Venerdì 5 giugno 2026
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Goldman Sachs avverte: mercati troppo compiaciuti, sembra di essere nel 2007 alle soglie della grande crisi

Articolo · Redazione ·
Gli investitori trattano le obbligazioni societarie come titoli di Stato, ignorando i rischi macroeconomici, evidenzia il report della banca d’affari Usa. Lo spread ridotto suggerisce un’eccessiva compiacenza, simile a quella pre-crisi del 2007

Immaginate di dover prestare del denaro. Da un lato c’è un’azienda privata, soggetta al rischio d’insolvenza e senza alcun controllo sulla moneta. Dall’altro, uno Stato come gli Stati Uniti, potenza globale che domina terra, mare e politica monetaria. La risposta su chi sia il debitore più affidabile appare scontata. Eppure, i mercati oggi sembrano pensarla diversamente.

Secondo un report pubblicato da Goldman Sachs il 31 luglio 2025, firmato da Lotfi Karoui, negli Stati Uniti gli investitori stanno trattando le obbligazioni corporate quasi alla pari dei titoli di Stato. Il dato che fa riflettere è lo spread tra bond societari e il Treasury, sceso a 79 punti base a livello globale, il livello più basso dal luglio 2007, poco prima dello scoppio della grande crisi finanziaria.

Spread stretti e rischio sottovalutato
Nel report intitolato Macro Credit Views: Too Tight to Chase, Goldman lancia un chiaro avvertimento: i mercati stanno mostrando segnali di compiacenza, ignorando rischi macroeconomici potenzialmente rilevanti. Secondo la banca d’affari, le valutazioni sono diventate talmente tirate da non giustificare ulteriori rincorse.

Gli investitori — scrive Karoui — sembrano disposti a guardare oltre il rallentamento della crescita, convinti che i rischi di recessione siano contenuti. Ma proprio questo atteggiamento può rivelarsi pericoloso. Lo spread così ridotto implica che il premio al rischio per detenere obbligazioni societarie rispetto ai titoli di Stato sia ormai minimo. Il mercato, sostanzialmente, sta prezzando un futuro troppo roseo per le imprese, dimenticando che esse, a differenza degli Stati, possono fallire.

Mercati tirati, azioni sui massimi 
Lo scenario delineato da Goldman è quello di mercati azionari vicini ai massimi storici (il report è del 31 luglio, ndr) e rendimenti dei bond ai minimi. Allo stesso tempo, sottolinea l’analisi,  settori come quello immobiliare negli Stati Uniti mostrano debolezze evidenti, eppure anche lì gli spread stanno tornando ai minimi dell’anno. Le valutazioni bancarie, inoltre, sono state talmente tirate da spingere Goldman a declassare il settore da “overweight” a “neutral”.

Nel comparto del credito strutturato, Goldman evidenzia segnali di disconnessione tra fondamentali e valutazioni, come nel caso degli Rmbs non-agency (titoli garantiti da mutui residenziali emessi da enti privati, quindi privi della garanzia governativa, ovvero, per intenderci, quelli che hanno causato la crisi del 2008), dove le tranche subordinate (che sono le più rischiose perché assorbono per prime le perdite in caso di default dei mutui sottostanti) mostrano spread troppo compressi rispetto alla fragilità del mercato sottostante.

Non mancano, infine, gli avvertimenti su potenziali “left tail risks”, eventi estremi sottovalutati dai mercati: un peggioramento inatteso della crescita via consumi, una Federal Reserve meno accomodante del previsto, o persino rinnovati dubbi sull’indipendenza della banca centrale, che potrebbero far esplodere i premi al rischio inflattivo.

Con riferimento a quest’ultimo punto, si ricorda che è bastata una lettura negativa sui dati relativi al mercato del lavoro Usa – che tra l’altro ha portato al licenziamento di Molly Reynolds, capo del Federal Bureau of Statistics – , verificatasi l’1 agosto 2025 (data posteriore alla pubblicazione del report di Goldman, ndr), a far scendere l’S&P500 di quasi il 2% in un giorno. Il ribasso in questione è lo specchio della fragilità (più o meno) latente che caratterizza il mercato.

Goldman: è tempo di coperture
Il messaggio finale del report è chiaro: "Too tight to chase". I mercati hanno corso troppo. Le valutazioni elevate e la percezione di rischio azzerata rendono l’attuale contesto vulnerabile a shock anche moderati. Per questo, Goldman Sachs raccomanda di mantenere coperture nei portafogli, che attualmente restano «economiche» nel comparto del credito.

Già nel comparto equity si sta assistendo a un aumento del prezzo delle opzioni put out of the money (opzioni il cui prezzo di esercizio è più basso del prezzo attuale di mercato dell’azione sottostante). Questo perché gli operatori, anche coloro che continuano ad acquistare le azioni sottostanti, stanno iniziando a coprirsi.

Per concludere senza usare troppi tecnicismi, Goldman Sachs invita alla cautela. E lo fa con un avvertimento che suona familiare a chi ricorda cosa accadde dopo il 2007. 

(Mario Olivari su Milano Finanza  del 08/08/2025)

 
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