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Giustizia. Chi è contro i referendum è perché non vuole riformarla
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Articolo di Nicola Cariglia
20 maggio 2021 8:22
 
La questione dei referendum sulla giustizia non è cosa da prendere con leggerezza. Non può essere liquidata facendo spallucce o battute ad effetto. Per questo Pensalibero ha deciso di non mollare la presa e continua a parlarne da quando è stata resa nota la notizia che i radicali si stanno preparando a promuovere alcuni referendum e che la Lega si è dichiarata disposta ad appoggiarli.

Dalle prime reazioni, una cosa si capisce benissimo: l’importanza e la portata dirompente dell’iniziativa non è stata del tutto compresa. Forse perché i contorni ancora non sono nitidi: quanti saranno i referendum e quali nodi della giustizia andranno a prendere di mira, ancora non si sa.
Secondo quanto ha scritto Repubblica, in lista ci sarebbero l’uso del Trojan per le intercettazioni, la responsabilità civile dei giudici, la custodia cautelare, la separazione delle carriere, la legge Severino e il ruolo costituzionale del Csm. Già questo elenco, certamente incompleto, ci fa capire che il pianeta giustizia potrebbe risultarne rivoluzionato. E che, comunque, si innescherebbe un processo assai complesso, destinato a snodarsi per i prossimi anni. Perché i referendum, notoriamente abrogativi, non potrebbero sostituirsi al legislatore, cioè al parlamento. Addirittura è certo che si tratterebbe, in alcuni casi, di apportare modifiche anche alla Costituzione.

Attaccare i referendum perché li appoggia anche Salvini, o con il pretesto che “le leggi deve farle il parlamento”, è una ipocrisia al quadrato. In primo luogo, con i referendum, ciò che conta è il giudizio di tutti gli elettori, chiamati direttamente a decidere. Non ci sono patti tra i partiti. Dunque, che li appoggi anche Salvini, o il diavolo in persona, non ha alcuna rilevanza politica. E’ proprio questo il caso in cui “uno vale uno”. In secondo luogo, ammesso che l’attuale parlamento abbia tempo e voglia di legiferare in tema di giustizia, dove si potrebbe trovare una maggioranza in grado di riformarne qualche aspetto in maniera decente? Non dimentichiamo che il Conte 2 è caduto proprio sulla giustizia, ovvero perché sarebbe finito in minoranza sulla relazione del ministro Bonafede che, di conseguenza, si preferì non affrontare.

Allora, è evidente che i voti dei 5Stelle non sarebbero disponibili a modificare lo staus quo della giustizia. Dunque si svela tutta l’ipocrisia dei bacchettoni che demonizzano i referendum radicali perché appoggiati da Salvini. Infatti, proprio Salvini diventerebbe decisivo in Parlamento per riformare la giustizia, visto che non c’è da contare sui voti dei 5 Stelle. E tutti questi giochetti, le falsità, le ipocrisie, i cipigli dello scandalo dei referendum radicali sostenuti da Salvini, servono solo a nascondere la vera intenzione: non toccare la giustizia. Come accade da decenni a causa degli intrecci presenti e passati tra parte dei magistrati e parte della politica che oggi toccano i 5 Stelle ma, tuttoggi, anche in larga misura il PD.
 
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