Sabato 6 giugno 2026
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Gaza: l’Ue alla ricerca di un ruolo, non di uno strapuntino

Articolo · Redazione ·
Incapace di condizionare gli eventi seguiti all’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023, l’Unione europea è alla disperata ricerca di uno spazio per partecipare al piano di Donald Trump e trovare una soluzione al conflitto in Medio Oriente. La “guerra calda” di Gaza si è conclusa dopo due anni con la liberazione degli ultimi venti ostaggi israeliani ieri e il ritiro parziale del Forze di difesa israeliane (IDF) dalla Striscia. “La speranza inizia oggi a Sharm El-Sheikh”, ha detto il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, prima di partecipare alla cerimonia di firma dell’accordo per porre fine alla guerra a Gaza. “L’Ue sostiene pienamente i principi (del piano Trump) ed è pronta a contribuire alle prossime fasi: la governance di transizione, la sicurezza e la ricostruzione di Gaza. Non appena le condizioni lo consentiranno, amplieremo la nostra assistenza umanitaria”, ha spiegato Costa, riconoscendo che “la strada verso la pace è ancora lunga”. Se Trump non resterà impegnato, l’Ue corre un rischio: diventare il bancomat della ricostruzione di Gaza, senza riuscire a liberare i palestinesi da Hamas né spingere Israele verso la soluzione dei due Stati.

Un numero significativo di capi di Stato e di governo dell’Ue è volato ieri a Sharm El-Sheik per rivendicare di aver giocato un ruolo nella soluzione alla guerra. Friedrich Merz, Emmanuel Macron, Giorgia Meloni, Pedro Sanchez, Viktor Orban: sono gli stessi che negli ultimi mesi si erano divisi sulle sanzioni contro il governo di Benjamin Netanyahu e sul riconoscimento dello Stato di Palestina. Ursula von der Leyen non ha modificato i suoi piani – è impegnata in un viaggio nei Balcani – per partecipare. Era un evento “cerimoniale”, si è giustificata la sua portavoce, spiegando che sarebbe stato Antonio Costa a rappresentare l’Ue. Tutti hanno lodato i risultati della diplomazia di Trump e dichiarato il loro sostegno al suo piano, anche se a ben guardare alcuni di loro non sono convinti di tutti i venti punti. Il francese Macron ha insistito sul “riconoscimento del ruolo dell’Autorità palestinese come istanza legittima”, chiedendo che i palestinesi siano “al cuore della governance di Gaza”. Ma il piano Trump prevede un comitato di tecnici palestinesi ed esperti internazionali, sotto la supervisione del “Board of Peace” presieduto dal presidente americano.

Il giornalista Pierre Haski su France Inter ha spiegato che l’Egitto non vuole rimanere solo con gli Stati Uniti e Israele: “gli europei, nonostante i limiti evidenti della loro influenza, ci sono per fare in modo che il dopo guerra a Gaza rispetti alcuni principi”. La Commissione di Ursula von der Leyen e il Servizio Europeo di Azione Esterna di Kaja Kallas hanno preparato uno schema per far combaciare gli strumenti a loro disposizione con i venti punti del piano Trump. “Abbiamo un’esperienza unica per il giorno dopo a Gaza”, ha detto un portavoce del Servizio Europeo di Azione Esterna. Il termine è “toolbox”: scatola degli attrezzi. “Siamo pronti ad attivare tutti i nostri strumenti nella nostra scatola degli attrezzi per sostenere l’attuazione dell’accordo”, ha spiegato il portavoce. “Sulla soluzione dei due Stati – i punti 19 e 20 del piano (Trump) – c’è la Global Alliance for the Implementation of the two State solution”, ha ricordato il portavoce. Problema: la soluzione dei due Stati non è né la visione di Trump, né tanto meno quella del governo Netanyahu.

Il primo passo concreto dell’Ue per partecipare al futuro di Gaza sarà compiuto domani. L’Alto rappresentante Kallas, ha annunciato il ritorno della missione EUBAM al valico di Rafah, al confine tra la Striscia e l’Egitto, il cui compito sarà di permettere l’ingresso e l’uscita delle persone da Gaza con il consenso di Egitto e Israele. La missione era stata sospesa il 13 giugno del 2007, dopo la presa del potere di Hamas sulla Striscia, e riattivata solo lo scorso gennaio per appena un paio di mesi in coincidenza con un accordo di cessate il fuoco. Il punto 8 del piano di Trump prevede la riapertura del punto di passaggio di Rafah. L’Ue potrebbe anche ampliare la missione EUPOL COPS (EU Coordinating Office for Police Support) che fornisce addestramento alla polizia palestinese. L’Ue, per contro, non è in grado di inviare soldati. Sono gli Stati membri che dovrebbero contribuire a una forza internazionale. L’Italia non lo ha escluso. La Francia lo ha escluso.

E’ sul piano finanziario che l’Ue sarà probabilmente chiamata a giocare un ruolo molto significativo. “Sull’umanitario basta guardare al primo posto dell’Ue in termini di donatori per la Palestina con più di 500 milioni di euro dall’ottobre 2023 e il nuovo gruppo di donatori per la Palestina appena istituito”, ha detto il portavoce del Servizio europeo di azione esterna. “Lo stesso vale per l’assistenza finanziaria con il nostro sostegno vitale per l’Autorità palestinese con 1,6 miliardi di euro per il periodo 2025-27 per tenere l’Autorità palestinese a galla e dunque anche l’orizzonte della soluzione dei due Stati”. Infine “sulla ricostruzione - i punti 10 e 11 del piano di pace (di Trump) – ci sono gli strumenti annunciati dalla presidente nel discorso sullo Stato dell’Unione”, ha detto il portavoce. Ursula von der Leyen ha promesso il lancio di uno “strumento di ricostruzione”, senza illustrare i dettagli. Il conto rischia di essere salato per gli europei, alla luce della distruzione provocata da Israele. Soprattutto se gli Stati Uniti e i paesi arabi non staccheranno assegni.

Accontentarsi di giocare un ruolo di bancomat sarebbe inaccettabile per l’Ue. Ma è anche l’unico possibile, se non avrà una strategia chiara, coerente e unitaria di fronte al conflitto tra Israele e i palestinesi. Spingere per i due Stati sarà impossibile, se si faranno compromessi sul disarmo e la rinuncia al potere di Hamas, oppure sulle ambizioni di realizzare il Grande Israele di alcuni membri del governo di Benjamin Netanyahu. Antonio Costa ha annunciato una discussione tra i leader su “come sostenere gli sforzi in corso verso una pace giusta e duratura, fermamente ancorata nella soluzione dei due Stati, così come sulla ricostruzione di Gaza”, durante il Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre. Merz accetterà di storcere il braccio a Netanyahu, se necessario? Sanchez continuerà a chiudere gli occhi sulla reale natura di Hamas in nome della causa palestinese?

La grande differenza sulla capacità degli europei di influenzare la guerra in Ucraina e quella di Gaza sta nella condivisioni di principi e punti fermi. L’unità raggiunga sull’aggressione della Russia non si è riprodotta né sull’attacco subito da Israele il 7 ottobre 2023, né sulla guerra condotta contro Hamas a Gaza. Un test della capacità degli europei di dotarsi di una strategia sul Medio Oriente ci sarà sulla proposta di sanzioni contro il governo di Benjamin Netanyahu, così come sull’attitudine da tenere su Gaza se Hamas non procederà al disarmo e all’abbandono del potere.

La proposta di reintrodurre dazi contro Israele per violazione dei diritti umani resterà sul tavolo? I ministri estremisti Ben Gvir e Bezalel Smotrich saranno sanzionati? “Queste misure sono proposte in un contesto preciso e se il contesto cambia, questo può portare a un cambiamento della proposta. Ma non ci siamo ancora”, ha risposto ieri la portavoce della Commissione, Paula Pinho. “La proposta era stata presentata per raggiungere un cessate il fuoco. Siamo molto contenti vedere che ora abbiamo un cessate il fuoco. Vogliamo anche vedere questo piano di pace attuato”, ha aggiunto la portavoce. E cosa succederà se Hamas manterrà il controllo della Striscia? Gaza sarà nuovamente inondata da aiuti umanitari europei, mentre l’Ue chiude gli occhi di fronte ad Hamas che li sottrae alla popolazione civile per finanziarsi? “Il prossimo Consiglio affari steri offrirà un’opportunità per discutere la via da seguire”, ha detto il portavoce di Kallas. Quella di lunedì sarà solo la prima di molte discussioni per capire se l’Ue avrà avuto uno strapuntino a Sharm El-Sheik o un ruolo in Medio Oriente.

(David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm su Il Mattinale europeo del 14/10/2025)


 
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