Giochi-mostri. Mercato e pedagogia infantile
“Babbo, quando arriva la bara letto a castello?”. E' quanto mi ha chiesto, durante le feste di fine anno, mia figlia di quasi sei anni. Sul momento non ci ho fatto caso piu' di tanto, pensando fosse una qualche battuta legata al letto a castello in cui la bimba dorme a casa nostra. Ma poi ho scoperto che nella lettera che aveva scritto a Babbo Natale con la lista dei doni c'era anche questa bara... e che, non avendola ancora ricevuta dai vari Babbo Natale che le hanno portato doni presso vari parenti, si era convinta che dovesse essere il Babbo Natale del babbo (che le aveva preannunciato un proverbiale ritardo con la speranza di poterle spiegare chi in realta' fosse l'omone vestito di rosso con la barba bianca che si dice giunga sui camini con una slitta... ma per ora non ce l'ho fatta...)... il Babbo Natale del babbo, per l'appunto, a dovergliela portare. Ho annuito facendo presente a mia figlia che non ero tanto convinto che cio' sarebbe accaduto... ho visto in Rete di cosa si trattava (una bara vera e propria che pigiando un bottone si trasformava in un letto a castello per ospitare due “naturali” abitanti di un alcova funeraria, con tutti gli accessori tipici di un letto, comodino, orologio, poggiatesta, etc ), sono andato al piu' vicino mega-negozio in centro a Firenze e mi hanno risposto con un sorriso di commiserazione “e' da quel di' che e' finita, anche da prima di Natale, e per il momento non e' previsto che ritorni per problemi di produzione intasata dalle richieste”. Piu' o meno la stessa risposta ho avuto dalle decine di altri negozi che ho consultato per telefono e altrettanto risultato sui alcuni siti web di E-commerce.La bimba ha avuto un altro dono (Monopoli con bancomat) che l'ha resa felice e non fa altro che giocarci con amichette e amichetti, ma a me e' rimasto impresso il fenomeno, che ho deciso di approfondire dal punto di vista consumeristico e socio-pedagogico.
Una ha cicatrici per tutto il corpo e un'altra, tanto pelo, che deve depilarsi continuamente. Sono le Monster High, otto discendenti di mitici mostri, come Frankstein, che in questo periodo hanno minacciato il trono (non so ancora se stronato) della classica Barbie nei regali di fine anno.
Elvira Sanjurjo, direttrice margketing della Mattel, l'azienda che le fabbrica, non da' ancora i risultati delle vendite, ma fa sapere che nel mese di dicembre le vendite si sono moltiplicate per otto rispetto all'ultimo trimestre dell'anno precedente, e questo ha pesato molto sui livelli programmati di produzione per il 2012. Per capire la dimensione del fenomeno, dal quotidiano spagnolo El Pais apprendo che uno dei piu' grandi negozi di giocattoli di quel Paese, El Corte Inglès, ha fatto pubblicita' su diverse emittenti radiofoniche per far sapere che aveva in commercio solo per un giorno, e in un numero limitato di oggetti, questi balocchi mostruosi. Mentre alcune catene di negozi Usa di giocattoli, come Toys’r’us, hanno ristretto il numero di pezzi che ognuno poteva comprare, ed evitare cosi' il mercato nero che, in Internet, portava i prezzi anche al triplo del valore originale.
Ma cosa e' successo perche' le bimbe sono passate dalle valchirie Barbie con decapottabili, cavallo rosa, etc, a favore di ragazze incorsettate, senza anima e senza sangue? Le bambole sono giochi simbolici che rispecchiano i cambiamenti della societa'. I bimbi stanno nel mondo, e nell'ambito dell'evoluzione dei modelli e dei canoni di bellezza modellano i propri gusti -dice il pedagogista Andrès Paya. Questo non vuol dire che viviamo in una realta' gotica, ma che questo tipo di estetica sta prendendo piede. “Tutti i bimbi vogliono imitare gli adulti, la gente che sta loro intorno, e gli idoli, per esempio, dei fratelli maggiori, diventano altrettanto anche per loro”. Il carattere moderno e il “fashion” pesa molto nella loro popolarita'. Un sintomo, secondo Paya, della riduzione del periodo di infanzia. “I bambini sono tali sempre per meno tempo. Modelli che una volta erano per gli adolescenti, ora sono per l'infanzia. I bimbi chiedono di essere adolescenti. E chiedono bambole con meches, labbra lussureggianti e vestiti molto stretti”.
Secondo la Mattel questi giocattoli sono per un pubblico di pre-adolescenti, 11/12 anni, ma prende atto che le bimbe piu' piccole preferiscono queste bambole ai Re Magi, cosi' come i quaranta e piu' prodotti della medesima serie. E insiste sugli aspetti positivi che vengono trasmessi: “Assicurano la personalita' delle bimbe. Le cicatrici che sembrano o che sono in contrasto con la bellezza di serie insegnato a ridere di se stessi e che nessuno è perfetto. Non rappresentano modelli estetici assoluti”.
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