Venerdì 5 giugno 2026
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Furti nei negozi in Germania: statistiche che disorientano i negozianti

Articolo · Redazione ·
Due ricerche, due tendenze. Alla domanda se in Germania nel commercio al dettaglio si rubi più o meno di prima, le risposte sono diametralmente opposte. E se dietro ai dati allarmanti ci fosse un'azienda di sistemi di sicurezza?

I prodotti cosmetici sono ambiti, anche i rasoi e naturalmente i Cd. Quando i taccheggiatori sono all'opera, di solito rubano cose piccole, che si nascondono facilmente, possibilmente costose. In ciò gli esperti sono concordi. Invece, alla domanda sul danno causato da clienti e collaboratori disonesti, le loro valutazioni divergono alquanto. Persino sulla tendenza generale se si rubi di più o di meno.
Da un lato, c'è il "Barometro globale dei furti" -lo studio annuale del Center for Retail Research di Nottingham, sostenuto dall'azienda di sistemi di sicurezza delle merci Checkpoint System. L'indagine, apparsa il 18 ottobre, delinea un andamento preoccupante: nel commercio al minuto tedesco la sparizione di prodotti è ai massimi livelli. Mai, nell'ultimo decennio, era stato rubato così tanto, si legge. Gli autori valutano che, tra luglio 2010 e giugno 2011, il danno causato da clienti e personale infedele sia stato di 5,4 miliardi di euro. Ci sono poi gli errori amministrativi, come l'indicazione di prezzi sbagliati. Le perdite d'inventario -calcolate sul volume d'affari- sarebbero del 7,1% in più rispetto a dodici mesi prima, rileva il "barometro".
Risultati del tutto opposti quelli diffusi quest'estate dall'Istituto di ricerche commerciali EHI di Colonia, che da anni svolge studi e sondaggi sul tema della sparizione fraudolenta dei prodotti. Non solo la somma del danno che l'Istituto trasmette annualmente è inferiore di 1,5 miliardi di euro, ma anche la tendenza generale è completamente diversa. Secondo i suoi dati, il 2010 è stato il primo, da molti anni, in cui sia stato rubato di meno. Con circa il 5%, il calo è stato netto, indicava EHI a giugno. La motivazione? Clienti e collaboratori si peritano di più a far passare articoli alla cassa senza pagarli, per la paura crescente d'essere scoperti. D'altra parte, ultimamente i negozianti hanno investito molto per cautelarsi dalle ruberie. Si sono dotati di viedeocamere e di etichette di sicurezza molto sensibili, che fanno scattare l'allarme all'uscita se non sono state disattivate prima alla cassa.
Il "Barometro globale dei furti" ha un concetto diverso quando rileva che i commercianti hanno ridotto di un quinto le spese per la sicurezza delle merci rispetto al giro d'affari. E sarebbe proprio questo tipo di risparmio la causa maggiore dell'alto numero di merci sottratte, secondo Dirk Endlich, direttore del Checkpoint System in Germania.

Metodi divergenti?
Come si spiegano delle conclusioni tanto diverse? Chi non ha una buona opinione degli autori del "Barometro" afferma  che le ricerche del Checkpoint System sono sostenute da un'azienda che guadagna vendendo sistemi di sicurezza sui prodotti. Dicono che essa ha grande interesse a dimostrare ai negozianti che dovrebbero investire di più in sicurezza.
Oppure, i punti di vista differenti di Centre for Retail Recherche e di EHI hanno una causa puramente metodologica. E' possibile che i britannici abbiano semplicemente consultato negozi diversi dai ricercatori di Colonia. In ogni caso, le constatazioni del "Barometro dei furti" poggia su gambe piuttosto deboli, visto che sono state interpellate solo 36 grandi imprese commerciali, mentre EHI ha dichiarato di aver consultato circa 80 società per un fatturato complessivo di 50 miliardi di euro.

(articolo di Stefan Weber per Sueddeutsche Zeitung del 19-10-2011. Traduzione di Rosa a Marca)

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