Hezbollah e Venezuela: vent'anni di narcotraffico e riciclaggio

Per due decenni il Venezuela è stato la base operativa e finanziaria di Hezbollah in America Latina, un sistema costruito con la complicità del regime chavista e sopravvissuto fino all'arresto di Nicolás Maduro. È quanto ricostruisce Magnus Ranstorp in un'analisi pubblicata da Engelsberg Ideas, che ripercorre la storia di una macchina finanziaria alimentata da narcotraffico e riciclaggio di denaro, tollerata prima da Hugo Chávez, salito al potere nel 1999, e poi dal suo successore Maduro, arrestato lo scorso 3 gennaio dalle forze speciali statunitensi Delta Force con l'accusa di narcoterrorismo, insieme alla moglie Cilia Flores.
Secondo le autorità americane, le attività criminali di Hezbollah generano circa 300 milioni di dollari l'anno, una cifra che corrisponde a circa un terzo del bilancio complessivo dell'organizzazione, stimato tra 700 milioni e un miliardo di dollari annui. Il resto del finanziamento arriva principalmente dall'Iran, che attraverso i Guardiani della Rivoluzione sostiene da decenni il gruppo sciita libanese come suo principale proxy in Medio Oriente.
L'analisi di Ranstorp richiama le origini di questa presenza, che affondano nell'attentato all'ambasciata israeliana di Buenos Aires del 17 marzo 1992, costato la vita a 29 persone e causando oltre 200 feriti. Un tribunale argentino ha attribuito quell'attacco a Hezbollah e ai Guardiani della Rivoluzione iraniani, sotto il comando di Imad Mughniyeh, il comandante militare del gruppo ucciso in un attentato a Damasco nel 2008. Da quell'episodio si è sviluppato un radicamento più ampio nella cosiddetta Triplice Frontiera, l'area di confine tra Argentina, Brasile e Paraguay, storicamente considerata un nodo cruciale per il riciclaggio di denaro legato all'organizzazione. Al centro di quest'area si trova Ciudad del Este, città paraguaiana di circa 320.000 abitanti che da sola genera circa il 60% del prodotto interno lordo del Paraguay, un'economia in larga parte informale e opaca che ha favorito per anni i traffici illeciti.
Ma è in Venezuela che, secondo la ricostruzione, Hezbollah ha costruito la sua infrastruttura più solida. A partire dal 2002-2003, il governo di Chávez avrebbe permesso all'organizzazione di stabilire campi di addestramento sull'Isola di Margarita, meta turistica caraibica al largo della costa nordorientale venezuelana, dove nel tempo si è consolidata una comunità di circa 13.000 residenti di origine mediorientale. L'ex funzionario del Tesoro statunitense Marshall Billingslea, che ha seguito da vicino il dossier sul finanziamento del terrorismo, ha spiegato che sull'isola l'organizzazione riciclava denaro, contrabbandava alcolici, prodotti elettronici e oro, e falsificava documenti d'identità venezuelani per facilitare gli spostamenti dei propri operativi in tutta l'America Latina. Una ricostruzione confermata anche da Matthew Levitt, esperto di finanziamento del terrorismo del Washington Institute, che ha documentato negli anni la rete di società di comodo e canali di riciclaggio riconducibili al gruppo e ai suoi affiliati in territorio venezuelano.
Il quadro delineato da Ranstorp mostra come la connivenza del regime di Caracas, protrattasi sotto due presidenze, abbia trasformato il Venezuela in uno snodo strategico per un'organizzazione che, pur restando finanziariamente dipendente da Teheran, ha saputo diversificare le proprie fonti di reddito sfruttando la debolezza istituzionale e la corruzione diffusa nel Paese sudamericano.