianta a sopportare lo sbalzo di clima, ma certo ha aiutato me a ritrovare un'altra poesia, questa volta di Bertolt Brecht, in cui e' descritta una situazione del tutto analoga, e dove il poeta tedesco, gia' in fuga dalla Germania nazista e in esilio nell'isola danese di Langeland, in quel mattino di pasqua del 1938 (per la cronaca era il 17 aprile), mostra quanto sia forte e unitaria la compassione; quando essa alberga nell'animo di una persona, trova il modo di esercitarsi con uguale misura nell'attenzione ai grandi eventi della storia umana cosi' come nella cura di una piccola pianta.
Come mio regalo per questa primavera/pasqua, ecco dunque:

SPECCHIO 

di Salvatore Quasimodo
 
Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde piu' nuovo dell'erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva gia' morto,
piegato sul botro.
 
E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell'acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
piu' azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era. (da: Acque e terre;1920-1929)
 
e
 
PRIMAVERA 1938
di Bertolt Brecht
Oggi, domenica di Pasqua, presto
Un'improvvisa tempesta di neve
si e' abbattuta sull'isola.
Tra i cespugli verdeggianti c'era neve. Il mio ragazzo
mi ha portato verso un piccolo albicocco attaccato alla casa
strappandomi ad un verso in cui puntavo il dito contro coloro
che stanno preparando una guerra che
puo' cancellare
il continente, quest'isola, il mio popolo,
la mia famiglia e me stesso. In silenzio
abbiamo messo un sacco
sopra all'albero tremante di freddo. (da: Gedichte und Lieder, traduzione mia)  


NOTA
La poesia di Brecht e' la prima parte delle tre strofe di Fruehling 1938. La traduzione e' mia. Il testo originale, che riproduco di seguito, e' ripreso da Bertolt Brecht, Gedichte und Lieder, Suhrkamp, Berlin und Frankfurt am Main 1963, p. 98).
"Fruehling 1938
Heute, Ostersonntag frueh
Ging ploetzlicher Schneesturm ueber die Insel.
Zwischen den gruenenden Hecken lag Schnee. Mein junger Sohn
Holte mich zu einem Aprikosenbäumchen an der Hausmauer
Von einem Vers weg, in dem ich auf diejenigen mit dem Finger deutete
Die einen Krieg vorbereiteten, der
Den Kontinent, diese Insel, mein Volk, meine Familie und mich
Vertilgen mag. Schweigend
Legten wir einen Sack
Ueber den frierenden Baum".

La poesia "Specchio" è ripresa da: Salvatore Quasimodo, Tutte le poesie, Arnoldo Mondadori editore, Milano 1969, p. 41.

Bertolt Brecht nacque ad Augsburg (Augusta) nel 1898 e mori' a Berlino Est nel 1956. Durante il periodo nazista fu esule in Danimarca (dal 1933 al 1939), Finlandia (fra il 1940 e il 1941), Svezia, e infine negli Stati Uniti. Finita la seconda guerra mondiale si stabili' a Berlino Est, pur non avendo facili rapporti con la Repubblica democratica tedesca. Forse oggi e' piu' conosciuto come drammaturgo che come poeta, ad esempio, per l'Opera da tre soldi musicata da Kurt Weil, Galileo Galilei, Madre Coraggio, ecc.  

Salvatore Quasimodo ((Modica -Ragusa, 20 agosto 1901- Amalfi, 14 giugno 1968), era figlio di un ferroviere, e, come ricorda nella poesia "Al padre" (clicca qui), da bambino soggiorno' nella Messina distrutta dal terremoto del 1908, vivendo un'esperienza tremenda e indimenticabile. Fece studi tecnici ed ebbe impieghi nell'ambito del Genio civile, pur dedicandosi con passione alla poesia, ottenendo riconoscimenti notevoli. Del 1930 e' la pubblicazione della prima raccolta, Acque e terre. Allontanatosi dalla Sicilia, abito' prima a Firenze e poi a Milano, dove, nel 1938, abbandono' il Genio Civile e si dedico' al lavoro editoriale. Nel frattempo portava avanti la traduzione dei lirici greci, che fu pubblicata nel 1942, contemporaneamente con un'altra raccolta di poesie, Ed e' subito sera. Dal 1941 e fino all'anno della morte, tenne la cattedra di Letteratura italiana presso il Conservatorio di musica "Giuseppe Verdi", sempre a Milano. Nel periodo bellico, fra mille difficolta', Quasimodo continuo' a scrivere poesie e a tradurre non solo autori classici greci e latini, ma anche Shakespeare, Molière, Neruda, e altri ancora. Altre raccolte di versi uscirono nel 1947 (Giorno dopo giorno), nel 1949 (La vita non e' sogno), nel 1954 (Il falso e vero verde), e infine nel 1966, (Dare e avere). Fra i numerosi premi, di cui fu insignito Quasimodo, si ricorda qui il Premio Nobel, nel 1959. Ricevette lauree Honoris causa dall'Universita' di Messina, nel 1960, e da quella di Oxford, nel 1967.
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